Mostre fotografiche per il 3° weekend di giugno

Aspettando il terzo fine settimana di giugno 2017 con le migliori proposte fotografiche, fresche di inaugurazione

Il weekend si avvicina le mostre fotografiche inaugurate durante questa settimana, torna ad offrici una ricca selezione di visioni urbane da festival e paesaggio Europeo di Basilico, laboratori irregolari alla Antonio Biasiucci, questioni di Famiglie, musicalità e Uncensored Books, in viaggio dal Mediterraneo all'Artico, fino in fondo alla foresta, Mille chilometri a nord di Mosca.

Milano ritratti di fabbriche 35 anni dopo

Nell’ambito della Milano Arch Week (12-18 giugno), l’Ordine Architetti Milano ospiterà la mostra Milano ritratti di fabbriche 35 anni dopo: un reportage fotografico contemporaneo di Giuseppe Corbetta, in collaborazione con lo Studio Gabriele Basilico, sullo stato attuale degli oltre 200 edifici industriali ritratti dal grande artista milanese a fine anni Settanta.
Ne nasce un racconto - ritmato da mappe e brevi descrizioni - sulle trasformazioni di Milano degli ultimi decenni, che alterna le immagini del grande artista milanese con gli scatti contemporanei di G. Corbetta degli stessi luoghi, dalle identiche angolature, con la medesima illuminazione, documentandone lo stato odierno fatto di clamorose metamorfosi, discreti mutamenti, intervenute demolizioni o stato di abbandono.

12 giugno - 8 luglio 2017
Inaugurazione: lunedì 12 giugno 2017, ore 19.00
Milano Arch Week (12-18 giugno)
Ordine Architetti Milano
via Solferino, 17-19
Milano

Thomas Tozzi. City Europe


A cura di Gaia Bobò e Dario Coletti
 
Il progetto fotografico “City Europe” prende le mosse dal romanzo di Italo Calvino Le città invisibili (1972), nel quale la città di Cloe è lo scenario di un’umanità distaccata e sfuggente, dove l’interazione umana sembra essere preclusa.
Le ambientazioni di Thomas Tozzi esulano dalle leggi del tempo e dello spazio, in una condizione comune alle città contemporanee che, anche se distanti migliaia di chilometri, condividono geometrie ed alchimie e dove l’unica variabile, che in questo caso è una costante, è la figura umana. Gli individui, soli o immersi nella folla, emergono dall’oscurità e l’occhio del fotografo si intreccia con questa moltitudine di sguardi con un’attitudine non solo contemplativa ma anche fortemente critica. Un’indagine visiva che esplora la condizione di solitudine e di alienazione propria di ogni uomo, per scoprire che in fondo siamo tutti affetti dallo stesso male.
 
L’Europa diventa così una città unica: Roma, Budapest, Parigi, Madrid, Bruxelles, Londra, Amsterdam, Lisbona, Berlino, Varsavia, Praga, Bucarest, Sofia, Vienna, Bratislava, Vilnius, Riga, Tallinn, Copenaghen, Stoccolma, Helsinki, Lubiana, Zagabria, Dublino e Atene, le capitali incluse nel progetto, confluiscono in un unico luogo, antico e contemporaneo allo stesso momento: una Città Europa. Le fotografie che ne risultano non solo esistono come entità singole, ma assumono un senso ulteriore dialogando tra loro e, come se una completasse l’altra, creano leggeri e raffinati disegni che sottolineano l’intrinseco e talvolta impercettibile legame che unisce le diverse città.
I protagonisti di queste immagini non ricorderanno quei momenti, avranno dimenticato di essere passati in quel luogo, ma c’è qualcuno che è riuscito a catturare la struggente poesia, la bellezza infinitesimale di quei loro attimi. E la cosa più bella è che questi uomini non lo sapranno mai.
BIO
Thomas Tozzi 
Studia presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata a Roma dove si diploma nel 2012. Terminati gli studi avvia un progetto web, insieme ad altri ragazzi, per la valorizzazione della propria terra, il Molise. Decide di portare avanti il lavoro fotografico “City Europe” iniziato in accademia. Attraversa in solitaria 25 paesi dell’Unione Europea. Proprio questo stretto contatto con persone di religioni, razze, lingue e culture differenti lo portano a crescere, sia da un punto di vista umano, sia professionale. Apre, insieme ai fratelli, uno studio fotografico. Vive e lavora a Casacalenda.

Orario visite
lunedì - venerdì, ore 10.00-13.00 / 14.00-18.00
Ingresso libero

13-20 giugno 2017
Inaugurazione: martedì 13 giugno 2017, ore 19.00
Fotoleggendo 2017
ISFCI - Istituto Superiore di Fotografia
Via degli Ausoni, 1
Roma

Simone Bramante. Arctic Sea Level

Il 13 Giugno 2017 alle 18.30, alla Leica Galerie di Milano, si inaugura la mostra Arctic Sea Level di Simone Bramante, meglio noto come Brahmino, suo nome d’arte su Instagram dove ormai conta quasi un milione di follower.

Durante l’estate 2016, nel mese di Agosto, Simone è stato invitato a partecipare ad una spedizione chiamata “The Generation Arctic” nell’Artide Canadese da Chris Handfield, astronauta Canadese, il primo del suo paese a farsi strada nello spazio.
Il viaggio è stato fatto su un rompighiaccio di origine russa, completato nel 1981 e chiamato Kapitan Khalebnikov, il primo a circumnavigare l’Antartide negli anni ’90 con passeggeri a bordo.
Ci sono stati altri invitati per questo viaggio: musicisti, scrittori, produttori, giornalisti e scienziati, per un totale di otto persone, tutte pronte ad offrire la propria e personale prospettiva, e dare la possibilità al proprio pubblico di venire a contatto con una parte del mondo raramente esplorata.
Così ha fatto anche Simone, facendoci esplorare questi posti attraverso le proprie fotografie e la incredibilmente straordinaria palette di colori che la sua Leica SL è stata capace di restituirgli, dove il più profondo dei blu incontra il più puro dei bianchi, mentre i toni della terra continuano a tendere l’agguato alle temperature più fredde, alle quali i corpi dei viaggiatori si devono abituare.
Ogni giorno venivano organizzate escursioni con gommoni ed elicotteri così da poter ammirare da vicino e dall’alto la bellezza dei fiordi distendersi sulla costa. Durante la prima parte del viaggio è stata esplorata la parte costiera delle località occidentali della Groenlandia, da cui poi sono stati esplorati importanti siti archeologici, dove il gruppo ha passato profondi momenti di riflessione e ne ha approfittato per ricaricare le batterie. Le ultime due escursioni sono senz’altro state le più indimenticabili: desolazione pura. Nient’altro che neve e ghiaccio ovunque, è stato questo il momento in cui hanno visto il Kangia, fiordo ghiacciato presso Lulissat, dichiarato Patrimonio dell’Unesco nel 2004, affetto da uno scioglimento in rapido aumento con il passare degli anni. Un fenomeno che ha impressionato Simone, facendolo riflettere su quanto sia difficile percepire il cambiamento climatico dall’altra parte del mondo.
Un aspetto che Simone ha ben colto nei propri scatti sono le forme naturali, dalle quali l’uomo è ben lontano. La vita umana è quasi completamente assente, e per questo ogni qual volta veniva avvistato qualcosa di umano è come vedere un ghiacciaio nel bel mezzo di una città.
Innumerevoli i momenti capaci di mozzare il fiato: uno di questi è stato l’incontro con l’orso polare bianco, capace di far brillare gli occhi dei viaggiatori.
Il viaggio è stato anche un momento di condivisione; essere completamente disconnessi dal mondo tecnologico occidentale ha permesso di vivere con tempi diversi, di ritrovarsi insieme al bar a bere vodka e cantare, anche con l’equipaggio russo della nave (e avere così modo di entrare in sala motori...). Ha permesso a ognuno di realizzare qualcosa di vero e concreto: Danny Michel, musicista canadese, durante questa esperienza ha scritto e in parte composto un album, che ha poi deciso di chiamare con il nome del rompighiaccio – Khalebnikov. Allo stesso modo Joey Fameli, produttore cinematografico basato a Los Angeles e San Francisco, ha realizzato un bellissimo cortometraggio sull’esperienza vissuta (Tested Arctic – A short film) nel quale riflette sul momento del ritorno, quando - riprendendo in mano il telefono - inizia a ricevere e-mail e messaggi, e comprende il valore dei momenti appena vissuti. E queste foto, ciò che di questa esperienza ha portato a casa Brahmino, ciò che i suoi occhi hanno colto, ciò che il suo cuore ha sentito, ciò che la sua Leica ha fermato nel tempo e nello spazio.

Simone Bramante: uomo, papà, fotografo.
Nato a Siracusa nel 1978, Simone cresce nei pressi di Finale Emilia, frequenta l’Università di Lettere a Bologna, dopodiché trascorre alcuni anni lavorando in agenzie di advertising e comunicazione.
Ad introdurlo nel mondo della fotografia è una vecchia macchina a pellicola: si innamora della sensazione della grana, rigorosamente in bianco e nero.
Ma quasi subito le cose cambiano, e i colori esplodono nella vita di Brahmino, il suo nome d’arte, così come esplode la sua carriera: al momento sta lavorando in sei continenti, riportando le sue esperienze alimentando il suo racconto Storytelling su Instagram, dove è uno dei fotografi più apprezzati a livello mondiale. È co-founder del progetto What Italy Is, un viaggio nella cultura del paese, nella sua storia e nelle sue meraviglie. Ha pubblicato su testate quali Forbes, Chicago Tribune, Huffington Post, Buzzfeed, NBC e collabora con importanti e selezionati clienti nel mondo, fra i quali Christian Dior, Santoni, Barilla, Volvo, Maserati.

13 giugno 2017
Inaugurazione: martedì 13 giugno alle 18.30
Leica Store Milano
Via Giuseppe Mengoni, 4
Milano

Un post condiviso da Simone Bramante (@simone.bramante) in data: 25 Apr 2017 alle ore 03:17 PDT

Laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci – Epifanie

LAB/per un laboratorio irregolare è un progetto di Antonio Biasiucci che nasce nel 2012 per rispondere all'esigenza di creare un percorso per giovani artisti, completamente gratuito, in cui trasmettere un metodo di costante approfondimento e critica del proprio lavoro. Dopo l'esperienza della prima edizione del “laboratorio irregolare”, il progetto è proseguito intorno a un tavolo, nello studio di Biasiucci, per oltre due anni, in cui si sono incontrati i giovani artisti e il fotografo per raccogliere, condividere e sviluppare i loro lavori

Scrive Antonio Biasiucci: “oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare buona fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venti anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro”. Il progetto applica dunque i metodi teatrali di Antonio Neiwiller alla fotografia. Non si tratta di una scuola in senso stretto, ma di un percorso dove l'azione didattica diventa un'azione di esistenza e dove la formazione non è fine a sé stessa ma diviene: “lo stimolo a solleticare corde interne del pensiero e dell'emozione, affinché diventino delle epifanie pure e scarnificate” (Leo de Berardinis).

“Come l’azione dell’attore sul palcoscenico – spiega Giovanni Fiorentino, che presenta nel catalogo i principi e l’azione del Laboratorio – è ridotta all’essenza, così nel laboratorio irregolare il viaggio di formazione porta il fotografo a mirare all’interno di sé, ricercando una performance profonda, elaborata per sottrazione, che trasformi l’oggetto della ricerca stessa in soggetto dalla dimensione universale. Biasiucci ha messo intorno al tavolo otto esperienze di vita, e di fotografia, eterogenee, selezionandole tra più di cento di proposte per competenze e qualità della ricerca. Intorno a quel tavolo la fotografia è diventata uno strumento di connessione e di scambio continuo, apprendimento condiviso e relazione sensibile”.

Per questo i lavori del laboratorio irregolare sono sempre “Epifanie” dal contenuto e dalla forma eterogenea. Sguardi autonomi, guidati da un unico metodo, che mette insieme otto esperienze di vita e ricerche fotografiche diverse. Così Pasquale Autiero racconta delle contraddizioni inguaribili del Sud tra il sacro e il profano, Ciro Battiloro dell'umanità che popola il Rione Sanità a Napoli, Valentina De Rosa di persone affette da grave disabilità, Maurizio Esposito di una geografia dell'anima, Ivana Fabbrocino della percezione del sé attraverso l'autoritratto, Vincenzo Pagliuca di case ai margini dello spazio, Valerio Polici di un viaggio nel proprio immaginario, Vincenzo Russo della “riproducibilità dell’opera d’arte”.

“Fare il Laboratorio non significa diventare artisti, ma è il tentativo di scoprire cosa è importante; aiuta a distinguere il fondamentale dall’effimero, ad acquisire una forma mentis, una metodologia che è funzionale perlomeno a realizzare una fotografia che non mente. Una fotografia, appunto, una fotografia di se stessi. Nel Laboratorio non si privilegia un genere ma, al contrario, si punta alla cancellazione del genere. È privilegiato solo il proprio dire che eventualmente può prevedere più generi per comunicarlo. Aiuta a capire che lo scambio, il confronto, il relazionarsi sono fondamentali per crescere, insegna ad avere il coraggio di presentarsi nudi, ma consapevoli che è questo l’unico modo possibile”, così Biasiucci parla del Laboratorio Irregolare.

Dal 7 giugno scorso sino al 30 luglio prossimo, un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, su cui sono poggiati gli 8 portfoli-libro degli artisti di LAB, illuminato da un'unica striscia di luce, accoglie i visitatori all'interno della Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, detta La Misericordiella.

Gli otto lavori di Epifanie sono pubblicati in un catalogo, a cura di Antonio Biasiucci, e edito da Peliti Associati.

Orari visite
giovedì e venerdì, ore 16.00 – 19.00
sabato, ore 10.30 – 13.00 e 16.00 – 19.00
In giorni e per orari differenti su appuntamento

14 giugno - 15 luglio 2017
Inaugurazione: 14 giugno, ore
Galleria del Cembalo
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma
laboratorio-irregolare-di-antonio-biasiucci-epifanie-valentina-de-rosa.jpgPh: Laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci – Epifanie - Valentina De Rosa

Mária Švarbová
Swimming Pool

14 giugno - 22 luglio 2017
Leica Store di Piazza di Spagna
Via dei Due Macelli, 57
Roma

Prospettive

Il 15 Giugno ospiteremo un evento sulla fotografia, esporranno Alberto Fanelli già autore dello scatto stereoscopico su Venezia che tanto vi piace e Valentina Giola una giovane fotografa che ci racconta un suo viaggio.
Per l'occasione aperitivo a buffet e musica open air...
in collaborazione con Communication Juice e Maxy Studio

15 giugno 2017
AT57
viale Liguria, 57
Cologno Monzese (MI)

Uncensored Books
15 - 29 giugno 2017
Inaugurazione: giovedì 15 giugno 2017
Minimum Studio
via Giacalone, 33
Palermo

23° Etna Photo Meeting 2017
16 - 25 giugno 2017
Palazzo Recupero Cutore
Aci Bonaccorsi (CT)

Gianluca Balocco. Naked Plants


"(...) Naked plants è una visione "altra" ispirata al conflitto figura/sfondo dove abitualmente le piante fanno da sfondo alla vita complessa dell'uomo. In questo viaggio mi sono calato in set reali che ho rigenerato con strumenti tecnici e l'uso di luci rgb dinamiche. Raccolgo qui come in un diario le visioni inattese che il dispositivo ha saputo restituirmi (...)".
Gianluca Balocco

Il mondo vegetale non è un semplice insieme di piante ma il tessuto connettivo su cui ha avuto origine la nostra vita, è un grande corpo di cui noi umani siamo una piccola parte. Da questa riflessione è nata una ricerca, durata sette anni e recentemente presentata alla GNAM di Roma. Un percorso concettuale, ispirato alla neurobiologia vegetale, che porta Balocco a sospendere le piante, completamente denudate – e con le radici esposte – in ambienti comuni (musei, chiese, scuole, case). Il progetto prevede set fotografici complessi in cui viene rovesciato il consueto rapporto tra soggetto e sfondo. Sospendere le (sue) piante nei luoghi dell’uomo, quelli dove abitualmente non sarebbero nemmeno riconosciute, o viste, porta a farle diventare il soggetto principale dell’immagine e non più semplice sfondo. Finché non saranno superati i pregiudizi e la cecità dell’uomo civilizzato, le piante che nel loro insieme costituiscono la maggior parte della vita del nostro pianeta, saranno semplicemente invisibili e come tali “relativamente utili” qui invece sono considerate come creature vitali, complesse e intelligenti, al pari dell’essere umano. Le piante sono dai tempi più antichi il simbolo della vita, l’espressione della meditazione e del tempo dell’evoluzione del pianeta.
Naked plants è anche un libro: pubblicato dalle edizioni Aboca e, in tiratura limitata a 43 copie, con una foto originale 30 x 30)

GIANLUCA BALOCCO Artista, fotografo e performer. Balocco intende la fotografia come strumento scientifico atto a indagare la linea che congiunge la biologia evoluzionista e l’antropologia contemporanea ispirata al pensiero filosofico di George Didi-Hubermann. La sua ricerca, iniziata negli anni ’80, lo vede, nel 1993, alla XLV Biennale di Venezia con un’installazione video e fotografica, “Viaggio senza Passaporto”.
Dopo il volume Naked plants con Aboca, si dedica al progetto “Cosmovisione Shuar”, che presenta, in anteprima, il lungo lavoro realizzato in Amazzonia con il popolo Shuar (Ecuador). Gli scatti, realizzati in aperta collaborazione con il popolo Shuar – un metodo che l’artista definisce di “antropologia partecipata” – evidenziano l’importanza della tutela della biodiversità e saranno raccolti in un libro fotografico dal titolo Witjai. I exist (in uscita). Il suo lavoro è stato, recentemente, presentato alla GNAM di Roma con l’istallazione
The Anachronism of the Shaman Power: una serie di opere fotografiche dedicate alle sciamane andine e alle loro cerimonie legate al mondo vegetale.

14 giugno - 15 settembre 2017
UNICORNO ROMA
Rampa Mignanelli, 10 (piazza di Spagna)
Roma

Un post condiviso da Gianluca Balocco (@gbalocco) in data: 6 Giu 2017 alle ore 03:43 PDT

Mar Hernández - Rewind


Tasto Play. Tasto Stop. Rewind. Tasto Play di nuovo.

L’abbiamo fatto tante volte, fermandoci incantati davanti al videoregistratore che riavvolgeva il nastro della nostra videocassetta preferita.
Ma si può farlo anche con altre arti, con altri strumenti, evocando altri pensieri. Si può, ad esempio, riavvolgere il nastro della vita per concedersi la possibilità di riascoltarlo con gioia malinconica. E per farlo può bastare la punta di una matita.

Pochi tratti e il reale si confonde con il verosimile, nascono salotti vittoriani all’interno di architetture industriali, si delineano paesaggi domestici fra le pareti in rovina.

Sono le quinte teatrali in bilico costante tra la volontà di conservare le origini e la creazione di nuove tracce di Mar Hernández, che torna a Roma dal 15 giugno al 31 luglio. Rewind è la sua seconda personale alla White Noise Gallery dopo l’esordio nel 2015, e terzo e ultimo capitolo della Trilogia del Silenzio curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti.

La giovane artista spagnola si definisce illustratrice per professione e per vocazione: una dedizione totale, la sua, al mestiere dell’arte, che l’ha portata a essere già inserita in importanti collezioni museali in tutta Europa.

Attraverso l’incisione, la fotografia e il disegno Mar vuole riconoscere e tratteggiare il sottile margine tra crollo e ricostruzione, tra identità perduta e recuperata, tra annullamento e conservazione.
La sua poetica mira a ridare valore a quei luoghi testimoni delle trasformazioni storiche e umane, a far riemergere con il suo disegno le tracce indelebilmente incise del passato e del passaggio di chi li ha abitati.

La sua ricerca parte da fotografie di luoghi abbandonati, percepiti come contenitori di un tempo sospeso. Su di essi poi l’artista disegna a china interni disabitati, in una sorta di ritratto di famiglia da cui sono stati elisi tutti i personaggi.

In Rewind l’assenza di umanità lascia immersi in un silenzio denso e pieno di pathos, in cui gli oggetti sono gli unici testimoni delle persone che ci sono passate.
Trasportando lo spettatore in una dimensione temporale indefinita, Hernández rigenera la vita attraverso l’incisione e il disegno, facendo emergere gli arredi reali o immaginari; una sovrapposizione di livelli in cui il passaggio del tempo appare inesorabilmente visibile.

Usando la grafite l’artista proietta nelle stanze vuote, sui muri scrostati e sui pavimenti pieni di calcinacci le ombre di ciò che è stato, creando degli interni fisicamente vuoti e al tempo stesso emotivamente pieni. Mar scava attraverso le rovine del tempo per cercare di ridare voce agli spazi, il cui risultato è però, in assenza di ogni forma di vita, inevitabilmente muto.

Rewind è un tornare indietro e andare avanti allo stesso tempo: sono due vettori di uguale intensità. Il risultato che genera il loro incontro è un’archeologia umana dove i limiti fisici delle opere vengono abbattuti e fatti sfociare in un’installazione che supera la bidimensionalità dei quadri e va ad abitare gli spazi.

15 giugno - 31 luglio 2017
Inaugurazione: 15 giugno 2017, ore 18.30
White Noise Gallery
via Dei Marsi, 20/22
Roma

La Progettualità dello Sguardo.
Fotografie di Paesaggio di Gabriele Basilico

Friuli Venezia Giulia Fotografia 2017
15 giugno – 10 settembre 2017 
Chiesa di San Lorenzo 
Via Pomponio Amalteo, 1 
San Vito Al Tagliamento (Pordenone)

FotoLeggendo XIII edizione
giornate inaugurali 16 – 17 e 18 giugno 2017
sedi varie
16 giugno – 1 luglio 2017
Macro Testaccio - La Pelanda
Piazza Orazio Giustiniani, 4
Roma

Henri Cartier Bresson Fotografo
16 giugno – 15 ottobre 2017
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada
Via Folgore da San Gimignano, 11
San Gimignamo

Mediterraneo: fotografie tra terre e mare
II tappa
17 giugno - 8 luglio 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno, ore 18.00
Ecomuseo del Freidano
Complesso del Mulino Nuovo
via Ariosto, 36/Bis
Settimo Torinese

Corrispondenze

CORRISPONDENZE - Mostra di Fotografia a cura di Officine Creative Italiane per Il Viaggialibro 2017.

La mostra intende esplorare le modalità contemporanee del reportage, tra fotogiornalismo e racconto fotografico, tra bianco e nero e colore, tra descrizione realistica e interpretazione di fatti e luoghi nel mondo.
Un viaggio affascinante tra modalità di racconto differenti e complementari, a ricomporre il reportage nella sua veste odierna, ricca di sfumature e sfaccettature.

Autori in mostra
KARL MANCINI, Ghosts From The Past
GIULIO BREGA, Habana Vieja
LEONARDO BROGIONI, Metro Moebius
GIUSEPPE DI PIAZZA, Singapore - L'Utopia del Leone
CLAUDIA IOAN & MASSIMILIANO TUVERI, Fasika

La mostra, riconosciuta dalla FIAF - Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, nell'ambito de Il Viaggialibro 2017 - Festival del libro di viaggio, IV edizione, 22-25 giugno, Gubbio (PG), gode, tra gli altri, del Patrocinio di: Regione Umbria, Comune di Gubbio, Touring Club Italiano, Ordine dei Giornalisti - Consiglio regionale dell'Umbria, BusItalia, Club per l'UNESCO di Perugia-Gubbio, FAI - Fondo Ambiente Italiano.

Orario visite
Giugno:
giorni feriali, ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 18,00
weekend, ore 10.00 - 13.30 e 14.30 - 18.00
Luglio:
tutti i giorni, ore 10.00 - 13.30 e 14.30 - 18.00

17 giugno - 16 luglio 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017, ore 19.00
Palazzo dei Consoli
Sala dell'Arengo
Piazza Grande
Gubbio (PG)

Wall of Sound 10
17 giugno - 2 settembre 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017, ore 17.00
Fondazione Bottari Lattes
via Marconi, 16
Monforte d'Alba (Cn)

BìFoto fest 2017 - Festival internazionale di fotografia in Sardegna

La settima edizione del Bífoto, festival internazionale di fotografia, che si svolge in Sardegna, anche quest'anno ci propone grandi nomi della fotografia internazionale nella splendida vetrina dei locali fieristici in piazza Martiri della libertà a Mogoro. Vi aspettano le tante mostre fotografiche di autori ben noti nel panorama internazionale, letture portfolio con grandi nomi del settore, presentazione libri fotografici e le mostre dei giovani talenti del concorso "premio Bífoto". Il tutto a tema "siamo umani".

SiamoUmani...Sì, in fondo siamo soltanto umani
La settima edizione del Bífoto, festival internazionale di fotografia, che si svolge in Sardegna, anche quest'anno ci propone grandi nomi della fotografia mondiale nella splendida vetrina dei locali fieristici in piazza Martiri della libertà a Mogoro. Vi aspettano le tante mostre fotografiche di autori ben noti nel panorama internazionale,
letture portfolio con grandi nomi del settore, presentazione libri fotografici e le mostre dei giovani talenti del concorso "premio Bífoto". Il tutto a tema "siamo umani". Di seguito gli autori e vincitori del concorso.

Autori
Gabriele Rigon – Seduzioni
Joanna Mròwka - Broniszow
Lèa Eouzan – Frame on the Walls
Marina Kazakova - Infanzia
Matias Tavolaro – Asunto Familiar
Max Solinas – Angeli
Umberto Verdoliva - ...e il mio sguardo si addolcisce...

Vincitori Premio BìFoto
Giuseppe Cardoni & Luigi Loretoni – “Parigi. Il giorno dopo”
Tiziano Demuro – “Seanside”
Helena Falabino – “Rede Mit Uns”
Daniele Robotti – “Drag Queen”
Claudio Simunno – ”Zeru Zeru (Le persone fantasma)”

Menzioni e premi speciali
Luana Rigolli – “Villarotta Cricket” (Menzione speciale)
Andrea Cocco – “Oumar” (Primo classificato corso avanzato de La Bottega della Luce)

17 giugno – 2 luglio 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017, ore 18.30
Fiera del Tappeto di Mogoro
piazza Martiri della Libertà
Mogoro (OR)

Questioni di Famiglie
17 giugno - 3 settembre 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno, ore 18.00
CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore
Bibbiena (AR)

Aleksey Myakishev | Kolodozero


Mille chilometri a nord di Mosca, nel profondo della foresta, si nasconde il villaggio di Kolodozero.
Già nell’antichità i primi coloni si insediavano sulle rive dei laghi e fiumi. Kolodozero oggi è una manciata di piccoli insediamenti sparsi lungo le rive pittoresche dei laghi.
Quindici anni fa questo posto è riuscito a incantare tre amici di Mosca che si erano messi in cammino nel Nord della Russia alla ricerca del senso della vita. Nel 2001 avevano raccolto i soldi per ricostruire la chiesa del villaggio, distrutta nel 1977 da un incendio. Uno dei tre amici, il ribelle e punk dai capelli rossi Arkadiy Shlykov, dopo aver studiato nel seminario di Mosca, nel 2005 è stato ordinato sacerdote.
E così quarant’anni dopo la distruzione della chiesa il nuovo sacerdote ha riportato la vita religiosa a Kolodozero.
Gli abitanti del villaggio all’inizio erano molto riluttanti ad accettare questo personaggio dai capelli arruffati che sembrava una rockstar, ma presto Arkadiy riuscì a guadagnarsi l’affetto di tutti. Loro accettavano il suo bisogno di libertà esteriore ed interiore, e apprezzavano il suo carattere pacifico e mite.
“Questa storia ci racconta la vita della gente del Nord della Russia, ciò che li tiene uniti, ci parla della loro anima, delle loro emozioni e passioni” dice la fotografa Ekaterina Solovieva, che ha partecipato al progetto Kolodozero.

La mostra comprende anche una serie di fotografie su Vyatka, città natale di Aleksey Myakishev

17 giugno - 8 settembre 2017
Inaugurazione: sabato 17 giugno, ore 19.00
Kunstraum Cafe Mitterhofer
Via Peter Paul Rainer, 4
San Candido (BZ)

Borgo Po Photo Festival

Borgo Po Photo Festival terrà la sua prima edizione il 18 giugno 2017 a Torino, in Piazza Gran Madre di Dio.

La fotografa torinese Daniela Foresto, ritrattista con galleria THE PORTRAIT al civico 7, fortemente ispirata da festival fotografici internazionali come Arles, ha invitato 20 fotografi professionisti che esporranno un loro progetto particolarmente rappresentativo del loro percorso artistico.

Arriveranno fotografi da Milano, Genova, Bologna e Torino.
Saranno presenti: Franco Turcati, Enzo Isaia, Mauro Talamonti, Daniele Ratti, Elena Givone, Max Tomasinelli, Candido Baldacchino, Maurizio Galimberti, Simone Mussat Sartor, Enrico Magri, Claudio Cravero, Bruna Vangi, Pierfranco Fornasieri, Neige De Benedetti, Piero Mollica, Gabriele Corni, Giampiero Turcati, Riccardo Bandiera, Patrizia Mussa e Ivano Piva.

Verrà presentato un laboratorio di tecniche antiche, quali la stampa in siderotipia e la ripresa al collodio umido, per produrre fotografie.
La giornata sarà documentata da Max Judica Cordiglia che realizzerà un memories film dell’evento.
Ad accompagnare il tutto le meravigliose musiche dal vivo del Quartet italo francese – Marco Nieloud Quartet.

18 giugno 2017
Piazza Gran Madre di Dio

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