Gian Paolo Barbieri. In viaggio

Gian Paolo Barbieri in viaggio con la Milano Photoweek, oltre i confini tra reportage e servizio di moda, folclore e costume

Approfittando delle molteplici visioni e prospettive richiamate a Milano dalla prima edizione della Photoweek, in concomitanza con la tre giorni del WIDE PHOTO FEST 17 in Piazza Gae Aulenti e la 12ª edizione del Photofestival che va avanti fino al prossimo 20 giugno, la 29 ARTS IN PROGRESS Gallery torna ad ospitare lo sguardo acuto, la mente aperta e il cuore sensibile di Gian Paolo Barbieri, per un viaggio pronto a spingersi ai confini tra reportage e servizio di moda, vero e falso, folclore e 'costume'.

Un viaggio esotico e accattivante, con uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, capace di cogliere la teatralità dell'esistenza, l'armonia delle contraddizioni e sfumature glamour, anche nella fotografia etnografica di paradisi tropicali.

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La selezione di trenta opere fotografiche, che comprendono polaroid e stampe vintage ai sali d'argento, scattate da Gian Paolo Barbieri a partire dagli anni Ottanta, nel corso dei suoi viaggi nei paradisi tropicali di Tahiti, Madagascar, Seychelles e Polinesia, restano in mostra fino al prossimo luglio, con la sabbia sulla pelle e l'acqua che scorre in altre latitudini, a beneficio di quanti bramano fuggire dalla capitale meneghina, se non altro con la fantasia.

Gian Paolo Barbieri: note biografiche


Gian Paolo Barbieri nasce nel 1938 in via Mazzini, nel centro di Milano, in una famiglia di grossisti di tessuti. Proprio nel grande magazzino di tessuti di suo padre acquisisce delle competenze che gli saranno utili nel suo fare fotografia di moda. Come per altri grandi, Armani per esempio, è il teatro a esercitare un potente fascino sulla fantasia, tanto da farlo iscrivere alla scuola di recitazione del Teatro Filodrammatici, tra il 1956 e il 1957. In seguito gli viene affidata una piccola parte non parlata in ”Medea” di Luchino Visconti con Sarah Ferrati e Memo Benassi.

Il cinema americano degli anni ’50 costituisce una base importante per lui: i drammi di Tennessee Williams o attori come James Dean, Marlon Brando o ancora Lana Turner e Ava Gardner, donne bellissime illuminate da una luce tutta particolare che le rendeva ancora più affascinanti.

Il cinema gli da il senso del movimento e l’occasione di portare la moda italiana in esterno, dandole un’anima diversa.

Ha l’occasione di andare a Roma, in puro clima “dolce vita”, dove per mantenersi fotografa le starlette emergenti, ma non per molto.

Si trasferisce a Parigi dove incontra il fotografo di “Harper’s Bazaar” Tom Kublin a cui fa da assistente per un periodo breve ma intenso.

Nel 1964 apre uno studio a Milano e comincia a lavorare nella moda, facendo campionari. Riesce a farsi pubblicare dei servizi fotografici, su “Novità”, la rivista che in seguito, nel 1966, diventerà “Vogue Italia”. Da questo momento comincia a collaborare con la Condé Nast, pubblicando anche su “Vogue Paris” dal 1973.

Nel 1968 vince il Premio Biancamano come migliore fotografo italiano e il settimanale “Stern” lo inserisce tra i quattordici migliori fotografi di moda nel panorama internazionale.

Realizza campagne pubblicitarie per marchi importanti come: Elizabeth Arden, Chanel, Dolce & Gabbana, Mikimoto e tanti altri, in cui riesce a trasformare ciò che ritrae in immagini ideali, con richiami continui al cinema anni Trenta e Quaranta.

Fondamentale tappa del suo iter è l’esperienza con Vogue Italia e con i più grandi stilisti come Valentino, Versace, Ferré, Armani di cui ha interpretato le creazioni negli anni ’80, in cui il prêt-à-porter italiano e il Made in Italy conquistano il mondo.

Negli anni ’90 compie diversi viaggi in paradisi tropicali come Tahiti, Madagascar, Seychelles e Polinesia, da cui nascono dei meravigliosi libri fotografici in cui racconta luoghi e realtà lontane con il suo impeccabile gusto. Nonostante le foto siano in esterno e siano spesso immediate o fugaci, sono così “perfette” da sembrare fatte in studio, riesce a unire la spontaneità di quella gente e di quei luoghi a un’eleganza e uno stile che lo contraddistinguono sempre. È riuscito a intrecciare la spontaneità della fotografia etnografica al glamour della fotografia di moda. Queste foto sono state scelte da David Bailey per essere esposte all’interno del Victoria and Albert Museum di Londra e nel Kunsforum di Vienna, considerate, a tutti gli effetti, opere d’arte.

Gian Paolo Barbieri. In viaggio
7 giugno – 14 luglio 2017
Milano PhotoWeek 2017
29 ARTS IN PROGRESS Gallery
via San Vittore, 13
Milano

Foto | Gian Paolo Barbieri. In viaggio
Via | 29 ARTS IN PROGRESS Gallery

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