Gian Butturini ai confini del mondo e dell'umanità

Ai confini del mondo e dell'umanità con la retrospettiva di Gian Butturini, dalla Londra del 1969 al Photofestival 2017 di Milano

Nel 1969 Judy Garland moriva di overdose nella sua casa di Londra, Brian Jones annegava in piscina, John Lennon sposava Yoko Ono e restituiva alla Regina Elisabetta la MBE (la medaglia che lo rende Membro dell'Impero Britannico) ricevuta come membro dei Beatles, «in segno di protesta contro il coinvolgimento bellico del Regno Unito nella cosa Nigeria-Biafra, contro il nostro supporto d’America e contro la bassa posizione del mio singolo Cold Turkey», mentre la capitale inglese respirava la fine della 'Swinging Sixties' e dell'innocenza perduta finita nell'obiettivo del 34enne Gian Butturini, giunto dall'Italia per montare la struttura di un padiglione espositivo londinese.

"Mi ero occupato di grafica e design fin dal 1956. Allora erano tempi di boheme, all'Accademia di Brera e si passavano interminabili serate al Jamaica, magari in compagnia di Manzoni, Birolli, Fontana e Salodini, che tenevano banco con le loro inquietudini esistenziali.
Il plastico faceva bella mostra di sè, sul tavolo della sala riunioni di Mr. Talbot, il manager inglese di Beloit Italia. Era piaciuto il progetto architettonico: quattro parallelepipedi di diversa altezza formavano una grande scultura, che avrebbe rotto la monotonia del padiglione espositivo alla Interplast di Londra.
"Il progetto mi ha convinto - attaccò Mr. Talbot - e pertanto si ritenga impegnato per tutto il mese di giugno! Partirà per Londra per dirigere il montaggio della struttura; sono sicuro che farà un buon lavoro" Gian Butturini

La scoperta della passione per la fotografia, per Butturini coincide con l'autoproduzione di "London by Gian Butturini" e delle 108 pagine di "Appunti fotografici di un uomo della strada che fotografa uomini della strada", dense di foto in bianco e nero che decostruiscono i cliché della cultura pop per mostrare l'altra faccia del glamour, accompagnate da una citazione di Robert Capa, testo dello stesso Buttini e di Luciano Mondini, insieme ad una poesia di Allen Ginsberg.


"Camminavo nella notte per le strade deserte di Richmond senza un perché, dopo aver sperimentato la cucina dell'hotel, tipicamente inglese, fish & chips, un piatto che si trova ovunque e che suggerisce i rigori dell'ultima guerra mondiale.
La metropolitana londinese è un grande palcoscenico. La vita, la morte, l'amore si rincorrono per i tubes che portano alle stazioni, dove ad ogni arrivo di treno, c'è un ricambio di situazioni.
A Earls Court mi attrasse la figura imponente di un "Gesù nel tempio", con la tunica bianca e i capelli biondi sulle spalle, che scendeva dalla scalinata di ferro con aria solenne." Gian Butturini

Le immagini talvolta sgranate e contrastate, come le contraddizioni innescate da ogni cambiamento e da quello che travolge l'umanità emarginata da droga e povertà, il lavoro di post produzione rigorosamente manuale e il segno grafico che caratterizzerà la produzione di quaranta fotolibri, insieme a reportage, documentari e film, rendono il primo libro di Butturini un cult introvabile da tempo che Damiani editore ripubblica nel 2017, a cura del fotografo Magnum e collezionista Martin Parr che ha rilanciato il valore di 'London by', affiancandone gli scatti a quelli di fotografi di fama internazionale, del calibro di Henri Cartier-Bresson, Bruce Gilden e Garry Winogrand, come unico italiano tra i 22 che animano la collettiva "Strange and Familiar: Britain as revealed by international photographers", allestita al Barbican Centre di Londra nel 2016 e alla Manchester Art Gallery, fino al prossimo 29 maggio.

Nella Milano che si prepara ad accogliere sguardi e stimoli del Photofestival 2017 e della prima edizione di PhotoWeek, la Fondazione Stelline conferma la sua attenzione per la grande fotografia internazionale, dedicando una retrospettiva alla Londra di Gian Butturini e tutti i reportage che l'hanno seguita, spingendosi ai confini del mondo e dell'umanità.

Gian Butturini. People and Borders, a cura di Alessandra Klimciuk, porta in mostra più di 60 opere, comprese 18 vintage print inedite e firmate, pronte a ripercorrere il lungo viaggio compiuto dal fotografo, cronista, autore e regista, dalla Londra del 1969 al conflitto in Irlanda del Nord, nella ex Jugoslavia, in Etiopia e nel Sahara occidentale, insieme al Cile di Allende e Pinochet, la Cuba di Fidel Castro e il Portogallo dopo la rivoluzione dei Garofani, gli scioperi dei metalmeccanici e dei minatori inglesi, insieme alla rivoluzione della psichiatria di Franco Basaglia.

L'esposizione realizzata dalla Fondazione Stelline con la collaborazione dell’Associazione Gian Butturini, il prezioso contributo di Heillandi Gallery di Lugano, il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, segna comunque solo l'inizio di un viaggio di scoperta della sconfinata produzione lasciata da Gian Butturini.

Un post condiviso da Heillandi Gallery (@heillandigallery) in data:


Ph: Belfast, Ragazzo Tra le macerie del 1971, stampa d'epoca

Gian Butturini: note biografiche


Gian Butturini nasce a Brescia nel 1935 e inizia la sua attività come grafico entrando a far parte, negli anni ’60, dell’Art Director Club a Milano, dove gli vengono attribuiti molti premi, prima al Palazzo Reale, poi a Pallanza, Gardone Riviera, Toronto, Ontarlum Museo, Varsavia, Parigi, Germania.

Nel 1968 collabora con il teatro S.Marco, mettendo in scena opere di Pirandello, Plauto, Betti, mrozek.

Nel 1970 fotografa a Londra gli Hippie dell’underground. Da questo reportage uscirà un libro di grande successo, “London by Gian Butturini”.

Alla galleria “il Diaframma” di Milano viene presentata una sua antologica.

Nel 1972 è inviato speciale della rivista “Skema” a Belfast, dove documenta la repressione inglese. Mentre fotografa uno scontro viene arrestato dai paracadutisti inglesi. Scatta anche delle immagini di un commando dell’IRA.

Dopo un soggiorno a Cuba nel 1971-73, pubblica uno dei primi libri su quella realtà: “Cuba 26 Luglio”.

Fotografa Fidel Castro mentre premia gli eroi del lavoro vicino al padre di Ernesto Guevara.

Nel 1973, al termine di un viaggio attraverso il Brasile e il Perù, incontra alla Moneda a Santiago del Cile Salvador Allende, dopo aver vissuto con i minatori dei rame di Quiquicamata e i pittori muralisti della Brigata Ramona Parra. Con Guido Vicario, inviato dell’”Unità”, è coinvolto negli scontri dei giorni dei Tankaso, preludio al golpe di Pinochet; pubblica poi un libro, “Cile venceremos”, dove insieme alle immagini del Cile appaiono quelle del degrado delle favelas di Rio de Janeiro con i meninos da rua.

Nel 1974 alla Biennale di Venezia le immagini del Cile sono esposte lungo le calli della città: come esponente di Italia-Cile, Butturini accoglie a Roma il complesso degli Intillimani, esuli da quel paese dopo il golpe.

Nello stesso anno è invitato dal governo della RDT-Germania Est, a produrre un reportage su quella realtà. Uscirà un libro, “RDT per una nuova epoca”.

Dal 1974 al 1976 lavora con l’équipe di Franco Basaglia documentando le fasi più importanti della rivoluzione psichiatrica che porterà alla chiusura dei manicomi. Pubblica il libro “Tu interni….io libero”.

Nel 1975 riceve il I° premio d’oro per il mediometraggio “Crimini di pace”, sulle morti bianche nei cantieri, alla mostra del cinema di Mosca.

Invitato alla Biennale del cinema di Venezia, tiene una proiezione-dibattito in Campo S.Margerita. Le musiche del film sono di Luigi Nono, al quale lo legava una grande amicizia.Conosce il regista Akiro Kurosawa.

Nel 1976, insieme agli operai di una fabbrica metalmeccanica occupata a Brescia, gira il film “Omac…Un minuto in più del padrone”, vivendo per più di un anno con i lavoratori. Il film viene premiato al Festival del documentario di Lipsia.

Nel 1980 riceve il premio della giuria Internazionale presieduta da Elio Petri al festival di S.Sebastian, con il film “Il mondo degli ultimi”, sulle lotte contadine degli anni ’50 in Italia, interpretato da Lino Capolicchio. Il film, in seguito acquisito da Rai tre, viene presentato su invito di Gian Luigi Rondi anche agli “Incontri di Sorrento”, ricevendo i complimenti dei registi Lattuada e Comencini.

E’ poi proiettato al festival di “Figueira da Fox”, in Portogallo, e al Festival di Lecce “Cinema a mezzogiorno”, dove Butturini stringe una profonda amicizia con il regista De Santis che assiste alla proiezione.

Butturini realizza poi il mediometraggio “Bologna ore 10,15 strage”, dapprima richiesto alla Biennale di Venezia ma in seguito non proiettato per motivi politici; alla protesta dell’autore aderisce il regista greco Angelopoulos.

Sempre nel 1980, è direttore della galleria dell’immagine di Rimini e fonda l’archivio fotografico del Comune. Presenta a Enrico Berlinguer la mostra di Franco Pinna. E’docente dei corsi di fotografia. Coordina un’équipe di fotografi: Uliano Lucas, Mario Dondero, Carla Cerati, Maurizio Buscarino, al teatro di piazza di S.Arcangelo in Romagna.

Nel 1983 fa parte della delegazione Italiana dei cineasti al Festival del cinema di Mosca, con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Cinzia Torrini, Franco Mingozzi.

Il film “Il mondo degli ultimi” viene proiettato al museo del cinema di Mosca; in questa occasione Butturini conosce il regista Tarkowsky.

Nello stesso anno, dopo un soggiorno nel Sahara Occidentale, è invitato dalla Repubblica Democratica Saharawi a documentare la guerra contro il Marocco. Qui, dopo un lungo combattimento della sua scorta armata, sfugge all’accerchiamento di un battaglione marocchino fino a Tifariti, conquistata dalle truppe Saharawi. Verrà pubblicato dalla fondazione Lelio Basso il libro “Nel Sahara una Repubblica di pace”.

Nel 1984 è inviato in Inghilterra per documentare a Sheffield gli scioperi dei minatori inglesi per impedire alla Thatcher di chiudere le miniere.

Nel 1987 ritorna in Cile, al seguito di Papa Giovanni Paolo II, documentando la contestata visita nel paese del Presidente Pinochet.

Nel 1990, l’istituto Italiano di Cultura presenta a Stoccarda la mostra antologica “Quei mitici anni ‘70”, ed è prodotto dal Free Block di Milano un cd rom con immagini della mostra. La stessa mostra viene presentata al Museo Ken Damy di Brescia con il patrocinio del Comune e della Provincia.

Nel 1991 pubblica “C’era una volta il muro” sulla caduta del muro di Berlino (Tranchida editore).

A fasi alterne, dal 1991 al 1993 è presente e documenta la guerra Croazia-Serbia sulle alture di Zara. In Bosnia fa parte poi di una carovana umanitaria che porta una sala operatoria a Bugoino.

Nel 1993 dirige un mediometraggio sullo scultore Umberto Mastroianni con la partecipazione di Marcello Mastroianni.

Nel 1994 al cinema Crociera di Brescia il Comune di Brescia promuove una serata di “omaggio all’autore”: alla presenza di un folto pubblico si proietta il film “Il mondo degli ultimi”.

Nel 1998 è nel Chiapas come membro della Commissione Internazionale per i Diritti umani degli Indios; pubblica poi il reportage “Il sogno del Chiapas”.

Nel 1999 per la Provincia di Mantova dirige il mediometraggio “C’era una volta l’ospedale psichiatrico” che si accompagna a un libro. Alcune scene del suo documentario “Bologna ore 10,15 strage” appaiono nella puntata televisiva del programma di Sergio Zavoli “C’era una volta la Repubblica”. Nello stesso anno espone in una collettiva a Trieste, “Trieste dei manicomi”. A Brescia per il comune espone la mostra fotografica “C’era una volta l’ospedale psichiatrico”.

Nel 2000 collabora con una equipe di Rai Educational per la puntata dedicata a Brescia del programma “La storia siamo noi”.

Ritorna a Cuba dove, alla Fototeca Nazionale, espone una personale, “Mistica degli anni ‘70”, dal reportage realizzato in quell’occasione nascerà un libro.

Il 6 Ottobre del 2001 al Parco Nord di Milano viene esposta la mostra fotografica “Cuba Porque te Quiero".

Nel Novembre del 2001 fa un reportage in Eritrea dopo la sanguinosa guerra contro l’Etiopia.

Nel 2002 realizza un reportage nell’india di Vindravan dal quale verrà poi pubblicato un libro.

Nel 2003, nel museo civico di Gorizia, viene presentata la mostra “C’era una volta l’ospedale psichiatrico” sull’esperienza di Basaglia a Trieste.

Nel 2004 nelle sale di Palazzo Bonoris a Brescia, viene presentata la mostra “Pietra su Pietra” sulle cave di marmo di Botticino e contemporaneamente viene presentato il libro fotografico.

Nel comune di Cesano Boscone viene presentata la mostra “l’india di Vindravan” che verrà presentata anche nel comune di S.Donato Milanese.

Nello stesso anno realizza un reportage fotografico a Calcutta, negli ospedali di Madre Teresa.

Nel 2005 è docente al corso di fotogiornalismo all’accademia di belle arti “L.A.B.A.” di Brescia.

Al centro culturale Baratta di Mantova viene presentata la mostra “Le donne di Vindravan”, la stessa verrà poi presentata a Ghedi (BS), nell’auditorium dell’Agro Bresciano.

Al centro Feltrinelli di Napoli viene presentata la mostra “C’era una volta l’ospedale psichiatrico”, la stessa verrà poi presentata al Liceo Scientifico di Rovato (BS).

Nell’estate del 2005 realizza un reportage in Venezuela dove, a Maracaibo, fotografa la vita degli abitanti delle palafitte accerchiati dall’inquinamento di una petroliera naufragata nel mare.

Partecipa alla collettiva fotografica “L’acqua nel mondo” a cura del museo Ken Damy.

Sempre nel 2005, nel mese di Novembre a palazzo Magnani del comune di Reggio Emilia, partecipa alla grande mostra sulla nuova psichiatria con i fotografi Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Carla Cerati, Ferdinando Scianna e Depardom.

Nell’Estate del 2006 torna a Trieste, chiamato da Peppe Dall’Acqua e Mario Reali per documentare il lavoro del Centro di salute Mentale a più di 30 anni dalla morte di Franco Basaglia. Il suo ultimo reportage.

Gian Butturini muore il 29 Settembre 2006.

Il suo archivio è stato portato avanti dai figli Marta e Tiziano, che hanno realizzato l’Associazione Gian Butturini per divulgare l’immenso lavoro fatto dal fotografo scomparso, interessato solo a documentare gi avvenimenti storici, i paesi, i popoli.

Dopo la sua scomparsa ci sono state molte iniziative, tra quelle di più ampia risonanza, la presenza delle sue foto, tratte dal reportage “London by Gian Butturini”, nella mostra "Strange and Familiar: Britain as revealed by international photographers", al Barbican Centre di Londra, curata dal fotografo e collezionista Martin Parr nel 2016. Oltre a lui, unico Italiano, erano presenti gli scatti di altri 22 grandi fotografi tra cui Henri Cartier-Bresson, Tina Barney e Bruce Gilden.

In occasione dei dieci anni dalla sua morte viene pubblicato nel 2016 il libro “Daiquiri 2.0 Racconti e Fotografie di Reportage” (Mimesis Edizioni).

Tra i quaranta i libri fotografici pubblicati da Butturini, “London by Gian Butturini” (1970), da anni introvabile, viene ripubblicato nel 2017 da Damiani editore a cura di Martin Parr.

Gian Butturini
People and Borders

13 aprile - 11 giugno 2017
Fondazione Stelline
C.so Magenta, 61
Milano

Foto | Gian Butturini - People and Borders
Via | Studio BonnePresse

  • shares
  • Mail