"Under Fire" il documentario che ha scioccato Perpignan


"Under Fire". Già il titolo lascia davvero poco all'immaginazione. E il documentario che segue non è da meno. Si tratta di un film piuttosto duro, ispirato al lavoro del Dottor Anthony Feinstein, lo psichiatra che si è concentrato sull'analisi diretta dell'esperienza di alcuni tra i più conosciuti reporter e fotoreporter impegnati su scenari di guerra. Attraverso i loro traumi, i ricordi e le ricostruzioni a-posteriori, il lungometraggio aggira la patina mitica che avvolge tale professione, per mostrare i risvolti meno piacevoli della vicenda.

Costruito a partire dalle testimonianze dei protagonisti, non esita a mostrare scene di una crudezza inaspettata e a soffermarsi su aspetti molto duri che caratterizzano il mestiere e, di conseguenza, l'esistenza di coloro che lo esercitano a dispetto delle pesanti conseguenze. Nessun argomento sembra meritare censura. A partire da tale assunto sono molte le "tematiche scomode" affrontate nella narrazione. Dalle depressione alle varie dipendenze psicologiche e non (come quella da adrenalina, chiamata dagli stessi membri delle forze armate coinvolte, "droga da combattimento"), la caduta nell'abisso dell'alcol, degli stupefacenti, dei medicinali e dei sonniferi, le turbe del sonno e tutti i sintomi della PTSD, la sindrome da shock post traumatico che fino a qualche anno fa era considerata un vero e proprio argomento tabù.

Proiettato recentemente nell'ambito del Festival Internazionale di Fotogiornalismo di Perpignan, non ha certo lasciato gli spettatori indifferenti, come si può facilmente immaginare dall'introduzione:

Solo 2 giornalisti sono stati uccisi nel corso della prima guerra mondiale, il conflitto in Iraq ne ha già stesi 120. La recente rivolta libica ha già causato la morte di 4, e il conflitto globale e sembra destinato a continuare ancora...

Via | expo-photo.blog.lemonde.fr

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