Mostre fotografiche per il solstizio d'estate

Aspettando l'ultimo fine settimana di giugno 2017 e il solstizio d'estate con qualche proposta fotografica, fresca di inaugurazione

L'ultimo weekend di giungo si avvicina e le mostre fotografiche inaugurate durante questa settimana, festeggiano il solstizio d'estate con un bell'assortimento di isole, donne, festival e provocazioni, da Vivian Maier e Sally Mann, alle Icone di Hollywood.

Memoria mobile - Fotografie di Andrea Pilia

La valigia di cartone è stata per anni l'oggetto che ha rappresentato, nell'immaginario collettivo, il migrante dei primi del Novecento. Il contenitore essenziale in cui si riponevano stretti i vestiti, le lettere dei propri cari, le foto di famiglia, i ricordi, le ambizioni, i sogni di un futuro in una dimensione nuova e sconosciuta. Oggi a quella valigia si sostituisce un cellulare, o meglio uno smartphone. Cambia la forma, ma i contenuti sono rimasti gli stessi. In quel piccolo strumento, fatto di plastica stampata e componenti elettronici, si può conservare il proprio mondo. Perché chi è costretto a lasciare il proprio Paese – oggi come allora, quando i migranti eravamo noi – ha la necessità di proteggere la propria identità, di non perdersi, di ancorare la memoria, di sublimare e trasportare l’essenza di quella realtà che si sta lasciando alle spalle. Nell’epoca della riproducibilità tutto questo si può fare scattando semplicemente una foto con il telefono, con la possibilità di condividerla anche a chilometri e chilometri di distanza.
Memoria mobile, in cui il termine “mobile” indica sia lo spostamento spazio temporale sia il dispositivo cellulare, ci svela il contenuto del bagaglio digitale dei migranti ospitati all’interno dello Sprar di Poseidone, uno dei centri della Capitale in cui si aiutano i richiedenti asilo a integrarsi e fare i primi passi nel nostro Paese.
Tutti i ragazzi del centro hanno un telefono con il quale ascoltano la musica, comunicano con i propri cari, con cui custodiscono il passato e prendono appunti per il futuro. La maggior parte di quelle foto sono le stesse che abbiamo tutti nella nostra memoria. Ci sono le foto dei familiari, quelli che si lasciano e quelli che si intende raggiungere. Ci sono gli scatti al cibo, ai piatti tradizionali, quelli che profumano di casa e di una giornata di festa. Le immagini di icone occidentali, dal calciatore in azione alle scarpe di moda, dai selfie agli screenshot dei profili
facebook, perché i social arrivano dovunque, o quasi. Ci sono i rendering di città in cui si sogna di tornare prima o poi, quando sarà finita e dopo aver lavorato abbastanza per vivere sereni. E ci sono anche scene drammatiche, quelle da cui si è fuggiti.
I giovani protagonisti di questo lavoro di indagine sono una trentina, altrettanti i cellulari, le foto molte di più. Nelle immagini ci sono i comuni denominatori e quegli elementi che ci ricordano le differenze, minime, tra chi scappa e chi accoglie.

Andrea Pilia, fotografo pubblicitario con esperienze di foto-reportage; ogni anno esplora, attraverso un progetto fotografico, un mondo che lo affascina e che vuole raccontare.
Le fotografie raccontate da Andrea sono state pubblicate da L’Espresso e sono state oggetto di mostre in Italia e all’estero (www.andreapilia.com).
Memoria mobile è un progetto che nasce dalla collaborazione tra Flavia Funari (insegnante di italiano per stranieri presso i centri di accoglienza SPRAR) e Andrea Pilia.
Testi a cura di Roberta Sernicola, che ringrazio infinitamente per il supporto alla realizzazione di questa mostra.

Si ringraziano per la collaborazione:
Salvatore Russo e Sandrin Sieyadji - Responsabili SPRAR Poseidone.
Tutta l’equipe multidisciplinare dello SPRAR Poseidone.
Mario Funari per l’aspetto tecnico.
Il ringraziamento più grande va ai beneficiari che hanno collaborato e reso possibile la realizzazione di questo progetto.

Lunedì 20 giugno 2017, ore 18.30
Teatro Chiesa Vecchia
Via Selene 32,
Torre Angela
Roma
memoria-mobile-fotografie-di-andrea-pilia.jpg

Solstizio d’estate

Da giovedì 22 a sabato 24 giugno 2017, Gilda Contemporary Art di Milano (via San Maurilio 14) celebra, in chiave artistica contemporanea, il solstizio e l’arrivo dell’estate. Dell'arte contemporanea

L’iniziativa, curata da Cristina Gilda Artese, presenta, nella sala al piano terra della galleria, Giardini Allegorici, Cap.III: Sol Stat, un’installazione site specific, creata appositamente per lo spazio milanese, di Francesca Manetta (Bergamo, 1979) sul tema dell’allegoria dell’estate, capace di restituire le atmosfere metafisiche dell’appuntamento solstiziale.
Per approfondire la cifra espressiva dell’artista bergamasca, al piano superiore, nello studiolo parisienne, si propone una serie di lavori sul tema delle allegorie.

Ad accompagnare queste opere, ci saranno le sculture di Annalù Boeretto, realizzata in vetroresina, carta, radici e inchiostri, dal titolo N.E.S.T. (Never Ending Summer Tree); si tratta di un omaggio all’Albero della vita, ovvero all’archetipo universale dell’esistenza, e di Isobel Blank, Torpedo e Two of a kind, ottenute con la tecnica dell’infeltrimento della lana ad ago.

Quindi, si troverà l’installazione sonora di Francesco Sacco, affiancata da un video di Alejandro Ferrante che testimonia la performance di danza contemporanea Heliantus, con coreografia creata appositamente da Diego Tortelli con Selene Manzoni.
Il video, in particolare, coglie le sensazioni e gli stati d’animo dei danzatori al termine delle performance, nell’attimo di tregua, nella loro intimità, in una dimensione preclusa allo spettatore.
Con questo racconto emozionale, il Solstizio d’Estate di Gilda Contemporary Art giunge al suo effettivo compimento grazie all’interazione di più forme artistiche contemporanee con cui è possibile relazionarsi per interrogarsi ancora sull’enigma della vita e della sua ciclicità.

Gilda Contemporary Art si propone come un unicum tra le galleria d’arte milanesi, grazie a un programma culturale che la rende una solida piattaforma per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea.

22 - 24 giugno 2017
Gilda Contemporary Art
via San Maurilio, 14
Milano

Ph: CLP Relazioni Pubbliche

Michael Ackerman. Watermark


a cura di Lina Pallotta
Nome: Sospensione, Verbo: Sospendere:

"Provocare un’interruzione temporanea, tenere in sospeso; sospendere il giudizio ".

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata. I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.

Se il lavoro di Michael è a volte duro, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. Michael ha un amore profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l'Europa, soprattutto l'Europa Orientale, specialmente per i treni notturni, mezzo di trasporto preferito di entrambi. Su questi treni si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore. Questo nulla in cui le cose fluttuano si riverbera nelle sue stampe, sebbene il bianco sia a volte fortemente vignettato, quasi fosse l’oscurità a imporlo. A tratti, invece, gli sfondi possono essere totalmente neri, e allora il soggetto irradia come una candela.

Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d’amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all’audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Tuttavia, riflettendo sull’opera di Michael nel suo complesso, mi viene da pensare che una delle grandi sfide con cui gli artisti si misurano è capire quando fermarsi di fronte al proverbiale limite. Chi cerca costantemente di superare il limite a volte cade in una trappola negativa che ha un proprio compiacimento. Un’immagine garbata o discreta o puramente bella può in realtà essere il rischio che non vogliono correre. Camminare sul filo è sempre stato parte integrante del lavoro di Michael, tuttavia non lo vedo cadere in questo tranello oscuro, ed è per questo che la sua opera è scabrosa ma mai cinica, forte ma anche dolce.

Estratti da "Sospensione" - un testo di Jem Cohen su Michael Ackerman

Fotoleggendo 2017
22 giugno – 15 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 22 giugno, ore 18.00
Fotoleggendo 2017
Officine Fotografiche Roma
Via Libetta, 1
Roma
michael-ackerman-watermark-officine-fotografiche.jpgPh: Watermark © Michael Ackerman - Officine Fotografiche

Un ponte per la fotografia


Collettiva dei soci di Officine Fotografiche Roma
selezione a cura di Emilio D'Itri

Ogni anno l’associazione Officine Fotografiche Roma annovera tra i suoi frequentatori più di 1000 associati, tra fotografi professionisti e amatori. Persone che rendono l’associazione un luogo di ritrovo, scambio e crescita fotografica, non un semplice luogo di passaggio.

Dopo il successo della scorsa edizione, abbiamo voluto rinnovare l'inviro a tutti gli associati, per mostrare una parte delle produzioni che ogni anno iniziano, prendono forma e si sviluppano nelle menti e nelle aule di via Libetta.
È un modo per mostrare all’esterno la vita dell’associazione, l’impegno e la passione di chi la frequenta.

Fotografi in mostra:
Ada Friello, Adriana Miani, Agatina Mancini, Aldo Feroce, Angelo Antonelli, Antonella Simonelli, Antonio Martorella, Arianna Iannuzzi, Assunta Mezzanotte, Bianca Cerani, Brando Ghinzelli, Camille Van Durme, Carla Bruno, Carlo Bertana
C​i​nzia Baglivi, Clarissa Mattia, Claudia Tombini, Claudio Imperi, Cristina Santelli, Daniela Metteo, Daniele Cametti, Davide Ponzani, Debora Fanti, Elisa Valandro, Elisabetta L​apadula, Emanuele Morena, Federica Balconi, Francesca Loi​acono,
Francesco Trenta, Giulia Ardizzone, Giulia Cavo, Giulia Marin, Jacopo R​i​medio, Letterio Fazzari, Liliana Ranalletta, Luca Imperiale, Luca Paccusse, Marco Briziarelli, Margherita Castriota, Martina Giorgi, Massimo Valentini, Matteo Abbatiello, Matteo Domenico Recine, M​auro Brienza, Mauro Cittadini, Michela Marucci, Paola Ambrosecchia, Paola Fumagalli, Paolo Costantino, Paolo Lindozzi, Pierluigi Altieri, R​i​ccardo Allevi, Roberto Zeppilli, Rosaria Di ​N​unzio, Salvatore Belli, Sandro Luciani, Serena Amendola, Silvia Vari Stefano Colucci, Susanna Muratori, ​T​ania Boazz​elli, Umberto Gentili, Vera Castellucci

Mostra in collaborazione con ATAC S.p.A

Fotoleggendo 2017
22 giugno – 15 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 22 giugno, ore 18.00
Sovrappasso della stazione della metropolitana Garbatella
Roma

Stefania Paparelli – The light player 1997-2017

ll 22 giugno a Cagliari nasce DONNECONCEPTGALLERY, il nuovo progetto a cura della fotografa di moda internazionale Stefania Paparelli nei locali di Donne Concept Store. Sarà lei a curare personalmente il programma espositivo della nuova galleria, che intende ospitare - per iniziare- ben sei mostre all’anno nella sede cagliaritana di via Sulis, e farle girare nel periodo estivo anche nei concept store di Porto Cervo e del Forte Village Resort.

Uno spazio dedicato alla connessione tra moda, fotografia e arte visiva, dove alcuni tra i nomi più consolidati della fashion photography apriranno la strada alle giovani proposte emergenti sulla scena internazionale.

Per citare solo alcuni dei creativi coinvolti fra mostre personali e collettive: Marco Pietracupa, Cristina Coral, Simon ,Fabio Rovai, Marcin Kalinski e a fine anno tutto il team RedMilk Magazine, rivista online di moda e tendenza contemporanea. Saranno loro i protagonisti delle mostre 2017 ed è in corso la scelta dei nomi per il 2018.

Il programma espositivo sarà il punto di partenza per l’attivazione di progetti di residenze artistiche che portino gli scenari di Cagliari e della Sardegna sotto i riflettori della fotografia internazionale, facendo della galleria un centro di produzione e scambio tra fotografi, tecnici e creativi del settore.

L’apertura di DONNECONCEPTGALLERY è parte di un progetto imprenditoriale ambizioso che la manager Donatella Soro porta avanti da anni. Dopo il passaggio da negozio tradizionale a concept store, oggi vede un’ulteriore evoluzione con il lancio del nuovo sito web, con editoriali sempre aggiornati sulle tendenze del momento, un occhio costante sull’evoluzione dello sguardo fotografico nella moda e un nuovissimo e-commerce internazionale per l ‘acquisto dei brand online.

La galleria inaugura con la mostra “ THE LIGHT PLAYER : 1997-2017 ” di Stefania Paparelli, curata da Francesca Sassu, che racchiude vent’anni di immagini realizzate dalla fotografa per tutte le riviste di moda con cui ha collaborato. Inoltre, in anteprima, sarà presentato il suo ultimo progetto fotografico”Poetto chic” realizzato nella spiaggia cagliaritana e legato al lancio del nuovo sito web.

Di origini romane, la Paparelli vive a Cagliari e realizza in tutto il mondo servizi di moda per riviste quali Vogue, Elle, Marie Claire, Glamour, La Repubblica delle Donne, Harper’s Bazar, Le Figaro, dove ha ritratto alcuni dei volti più noti della moda, del cinema e delle televisione.
Dopo la sua personale “Intimo” esposta al Mois de la Photo di Parigi nel 2002,curata da Flavio Nervegna , prende parte all importante collettiva a cura di Francesco Bonami “Lo Sguardo Italiano. fotografie di moda dal 1951 ad oggi” presentata alla rotonda della Befana a milano e successivamente al Museo MAXXI di Roma nel 2005.

22 giugno – 22 luglio 2017
Inaugurazione: giovecì 22 giugno 2017, ore 19.00
Donneconceptgallery
Via Sulis, 30
Cagliari
stefania-paparelli-the-light-player-1997-2017.jpg

"C’è una sensazione di immutabilità, di vita eterna. In questi nuovi lavori si percepisce un legame di continuità con Cy e con la grandezza della sua eredità e della sua arte. Non è una commemorazione, è qualcosa di vivo."

Sally Mann

Sally Mann - Remembered Light: Cy Twombly in Lexington


Gagosian è lieta di presentare “Remembered Light: Cy Twombly in Lexington”, la prima mostra a Roma di Sally Mann.

Mann è particolarmente nota ed apprezzata per la sua rappresentazione fotografica di soggetti intimi e familiari in situazioni idilliache e sottilmente inquietanti: bambini, paesaggi, famiglie, e la fragilità della vita umana. Nella sua lunga carriera l’artista ha esplorato la relazione tra genitori e figli, mariti e mogli, fratelli e sorelle, natura e storia.
In queste fotografie a colori e in bianco e nero, scattate tra il 1999 e il 2012, Mann registra in fuggevoli immagini lo studio di Lexington, Virginia, appartenuto a Cy Twombly, suo caro amico e mentore. Il progetto, presentato di recente nelle gallerie Gagosian di New York e Parigi, assume una particolare risonanza in Italia, casa adottiva e affettiva del pittore per diversi decenni.
Quei panorami dove Twombly tornava ogni anno e che impregnano anche l’immaginario di Mann, accomunano i due artisti entrambi nati e cresciuti in Virginia.
Nella sua recente e acclamata biografia Hold Still, Mann ricorda la natura semplice di Cy, la sua gentilezza tipica del Sud, il suo spirito ironico e amichevole, scrivendo: “La nostra parte di Sud, lontana, bellissima e patinata di passato, ci permette uno straniamento di altri tempi”.
Sotto la luce soffusa della Virginia e lo sguardo di Mann, le accumulazioni e gli oggetti comuni nello studio di Twombly rivelano sè stessi non solo come testimonianza di un’esistenza colta e creativa, permeata da una forte esperienza tattile, ma anche come segno dell’esuberanza del suo modus operandi: nelle parole di Simon Schama “resti di cibo, sbaffi, macchie e un’assenza tramutata in presenza”.
L’opera Remembered Light, Untitled (Solitary Print on Wall) (2012) mostra una fotografia scattata da Twombly a Gaeta appesa alla parete dello studio. Nell’immagine di Twombly si scorge distintamente un busto classico disposto accanto ad alcuni vasi: plasmate dalla luce del litorale, queste forme emanano una quieta nostalgia. Remembered Light, Untitled (Squat White Sculpture and Paint Edges) (2012), rivela la componente materica delle sculture di Twombly. Nonostante l’assenza fisica dell’artista, Mann è in grado di evocare vividamente le tracce della quotidianità del suo lavoro.
Nelle immagini poetiche di Mann, frammenti e residui della vita artistica di Twombly evidenziano l’acuta abilità della fotografa nel registrare il proprio sguardo intimo e immediato su un presente che diventa memoria.
Correda il progetto un catalogo illustrato pubblicato da Abrams con un saggio di Simon Schama e una conversazione tra Sally Mann e Edmund de Waal.

Sally Mann è nata nel 1951 a Lexington in Virginia, dove vive e lavora. Borsista Guggenheim, l’artista ha ottenuto per tre volte il National Endowment for the Arts fellowship e nel 2001 è stata riconosciuta come “Miglior Fotografo Americano” dal Time Magazine. Mann ha ispirato due documentari: Blood Ties (1994) e What Remains (2007). Il suo libro più recente, Hold Still: A Un’importante retrospettiva dal titolo “Sally Mann: A Thousand Crossings” sarà presentata a Marzo 2018 alla National Gallery of Art di Washington e successivamente sarà itinerante in prestigiose istituzioni artistiche quali il Getty Museum di Los Angeles, il Museum of Fine Arts di Houston, la Galerie nationale du Jeu de Paume a Parigi e il Peabody Essex Museum di Salem in Massachusetts.

22 giugno – 8 settembre 2017
Inaugurazione: giovedì 22 giugno 2017, ore 18. 00 - 20.00
Gagosian Gallery
via Francesco Crispi, 16
Roma
mann-2012-open-book.jpgPh: Sally Mann, Remembered Light, Untitled (Open Book), 2012, Gelatin Silver Print - Tea Toned 10 x 8 inches 25.4 x 20.3 cm (c) Sally Mann. Courtesy Gagosian

Grow/Conserve: Syngenta Photography Award

Dopo essere stata esposta a Londra presso la prestigiosa Somerset House dal 9 al 28 marzo, arriva a Bologna la mostra fotografica itinerante “Grow/Conserve”, che vede protagoniste le immagini vincitrici dell’ultima edizione del Syngenta Photography Award, il contest internazionale ideato nel 2012 da Syngenta con l’obiettivo di favorire il confronto su tematiche globali importanti e creare una piattaforma che esplori questioni di rilevanza mondiale attraverso la potenza delle immagini.
Dopo la cerimonia di premiazione dei vincitori del contest e la successiva esposizione londinese, l’Italia è stata scelta come primo Paese ospitante della mostra itinerante: le immagini di maggiore impatto del Syngenta Photography Award, infatti, sono state in mostra all’interno del Savoia Hotel Regency durante i lavori del G7 Ambiente, tenutosi a Bologna dall’11 al 12 giugno scorsi, e sempre nel capoluogo emiliano saranno esposte al pubblico gratuitamente dal 22 giugno al 14 settembre presso Casa Saraceni, per la cui concessione degli spazi si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
L’esposizione intende in questo modo portare avanti idealmente i temi ispiratori del G7 Ambiente e contribuire a mantenere viva la sensibilità dei visitatori rispetto a queste tematiche così rilevanti per il futuro della popolazione mondiale, testimoniando l'impegno e la necessità di una crescita sostenibile del Pianeta.

La terza edizione del contest fotografico, aperto a fotografi professionisti e amatoriali, è dedicata al dualismo “Grow/Conserve”, ossia la contrapposizione fra crescita e conservazione delle risorse, tema esplorato in modo unico e personale attraverso gli scatti dei partecipanti. Tutte le fotografie esposte, infatti, hanno la capacità di descrivere alla perfezione la grande sfida di far coesistere sviluppo e uso sostenibile delle risorse secondo differenti punti di vista e ambiti: vivibilità delle città, salute e benessere, sviluppo sostenibile, conflitti e cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, cultura e comunità, ripensamento dell’uso delle risorse, urbanizzazione e difesa delle aree destinate alle attività agricole.

“Abbiamo scelto l’Italia e Bologna per la prima tappa della mostra itinerante “Grow/Conserve” – sottolinea Luigi Radaelli, AD di Syngenta Italia – non solo perché abbiamo avuto il grande onore di partecipare con l’esposizione al G7 Ambiente, ma anche in segno di vicinanza nei confronti di un territorio al quale siamo molto legati. Dal 2014 abbiamo infatti acquisito la proprietà, insieme a Fondazione Carisbo, di PSB – Società Produttori Sementi, storica azienda sementiera bolognese il cui avanzatissimo centro di ricerca rappresenta oggi un motivo d’orgoglio per Syngenta. Ci auguriamo che la mostra possa rappresentare in questi mesi un’attrattiva in più –conclude Radaelli – per una città ricchissima di bellezze artistiche e culturali”.

Il Syngenta Photography Award torna quindi in Italia dopo il grande successo di pubblico della precedente edizione, dedicata alla contrapposizione “Scarcity/Waste” fra spreco e scarsità di risorse, che ha girato il mondo per due anni ed è stata esposta in alcune delle più prestigiose location internazionali. Nel nostro Paese, la mostra ha fatto tappa in tre occasioni: nel 2015 a Milano, in piazza Gae Aulenti, durante il semestre di Expo, nel 2016 al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona e, infine, fra gennaio e febbraio 2017 presso Eataly Roma Ostiense.

Yan Wang – Primo premio per l’edizione Grow/Conserve

La vincitrice della categoria Professional Commission è l’artista e fotografa sino-britannica Yan Wang Preston.

Yan Wang Preston è stata scelta da una giuria internazionale presieduta dallo scrittore e fotografo William A. Ewing. In risposta al tema di quest’anno “Crescere/Conservare”, il suo progetto a lungo termine denominato “Forest” approfondisce il rapporto tra urbanizzazione e natura, in particolare in relazione alle foreste urbane della Cina. I conflitti tra la rapida crescita delle nostre città e la protezione degli ecosistemi esistenti è una tematica centrale del progetto. Preston si è aggiudicata un premio in contanti pari a 15.000 dollari e fino a 25.000 dollari per realizzare il proprio progetto. La commissione le permetterà di ampliare e completare il progetto che interessa in particolare le attività silvicole nella Cina continentale.
Il vincitore dell’Open Competitition è invece il fotografo irlandese di Dublino Kenneth O’Halloran.

22 giugno - 14 settembre 2017
Casa Saraceni
via Farini, 15
Bologna

Diecixdieci – Festival della Fotografia contemporanea
23-24-25 giugno, 1-2 luglio 2017
Gonzaga (Mantova)

Analogica 2017


a cura di Samantha Marenzi

Molti temi, un’unica tecnica. La mostra di fotografia analogica seleziona i migliori risultati dei corsi di stampa in bianco e nero di Officine Fotografiche, dando spazio ai progetti nati nel contesto del laboratorio. Un luogo di creazione e di tecnica, di riflessione sull’immagine e di artigianato. Un luogo dove si sperimenta la cura dell’oggetto fotografico come punto di equilibrio tra la visione e l’esecuzione.

BIO
Fotografie e Stampe su carta baritata ai sali d’argento di: Margherita Alabastro, Tania Boazzelli, Chiara Bruni, Marta Lombardi, Francesca Pietrisanti, Paolo Schneider Graziosi, Annalaura Tamburrini.

Fotoleggendo 2017
23 giugno – 15 luglio 2017
Officine Fotografiche Roma
Via Libetta, 1
Roma
thomas-tozzi-city-europe-isfci.jpgPh: City Europe © Thomas Tozzi - ISFCI

Giovanni De Angelis - ART REWIND #1

Un progetto fotografico che nasce dall’idea di rivalutare l’arte contemporanea ricominciando proprio da coloro i quali ne sono i creatori e produttori, ovvero gli artisti, e che vede esposti una serie di ritratti realizzati a 48 artisti contemporanei italiani e stranieri, che operano in Italia e che, in prevalenza, hanno un’età non superiore ai 50 anni.
Si tratta di scatti non classici, che sono incentrati sul tema del doppio e che intendono fornire un’interpretazione del lavoro dell’artista, mettendo a fuoco la sua opera e la sua identità attraverso il meccanismo dell’azione e degli oggetti significanti.

23 giugno – 3 settembre 2017
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma
Via Nizza, 138
Roma
giovanni-de-angelis-art-rewind-1-cover-mario-airo.jpgPh: Giovanni De Angelis, Art Rewind #1 - cover (Mario Airò)

Vivian Maier
Una fotografia ritrovata

23 giugno – 8 ottobre 2017
Loggia degli Abati di Palazzo Ducale
Piazza Matteotti, 9
Genova

Capri: un’isola per la fotografia. La Collezione ideale

Dopo le esperienze espositive di grande successo dedicate alla fotografia, dalla mostra del barone Von Gloeden (2009) a Mimmo Jodice (2010), da Herbert List e Maurizio Galimberti (2011), a Irene Kung e Ferdinando Scianna (2012) inoltre Francesco Jodice e Olivo Barbieri (2013), per proseguire con i Ritratti di Giovanni Gastel (2014) la mostra di Massimo Siragusa (2015) e la monografica di Luigi Ghirri (2016) la Fondazione Capri rilancia e prosegue la propria attività culturale e artistica con una nuova mostra alla Certosa di San Giacomo:

Capri: un’isola per la fotografia. La Collezione ideale

La mostra sarà la prima di un ciclo sul tema del collezionismo della fotografia, una riflessione sul significato di collezionare: raccogliere immagini per restituire una funzione narrativa alla fotografia. Per dare corpo a questo progetto sono state individuate tre differenti modalità espositive, suddivise in tre anni. La prima mostra Capri: un’isola per la fotografia. La Collezione ideale prevede una raccolta fotografica tematica proposta direttamente dagli artisti con oltre 40 fotografie, come in una sorta di Collezione ideale.

La mostra si sviluppa attraverso 5 sottosezioni che traggono ispirazione dai forti sentimenti che ad ognuno di noi, in maniera universale, evoca l’idea di Isola. Ogni sezione sarà rappresentata dai lavori di 10 fotografi, per un totale di oltre 40 autori in esposizione.

Le cinque sezioni sono:

- Diversità (che comporta un isolamento dalla maggioranza. Ad esempio: minoranze etniche, religiose, politiche...);
- Speranza (Isola come luogo salvifico, terra di una nuova vita);
- Evasione (Isola come luogo lontano, esotico, nel quale fuggire);
- Intimità (Isola come metafora del nostro mondo interiore);

- Solitudine (allontanamento rispetto a tutto il resto);

La seconda sarà una selezione delle opere più importanti provenienti dai Collezionisti privati napoletani. La terza sarà una ricognizione all’interno delle fototeche pubbliche e private di Istituzioni, aziende, e fondazioni campane.

Artisti in mostra
Mario Giacomelli, Piero Gemelli, Giacomo Giannini, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Gastel, Giuseppe Mastromatteo, Olivo Barbieri, Isabella Balena, Lady Tarin, Massimo Siragusa, Lorenzo Cicconi Massi, Malena Mazza, Marco Pasini, Maria Vittoria Backhaus, Marina Alessi, Maurizio Galimberti, Nicola Cicognani, Nino Migliori, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Paola Mattioli, Paolo Simonazzi, Paolo Solari Bozzi, Raffaela Mariniello, Roberto Cotroneo, Roberto Polillo, Settimio Benedusi, Silvia Camporesi, Uliano Lucas

La mostra sarà accompagnata da un ciclo di talk con i protagonisti del mondo della fotografia:

primo appuntamento 25 giugno 2017 ore 11 Anacapri

Collezionare Fotografia. Intervengono: Denis Curti – curatore della mostra, Lorenza Bravetta – consulente del Ministro per i Beni e le Attività Culturali per la fotografia, Laura Trisorio –Studio Trisorio Napoli

Inaugurazione Sabato 24 giugno, Certosa di San Giacomo, ore 19

Domenica 25 giugno, ore 11 Cesare Augusto - Anacapri Collezionare fotografia
Intervengono Denis Curti, Lorenza Bravetta, Laura Trisorio

Domenica 10 settembre ore 11 Anacapri (da confermare)
Fotografia e cinema. Intervengono: Denis Curti. Mario Sesti – giornalista e critico cinematografico, Regista

Domenica 17 settembre ore 11 Anacapri (da confermare)
Fotografia e letteratura. Intervengono: Denis Curti, Mario Sesti, Scrittore/ Scrittrice

24 giugno - 23 luglio 2017
Festival di Fotografia di Capri IX edizione
Certosa di San Giacomo
Via Certosa, 1
Capri (NA)
mario-giacomelli-presa-di-coscienza-sulla-natura-1975-ph-mario-giacomelli-simone-giacomelli-web.jpgPh: Mario Giacomelli, Presa di coscienza sulla natura, 1975 © Mario Giacomelli, Simone Giacomelli

Ostkreuz. La mostra dell’agenzia fotografica tedesca
Fotoleggendo 2017
24 giugno - 17 settembre 2017
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di Sant'Egidio, 1b
Goethe Institut - Foyer
Via Savoia, 15
Roma

Icone di Hollywood – Fotografie della Fondazione John Kobal

Icone di Hollywood – Fotografie della Fondazione John Kobal è un’estesa indagine sulle grandi stelle cinematografiche dell’epoca classica hollywoodiana e che rende evidente il lavoro di quei fotografi che crearono le immagini scintillanti degli stessi divi.

La mostra presenta 161 ritratti: dai più grandi nomi nella storia cinematografica, iniziando con le leggende del muto come Charlie Chaplin e Mary Pickford, continuando con gli eccezionali interpreti dei primi film sonori come Marlene Dietrich, Joan Crawford, Clark Gable e Cary Grant infine per concludere con i giganti del dopoguerra come Marlon Brando, Paul Newman, Marilyn Monroe, Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Organizzata per decadi, dagli anni Venti fino ai Sessanta, che presentano i divi principali di ciascun periodo, Icone di Hollywood include anche gallerie dedicate ai fotografi degli studi di Hollywood, mostra il processo di fabbricazione di una stella cinematografica e introduce vita e carriera del collezionista e storico del cinema John Kobal, il quale ha estratto da archivi polverosi tutto ciò mettendolo a disposizione dell’arena pubblica e del plauso della critica.

La storia del film solitamente è scritta dal punto di vista di attori o registi, prestando poca attenzione a quell’impresa enorme che rende possibile fare i film. Icone di Hollywood, presenta quel ritratto in gran parte inatteso e quei fotografi di scena che lavorarono silenziosamente dietro le quinte, ma le cui fotografie ricche di stile furono essenziali alla creazione di divi, dive e alla promozione dei film. Milioni e milioni d’immagini, distribuite dagli studi di Hollywood durante l'età d'oro, erano tutte quante il lavoro di artisti della macchina fotografica che lavoravano in velocità, con efficienza e il più delle volte in maniera splendida al fine di promuovere lo stile hollywoodiano in tutto il mondo.
I ritratti di Joan Crawford fatti da George Hurrell hanno contribuito a plasmare la sua emozionante presenza sullo schermo. L'indelebile immagine della Garbo è stata creata nello studio per ritratti di Ruth Harriet Louise. In questa mostra sarà presentato il lavoro di più cinquanta fotografi inconfondibili, tra cui: Clarence Sinclair Bull, Eugene Robert Richee, Robert Coburn, William Walling Jr, John Engstead, Elmer Fryer, Laszlo Willinger, A.L. "Whitey" Schafer e Ted Allan.

Nessuno, meglio di John Kobal, ha compreso l’importanza di questa ricchezza fondamentale del materiale hollywoodiano. Iniziando come un appassionato di film, divenne un giornalista, più tardi uno scrittore e infine, prima della sua morte precoce nel 1991 all'età di 51 anni, fu riconosciuto come uno tra gli storici preminenti del cinema. Essenzialmente la sua reputazione si basa sul lavoro pionieristico di riesumare le carriere di alcuni tra questi maestri della fotografia d’epoca classica hollywoodiana.

Iniziando dai tardi anni sessanta, Kobal cercò di ricongiungere questi artisti dimenticati con i loro negativi originali e li incoraggiò a produrre nuove stampe per mostre che allestì in tutto il mondo, in luoghi come il Victoria & Albert Museum e la National Portrait Gallery a Londra, il MoMA a New York, la National Portrait Gallery a Washington DC, il Los Angeles County Museum of Art a Los Angeles. Una selezione di queste stampe, assieme a quelle d’epoca originali risalenti al periodo degli studi, crea il cuore della mostra.

Ivan Kobaly, nato nel 1940 a Linz, in Austria, fu un appassionato frequentatore di cinema e uno dei suoi primi ricordi fu entrare furtivamente in una sala, accanto alla casa di sua nonna a Salisburgo, per guardare un film di Rita Hayworth mentre veniva proiettato per le forze di occupazione americane. La sua famiglia emigrò in Canada quando aveva dieci anni, e da allora in poi fu conosciuto come John Kobal. Come ogni adolescente Kobal iniziò a raccogliere cimeli di film, un modo per un ragazzo negli anni 1950 di sentire un legame nel lontano Canada con il glamour di Hollywood.

Dopo aver finito il liceo Kobal si trasferì, dopo un breve soggiorno a New York, a Londra che sarebbe rimasta la sua casa per il resto della sua vita. Trascorse quattro anni in giro per le province inglesi e ad apparire in spettacoli serali, ma nel frattempo passava i suoi pomeriggi a rovistare tra i mercatini dell'antiquariato e le librerie di seconda mano in cerca di cimeli cinematografici, tra cui annuali di vecchi film, riviste amatoriali, cartoline postali e istantanee di film. Con il 1964 terminò la sua carriera di attore, anche se le sue abilità teatrali, le sfruttò quando iniziò a collaborare come freelance nel programma radio della BBC Movie-Go-Round, e più tardi divenne il corrispondente americano della rete. Frequenti viaggi a New York e Los Angeles coincisero con la chiusura dei principali studi cinematografici di Hollywood. Per un giovane interessato ad acquisire le reliquie del passato glorioso di Hollywood questo non poteva che essere un momento più favorevole. Appena gli studi svuotarono letteralmente gli archivi fotografici, che avevano accumulato materiale sin dall'inizio della produzione cinematografica, Kobal fu lì per raccogliere tanto quanto potesse infilare nel bagagliaio della sua station wagon.

Kobal teneva moltissimo alla conservazione dei manufatti passati di Hollywood. In breve fu conosciuto come colui da cui “vai a rifornirti” se uno avesse voluto una buona fotografia di Joan Crawford o Bette Davis. John Kobal pubblicò diversi libri tra cui il pionieristico L’arte dei grandi fotografi di Hollywood (1980). Autore di più di trenta libri sulla storia cinematografica, morì a Londra nel 1991.

La fondazione John Kobal è stata istituita nel 1990 per far avanzare lo studio e l’esposizione della fotografia, soprattutto poiché collegata ai ritratti. Alla sua morte nell'ottobre 1991, la Fondazione John Kobal ha ricevuto la sua collezione di negativi fotografici originali 8x10 e stampe d'arte prodotte dai fotografi degli studi di Hollywood. Fin dall'inizio la Fondazione ha fatto donazioni, ha sostenuto mostre e promosso lo studio di Hollywood classica attraverso la pubblicazione di molti libri.

In associazione con la National Portrait Gallery (Londra), la Fondazione ha sponsorizzato il Premio John Kobal per il Ritratto Fotografico per dieci anni, dal 1993 al 2003. La correlata mostra delle migliori fotografie di ritratto scattate da fotografi contemporanei è stata un successo popolare, ed è presto diventato il più prestigioso premio dedicato alla fotografia di ritratto nel Regno Unito.

Oggi la Fondazione sovvenziona principalmente la commissione di opere di fotografi che sono a inizio carriera. Attraverso i Premi John Kobal per le Nuove Opere, che sono parte degli annuali Premi Taylor Wessing, la Fondazione sponsorizza una commissione attraverso la quale un fotografo sotto i trent'anni è impegnato a scattare un ritratto, per la NPG (National Portrait Gallery – Londra), di un talento emergente nell’industria britannica del cinema o della televisione. La Fondazione è anche uno degli sponsor dell’annuale Premio Primo Libro del National Media Museum, parte dei Premi del Libro Kraszna-Krausz, che (in collaborazione con MACK) sostiene la pubblicazione di un libro di un fotografo inedito. È anche uno sponsor di Photo Londra e fornisce finanziamenti per fotografo emergente per un periodo di residenza a New York.

24 giugno - 17 settembre 2017
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194
Roma

L'inchiostro e lo sguardo. Immagini di due testimoni del 900

Giulio Bollati e Inge Feltrinelli. Due vite che hanno seguito un bizzarro percorso perpendicolare per incontrarsi, alla fine, in un Paese malridotto dalla guerra, bisognoso di “cure culturali” e – forse ancora di più – di padri spirituali. Parmense di nascita, torinese per indole (o destino) e assunto alla Einaudi nel 1949, Bollati si trovò ai vertici nel momento forse più splendente della casa editrice, quello costellato da nomi come Calvino o Vittorini. Inge Feltrinelli, nata a Gottinga, in Germania, a Milano ci arrivò nel 1960, quando la casa editrice che avrebbe guidato assieme al marito Giangiacomo aveva già fatto conoscere al mondo Il Dottor Zivago di Boris Pasternak e, di lì a due anni, avrebbe pubblicato Il Tamburo di latta di Günter Grass. Sia l'uno che l'altra (a proprio modo) hanno guidato l'Italia in un processo di maturità storica non facile. La stessa Einaudi (che Pavese definiva un posto dove regna una «concordia discorde») ne è un esempio: i rapporti con il Partito Comunista, l'egemonia culturale, la condivisione delle scelte a dispetto della durezza del primo fondatore, Giulio Einaudi, erano tutti nodi che rispecchiavano la coscienza della classe dirigente italiana. Che indirizzo dare alla cultura nel secondo Dopoguerra? Come scegliere temi e persone in un Paese in cui, appena qualche anno prima, le divisioni ideologiche avevano dilaniato borghi, città, coscienze, famiglie, amori? Ecco, si aveva bisogno di padri. E di figli ben disposti.

In questo senso, sia Bollati che Inge Feltrinelli sono stati dei “padri”. Spiriti guida in un momento in cui la cultura rappresentava il nodo più delicato, stretto tra ideologia e comunicazione di massa, accademia e televisione, alto e basso. Inoltre, forse non è casuale il fatto che entrambi si siano ritrovati anche su un altro pianeta e la simbologia astrofisica è voluta: sia per Giulio che per Inge la fotografia è stata ed è un universo a parte, un campo di ricerca nel quale diventare altro da sé, un po' alieni. La mostra L'inchiostro e lo sguardo, ospitata nel Palazzo dei Duchi di Santo Stefano di Taormina fino al 30 luglio, in occasione di Taobuk 2017, propone un centinaio di foto scattate da Bollati e da Feltrinelli proprio in quell'epoca (anche se con alcune estensioni temporali) e vuole essere un'indagine visiva di quel processo di filiazione. L'immagine di Hemingway abbandonato sul pavimento, simile a un dio pagano addormentato nell'ebbrezza; lo sguardo un po' infantile di Giorgio Manganelli che esce da una salumeria di paese; il sorriso guascone di Elio Vittorini che Bollati fotografò in canottiera. È il romanzo della cultura che si raccontava in déshabillé, nel tono informale con il quale il papà porta il figlio al parco al sabato.

Che ritragga Picasso, Chagall o Anna Magnani, Feltrinelli coglie quello che Capa chiamava "The decisive moment": un sorriso disimpegnato, un gesto noncurante, una smorfia che connota il personaggio. E lo stesso fa Bollati: le famose scampagnate di gruppo a Dogliani, nelle quali si discuteva di Gombrich o Marx tra un panino alla mortadella e un bicchiere di vino frizzante, ci restituiscono il lavoro culturale nella sua forma più atipica (atipica per quell'epoca, prima ancora che i settimanali e la televisione ci rendessero simpatici gli intellettuali). C'è Calvino che si guarda le mani, ci sono Natalia Ginzburg e Giulio Einaudi colti nella stessa espressione con la mano appoggiata alla guancia, c'è Primo Levi che tenta di concentrarsi su chissà cosa. E ancora Spriano, Ponchiroli, un giovane Ernesto Ferrero. Espressioni rubate, come “rubata” fu la foto che Inge Feltrinelli scattò a Greta Garbo ferma a un semaforo (foto i cui proventi della vendita le permisero di vivere qualche giorno di più a New York). Quella che invece fece a Fidel Castro fu un'alchimia di casualità e tenacia, condivisa con il marito Giangiacomo: entrambi raggiunsero il rivoluzionario a Cuba ma lui non si fece vedere per giorni, finché decisero di trascorrere una mattina al mare. Ebbene, lui andò da loro proprio quella mattina.

In questa paternità di sguardi, indirizzi e semine culturali, si ritrova un grande romanzo italiano. Di quell'Italia che, poco alla volta, faceva i conti con i padri.

25 giugno - 30 luglio 2017
Taobuk 2017
Palazzo dei Duchi di Santo Stefano
Via De Spuches
Taormina (ME)
linchiostro-e-lo-sguardo-immagini-di-due-testimoni-del-900_06.jpgPh: Anna Magnani a Cinecittà nei primi anni Cinquanta - © Inge Schoenthal Feltrinelli LUZ

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