Mostre fotografiche: ultimo weekend di luglio

Aspettando l'ultimo fine settimana di luglio 2017 con la nostra selezione di mostre fotografiche in viaggio per tutta Italia

Questa selezione di mostre fotografiche fresche di inaugurazione, saluta l'ultimo weekend di luglio con un viaggio nel tempo e l'inafferrabile, paesaggi di strada, dialoghi interiori e atlanti possibili.

Un viaggio con l’Atlante Linguistico dell'Italia che torna nel Friuli di inizio secolo con Paul Scheuermeie, segue il corso del Fiume esplorato dal progetto Collettivo Synap(see), scopre le meraviglie del mondo sommerso con Lorenzo Terraneo.

Prosegue con i paesaggi indistinti e sfuggenti di Michael Ackerman, le storie di stanze, universi femminili e dialoghi interiori di Cristina Coral, la fotografia (di) strada del Leica Ambassador Stafano Mirabella e la ricerca sul paesaggio del Combat Prize Paola Di Bello.

Inizia e finisce nei volti, con i ritratti delle icone del cinema italiano fotografate da Pino Settanni, con il lato più intimo e privato di attori, registi, poeti, nobili, rockstar, stilisti e artisti fotografati da Claudio Barontini.

Michael Ackerman
Watermark

25 luglio - 16 settembre 2017
Leica Galerie Milano
Via Malaga, 4 (Angolo Piazza Duomo)
Milano

Lorenzo Terraneo. Le meraviglie del mondo sommerso

Spazio Immagine Design “Rossana Bossaglia”, questo è il nome del nuovo progetto espositivo del Settore Cultura del Comune di Pavia collocato all’interno del Broletto e progettato da Plano con un allestimento flessibile per offrire al pubblico un percorso razionalmente mirato.
Viene inaugurato mercoledì 26 luglio alle 18.30 con la mostra fotografica di Lorenzo Terraneo “Le meraviglie del mondo sommerso” che raccoglie venticinque spettacolari immagini subacquee di minuscole entità del mondo animale.

Da tempo immemorabile ci si interroga sulle possibili forme di vita extraterrestre, eppure basterebbe guardare con più attenzione il mondo in cui viviamo per accorgerci di quali meraviglie sia popolato. Per farlo la fotografia è lo strumento prezioso che può farci da guida per riscoprire il piacere della meraviglia: Lorenzo Terraneo è la nostra guida per avvicinare a una realtà inafferrabile anche se a noi vicinissima, quella del mondo sommerso. Grazie a una tecnica raffinatissima e a una grande conoscenza del mondo animale, insegue minuscoli esseri nelle loro stupefacenti movenze, attende con pazienza che allarghino branchie, distendano tentacoli, si chiudano su se stessi o sviluppino il corpo, tendano trappole e cerchino di sfuggirle. Usando la tecnica della macrofotografia, Terraneo evidenzia minuscoli particolari mostrando così la bellezza straordinaria di esseri che assumono l’aspetto di fiori, i movimenti cauti di alcuni, le caratteristiche cromatiche in un inseguirsi di gialli, arancioni, blu di altri. Sott’acqua c’è un modo pieno di incanto: il movimento sussultorio di una stella marina che espelle le sue uova, l’occhio interrogativo di uno scorfano, l’elegante sinuosità di uno spirografo aspettano solo di essere ammirati e le raffinatissime fotografie di Lorenzo Terraneo ci aiutano a farlo. (Roberto Mutti)

Lorenzo Terraneo, milanese classe 67, nel 2010 ha unito la forte passione per il mare e la subacquea con quella per la fotografia che lo ha sempre accompagnato fin dai tempi del liceo. Appassionato di biologia marina e terrestre, cerca nelle sue fotografie di ricreare la magia dell’incontro tra le meraviglie della natura e le emozioni umane. Come set predilige il Mar Ligure dove si immerge con la sua voluminosa attrezzatura: reflex Nikon scafandrata Ikelite, con obiettivi macro o fish eye, due flash, lenti aggiuntive macro, lampade e snoot. Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti in concorsi nazionali e internazionali fra cui Asferico, Oasis, Neapolis, Ocean Art (Usa), Tipoty –Travel photographer of the year (U.K.), Golden Turtle (Russia), Pictures of the year -Ocean Geophics Society (Australia), National Wildlife Federation annual photo contest (Usa), Sea international photo contest NCUPS (USA), Ocean of life (Sudafrica). Sue opere sono state esposte in Italia e all’estero (Iziko South African Museum, Cape Town, Zagabria, San Francisco, Mosca) e pubblicate su Il Subacqueo, National Wildlife world edition, Scubashooter.

Orario aperture
giovedì-domenica, ore 18.00 - 21.00
mercoledì, ore 21.00 - 24.00
sabato e domenica, ore 10.30 - 12.30
Ingresso gratuito

26 luglio - 27 agosto 2017
Inaugurazione: mercoledì 26 luglio 2017, ore 18.30
Spazio Immagine Design “Rossana Bossaglia”
Broletto (antico Palazzo Comunale)
Ingresso da Via Paratici 21 e Piazza Cavagneria
Pavia

PRIMI PIANI – Le icone del cinema italiano fotografate da Pino Settanni

Dopo la mostra che nella scorsa primavera – salutata da un felice riscontro di pubblico – ne ha celebrato il lavoro di grande reporter in giro per il mondo, Istituto Luce Cinecittà torna a celebrare il genio fotografico di Pino Settanni con un’esposizione che si annuncia come uno degli eventi imperdibili di questa estate romana, e che omaggia la sua opera più nota e inimitabile: quella di ritrattista delle stelle, delle icone, dei protagonisti del cinema italiano.
Primi Piani – Le icone del cinema italiano fotografate da Pino Settanni, che inaugura al pubblico Mercoledì 26 luglio presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale (via Piacenza, 1), promossa e organizzata da Istituto Luce Cinecittà, è il racconto in oltre 50 grandi ritratti, del fascino, del segreto, dei successi di una stagione straordinaria del nostro cinema, in significativa coincidenza con gli 80 anni festeggiati quest’anno da Cinecittà.

Una mostra che riunisce i più celebri scatti di attrici, attori, divi, registi, immagini note e presenti nella memoria di appassionati, e altre meno conosciute e assolute scoperte per tutti gli amanti della settima arte, dedicate a personaggi amatissimi, parte della memoria collettiva e del nostro immaginario.
Un corpus dalla tecnica riconoscibile, icastica, di formidabile semplicità comunicativa. Un marchio di fabbrica: un’opera al nero, quello di tutti i fondali in cui Settanni ospita i suoi soggetti (spesso amici del fotografo) accompagnati da un oggetto-simbolo elettivo, scelto dagli stessi protagonisti.
Opere al nero, ma da cui far esplodere un mondo di colori. Con una chiaroveggenza psicologica per cui i registi e attori dentro l’obiettivo di Settanni, risultano sempre decisamente se stessi, anche se in pose e panni inattesi.
Di tutti loro si può dire che Settanni crea un personaggio, per farne emergere la persona.
Allora si troverà Federico Fellini in una deflagrazione di matite, il mitico Monicelli in veste di ‘monaco’, Mastroianni scolpito in un remake a colori e maturo de La dolce vita sulla spiaggia, Monica Vitti ipnotica dietro un uovo di struzzo, una estatica Ornella Muti, Robert Mitchum e Sergio Leone scolpiti come nei piani ravvicinati dei loro film. E ancora Mariangela Melato, i Taviani, Dario Argento inquietante, empatico, un Lino Banfi e una Edwige Fenech come mai li si è visti, Massimo Troisi eternato nella sua sensibilità, accanto all’affabile divismo della Loren, di Nino Manfredi. E tanti altri.
Compaiono le familiari ‘sciarpe rosse’, uno degli oggetti feticcio dello stesso Settanni, che le presta ai compagni di viaggio come un filo a unirne gli sguardi, e che avvolgono Carlo Verdone, Pupi Avati, Lina Wertmuller, Franco Nero…

Una vera festa del fascino, della complicità, della sensualità del cinema.
Non è stato regista Settanni, ma in queste foto non si riesce a non pensarlo tale, e i suoi soggetti ne ricevono inquadrature icastiche come nei loro film.
Ed esposte nella mostra, le loro immagini diventano fotogrammi in movimento di un film: quello di un irripetibile cinema italiano. Di cui se si vuole, Settanni è stato non solo eccelso direttore della fotografia. Ma un compagno di strada che con la sintesi e la magia del suo mestiere ha messo in scena un magnifico intreccio, e un cast di stelle.

All’ingresso dell’esposizione, ad accogliere il visitatore prima del percorso di immagini, un curioso omaggio audio, quasi un’introduzione al percorso: le registrazioni sonore di Federico Fellini, Mario Monicelli e Sergio Leone, che raccontano il loro rapporto con Cinecittà, e una loro idea del lavoro nella Fabbrica dei Sogni.
A conferma di una mostra che rappresenta un’ideale conversazione tra il fotografo Settanni e il grande schermo.
Inoltre la mostra è impreziosita da uno speciale video installato su schermo, per la cura di Roland Sejko, che con le immagini del grande Archivio Luce ripercorre i primi 80 anni di Cinecittà: i suoi Teatri, i set, i divi. Una panoramica di un secolo di immagini e sogni.

Le immagini di questa mostra provengono tutte dal Fondo fotografico Pino Settanni, che l’Archivio Luce ha acquisito nel 2015: un tesoro di oltre 60.000 scatti, di cui il Luce va completando digitalizzazione e catalogazione, e organizzando eventi espositivi per diffondere l’opera di questo grande, tra fotografia, realtà, e cinema.

La mostra PRIMI PIANI – Le icone del cinema italiano fotografate da Pino Settanni sarà aperta per tutta l’estate, fino al 24 settembre (con chiusura dal 12 al 18 agosto), con ingresso gratuito.

26 luglio - 24 settembre 2017
Inaugurazione: mercoledì 26 luglio 2017, ore
Teatro dei Dioscuri al Quirinale
via Piacenza, 1
Roma
primi-piani-le-icone-del-cinema-italiano-fotografate-da-pino-settanni.jpg

Fiume - Collettivo Synap(see)
29 luglio - 11 agosto 2017
Inaugurazione: sabato 29 luglio 2017, ore 18.00 con aperitivo
BACO Baratti Architettura e arte Contemporanea Archivio Vittorio Giorgini
Località Baratti
Piombino (LI)

Cristina Coral - Storie di Stanze/RoomStories

Si inaugura il 27 luglio alle 18 a Santa Maria della Scala Storie di stanze Room Stories, personale di Cristina Coral, fotografa italiana attiva solo dal 2012, ma già più volte premiata a livello internazionale e pubblicata su numerose e prestigiose riviste.
Con questa mostra, il Santa Maria della Scala prosegue quel percorso di esplorazione della fotografia contemporanea iniziato lo scorso anno e connotato dalla ricerca di forme espressive e linguistiche innovative particolari.
Storie di stanze Room Stories è composta da 23 immagini attraverso cui Cristina Coral propone ambientazioni dall’aria un po’ vintage, atmosfere silenziose, dove fragili figure femminili appaiono sole, talvolte in languide pose, immerse nel flusso di intime emozioni, apparentemente sovrastate dallo spazio in cui agiscono, ma al contempo fondamentali ad equilibrare con la propria pienezza il vuoto che le circonda. Una pienezza riconducibile al piacere della solitudine, all'idea della relazione silenziosa che ciascuno ha, o dovrebbe avere, con se stesso.
Un lavoro visivo di rara compostezza formale, attraverso cui l'autrice esplora, attraverso la fotografia, i propri pensieri e le proprie emozioni, creando una lingua personale, una sorta di alfabeto visivo, connotato da un'intensità cromatica particolare, in cui la luce diventa la chiave espressiva fondamentale per comprendere il senso della relazione fra le figure femminili e lo spazio che abitano.

Le Storie di stanze - spiega la stessa Coral - "è uno studio iniziato nel 2013 quando ho scattato in alcuni appartamenti, hotel e ville storiche della mia città. Le stanze che scelgo sono luoghi in cui gli spazi fra gli oggetti - come nelle pitture giapponesi - sono i veri protagonisti delle immagini. Le ambientazioni che scelgo, in qualche modo, devono essere quasi sospese e racchiudere la forma, la composizione e contenere la dimensione delle mie idee. Il tempo come la luce hanno un ruolo molto importante. Credo che "la mia fotografia" colga dei momenti al di là del tempo", più vicina al mistero che ciascuno di noi é per se stesso. La complessità delle figure femminili è la migliore interprete della mia visione dei sentimenti. Ho voluto catturare tracce del loro dialogo interiore."

Daniele Pittèri, Direttore del Santa Maria della Scala , dichiara: "Ho scoperto Cristina Coral su Instagram, che ho imparato a frequentare da molti anni come "ambiente" di innovazione nel campo della fotografia. La ho ritrovata, più tardi, su Juliet Magazine e su Metal Magazine. Ogni volta che mi imbattevo nelle sue fotografie mi colpivano tre cose: la luce, la compostezza formale dei suo scatti, l'atmosfera sospesa nello spazio e nel tempo in cui si collocavano, il rapporto fra pieni e vuoti. Col tempo ho smesso di imbattermi in lei casualmente, ma ho voluto seguirla con costanza, per esplorare l'evolversi della sua ricerca visiva, per comprenderne la cifra stilistica, connotata da un'unicità espressiva non riconducibile alle principali tendenze contemporanee, o almeno con esse non confondibile. Storie di stanze Room Stories la abbiamo poi costruita assieme, lavorando a distanza, ma con una sintonia immediata, immaginando un percorso coerente fra le immagini, come se fossero fotogrammi distonici ma organici di un'unico percorso narrativo."

Cristina Coral è una fotografa italiana, il cui lavoro è stato esposto in numerose mostre collettive e personali in Italia e all'estero. Una delle sue opere fa parte della collezione permanente del MACS. Ha vinto diversi riconoscimenti di livello internazionale: al Px3 di Parigi; al IPA di New York e al Life Framer Photography Prize, Edition III. I suoi lavori sono stati pubblicati su diverse prestigiose riviste nazionali ed estere.

Orario visite
lunedì - domenica, ore 10.00 -19.00
solo giovedì, ore 10.00 – 22.00

27 luglio - 10 settembre 2017
Inaugurazione: giovedì 27 luglio, ore 18.00
Complesso Museale di Santa Maria della Scala
Piazza Duomo, 1
Siena

Stefano Mirabella. Il cielo in una stanza

Venerdì 28 luglio 2017 alle ore 19.00, la galleria Honos Art di Roma presenta in collaborazione con il Festival IMAGORBETELLO la mostra fotografica “Il cielo in una stanza”, di Stefano Mirabella, a cura di Giuseppe Prode.

Trenta fotografie sono Il cielo in una stanza di Stefano Mirabella, un punto chiave del suo percorso professionale: fotografia (di) strada. Questa selezione è lo stato dell’arte di un percorso iniziato nel 2012 e giunto oggi ad uno stadio maturo del fotografo,cheracconta e rivela spigolature di una Roma sotto gli occhi di tutti, apparentemente. Una città appena accennata, dettagli non voluti la rivelano in un racconto lieve fatto di sguardi, incontri a distanza ravvicinata, vita vissuta. La mano felice, e la complicità di alcune situazioni danno forza a queste fotografie e invitano chi le guarda a tentare un esercizio di stile quotidiano, ovvero allenare l’occhio all’ovvio e provare ad andare oltre. A questa selezione prigemia sono state aggiunte piccole integrazioni con un quid in più: il colore. 9 fotografie paradossalmente monocrome, ovvero l’azzurro su tutto e poi piccoli segni, che ci regalano un tempo sospeso e un’attesa a volte divertente.

Un’associazione aderente, che segue il pensiero di Carlo Scarpa “Volevo ritagliare l’azzurro del cielo”, e questa sua riflessione ci conduce per mano al tema delle fotografie di Stefano: noi guardiamo a colori, viviamo a colori, di fatto il bianco e nero era una esigenza editoriale di qualche anno addietro, oggi un modo come un altro di esprimersi, ma siamo permeati di una realtà policroma. Due scie nel cielo, la punteggiatura con “tre rossi” e altre situazioni, sono frutto di attese, pazienza e voler con ostinazione raccontare con lievità. Stefano Mirabella dimostra con queste fotografie, di appartenere a pieno titolo a quel nobile elenco di fotografi che della fotografia di strada ne hanno fatto ragione e stile di approccio.

Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973; nel 2003 muove i primi passi nel mondo della fotografia frequentando alcuni corsi nelle migliori scuole di Roma. Subito dopo inizia un percorso fotografico personale, che lo vede impegnato nel reportage sociale, numerosi i viaggi fotografici all’estero: Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, India, Siria e i territori occupati palestinesi. Queste esperienze danno vita ad alcune mostre personali e pubblicazioni varie. La passione per la fotografia lo porta a intraprendere la strada dell’insegnamento, tiene costantemente corsi di fotografia avanzati e di base, individualmente o per conto di associazioni e scuole. Dal 2012 pratica la Street Photography. Entra subito a far parte del collettivo italiano Spontanea. Vive la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la sua città. Predilige questa fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla. Nel 2015 è diventato Leica Ambassador ed è oggi docente presso la Leica Akademie Italy.

28 luglio - 24 agosto 2017
Inaugurazione: venerdì 28 luglio 2017, ore 19.00
ImagOrbetello
Sala Espositiva Imago
Piazza del Popolo
Orbetello (GR)

Paola Di Bello. Marge e altri paesaggi

La mostra, realizzata dal Comune di Livorno in collaborazione dell’Associazione culturale Blob ART e la Fondazione Livorno, celebra la ricerca artistica di Paola Di Bello, vincitrice del Combat Prize 2016 premio speciale “Fattori Contemporaneo” con l’opera intitolata Marge de la Photographie.

La ricerca artistica di Paola Di Bello ben rappresenta le traiettorie che la fotografia europea ha intrapreso negli ultimi trent’anni, indirizzando i propri interessi nei confronti di modalità operative variegate, frutto dell’ibridazione tra la vocazione concettuale ereditata dalle generazioni precedenti e l’indagine sociale che vede l’uomo e il paesaggio al centro dei propri interessi.
Negli anni Novanta si fa strada negli interessi di Paola Di Bello l’indagine dell’uomo contemporaneo come produttore di segni capaci di delineare i propri caratteri dominanti. Lo specifico punto di vista della fotografia e delle immagini video, quindi la differenza percettiva tra questi due linguaggi, è al centro di Video-Stadio (1997), Espèce d’Espace (2001), Il grande Piccolo (2004) e Le dodici fatiche di Marwa(2005), quattro opere video presenti in mostra che indagano l’ambiguità del reale. Con questi lavori Di Bello introduce nella sua produzione l’utilizzo dell’immagine in movimento, che si rivelerà necessaria a mostrare la magia contenuta nei soggetti apparentemente più banali.

Un’ampia serie fotografica allestita al Museo fattori è Concrete Island (1996- 2001), mobili e complementi d’arredo abbandonati ai bordi delle strade, fotografati dall’autrice in modo tale da riassumere la posizione d’origine, capovolgendo piuttosto il paesaggio realizzata dal Comune di Livorno in collaborazione dell’Associazione culturale Blob ART e la Fondazione Livorno.
un’azione destabilizzante che Di Bello adotta anche in altre opere. L’artista utilizza la fotografia per vedere la realtà in modo differente rispetto a quanto i nostri occhi sono in grado di fare senza l’ausilio della macchina.

L’indagine sul paesaggio, tema caro alla fotografia italiana, non tarda ad arrivare nell’opera di Paola Di Bello. In Fuoricampo (1997) è l’osservazione dei luoghi a farla da padrone, sempre guardati dall’autrice mediante una sorta di automatismo che si auto-impone. Anziché sentirsi libera di fotografare la porzione di spazio a lei più congeniale, Di Bello sceglie di guardare il paesaggio periferico della sua città natale, Napoli, tramite l’inquadratura offertagli dalle porte dei campetti da calcio più o meno improvvisati che si trovano nell’hinterland della città.

È invece degli anni Duemila l’opera vincitrice del Combat Prize 2016, dove un’attenta indagine dei luoghi va a braccetto a interessanti conclusioni linguistiche rispetto alla fotografia e al suo particolare regime percettivo. Nella serie fotografica Marge de la Photographie (2002-2016), il paesaggio continua a funzionare come tale, anche quando viene utilizzato soltanto il margine superiore e quello inferiore dell’immagine. L’occhio continua a vede un paesaggio anche laddove è presente solamente un collage di due superfici accostate più o meno casualmente.

La mostra è accompagnata da un catalogo monografico: Paola Di Bello. Marge e altri paesaggi, a cura di Luca Panaro.

Milanese di adozione, Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961. Fotografa e video maker, si è formata nello studio del padre Bruno e, dopo anni di lavoro come sua assistente, ha iniziato a viaggiare in Europa. Al ritorno propone i suoi lavori fotografici alla Galleria Careof di Milano, dove nel 1990 espone la sua prima personale, mentre l’anno successivo vince una borsa di studio in Florida. Dal 2006 è titolare della cattedra di Fotografia dell’Accademia di Brera, dove dirige il Biennio specialistico di Fotografia. Impegnata a esplorare le problematiche socio-economiche della città contemporanea, Paola Di Bello racconta il potenziale di cambiamento della realtà attraverso una ricerca che include la dimensione globale e la vita locale, entrando in situazioni di vita quotidiana, spesso caratterizzate da un profondo disagio umano, e determinando uno spostamento del punto di vista.
Ha ideato campagne fotografiche sul tema delle periferie urbane, delle favelas sudamericane, degli homeless e delle comunità Rom, viaggiando tra New York e Baghdad, Tokyo e Napoli, la Romania e Mirafiori. Ha esposto in numerosi musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui la 50a Biennale di Venezia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, la galleria The Agency di Londra, il Museu Berardo di Lisbona, la Gamec di Bergamo, la Fotografins Hus di Stoccolma, l’Hunter College di New York, il MAXXI di Roma, il MART di Rovereto e la Biennale di Corea. Nel 2009 ha pubblicato Bildung, una quarantina di doppi ritratti di ragazze e ragazzi ripresi all’inizio e alla fine della scuola, e nel 2016 pubblica Works 84-16, la sua prima monografia con taglio retrospettivo a cura di Luca Panaro. Nel 2016 ha realizzato un progetto site-specific per Museo del Novecento di Milano, a cura di Gabi Scardi, e la Galleria Bianconi di Milano le ha dedicato nel 2017 una personale curata da Raffella Perna. Suoi lavori sono presenti nelle migliori collezioni d’arte.

Orario apertura: Venerdì 16-19; Sabato e Domenica 10-13 / 16-19

28 luglio - 26 agosto 2017
Inaugurazione: venerdì 28 luglio 2017, ore 17:30
Museo Civico Giovanni Fattori ex Granai di Villa Mimbelli
Via San Jacopo In Acquaviva, 65
Livorno

FRIULI 1922 - Paul Scheuermeier

Nel 1919, Paul Scheuermeier ricevette l'incarico da parte dei linguisti suoi maestri Karl Jaberg e Jakob Jud di prendere parte ai rilevamenti finalizzati alla stesura dell’Atlante Linguistico dell'Italia e della Svizzera Meridionale (AIS) occupandosi in particolare dell'Italia settentrionale.
Nel 1922 realizzò 142 immagini corredate da schede del Friuli (90) e dell' Istria (52) che il CRAF nel 1997 ha acquisito in formato di stampe chimiche e files digitali dall'Università di Berna dove l'archivio è conservato.

Nel catalogo della mostra sarà presente un testo di Aline Kunz che si è occupata del carteggio (1919-1925) tra Karl Jaberg e Paul Scheuermeier. È una corrispondenza che, oltre alle preziose informazioni di tipo scientifico e metodologico, svela anche il “dietro le quinte” del lavoro di raccolta: aspetti storici, culturali e anche personali che ci permettono di delimitare meglio il contesto in cui l’Atlante è nato.

Mostra aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18

29 luglio - 3 settembre 2017
Inaugurazione: sabato 29 luglio 2017, ore 17.30
Friuli Venezia Giulia Fotografia 2017
Scuola d’Ambiente
Barcis
paul-scheuermeier-sappad.jpgPh: Sappada © Paul Scheuermeier

Claudio Barontini, Fotografie

L’esposizione, organizzata e promossa dal Comune di Lerici e da Sviluppo Turistico Lerici, in una delle location più belle e affascinati del Golfo dei Poeti, raccoglie circa cinquanta scatti che raccontano il lato più intimo e privato di attori, registi, poeti, nobili, rockstar, stilisti e artisti, immortalati dal fotografo livornese.

In mostra ci saranno, per esempio, i ritratti in bianco e nero di Mario Monicelli, Vittorio Gassman, Sofia Loren, Pietro Cascella, Roberto Cavalli, Clara Agnelli, Vivienne Westwood, Patti Smith, Lou Reed, Franco Zeffirelli, Lindsay Kemp, Carlo d’Inghilterra e di molti altri personaggi.
Fil rouge di questa gallery di celebrità sarà lo stile inconfondibile, elegante ed essenziale di Barontini, che attraverso i suoi ritratti crea un dialogo empatico tra fotografo, soggetto e spettatore.

«Nella fotografia – spiega l’artista - rifiuto ogni tipo di spettacolarizzazione. Rispetto il momento e la semplicità del reale. Non mi interessa fotografare i personaggi celebri come appaiono attraverso il filtro dello spettacolo. Voglio raccontare il loro lato più segreto mettendoli in posa, di fronte a sé stessi, o anche solo semplicemente rubando uno sguardo, un gesto o un’espressione che parla di loro al di là del palcoscenico».

Nato a Livorno nel 1954, Barontini ha iniziato a fotografare negli anni ‘70, mentre suonava in tournée mondiale il basso e il contrabbasso nell’orchestra della cantante Milva. Nel 1990 è diventato fotografo professionista e da allora innumerevoli sono le pubblicazioni su prestigiosi periodici internazionali e le partecipazioni a mostre ed eventi artistici.

Catalogo in mostra edito da Pacini Editore (Pisa) con intervento critico di Enrico Gusella.

ORARI: Dal 29 luglio al 3 settembre 2017: 10.00-12.00 / 17.00-23.00
Dal 4 al 17 settembre 2017: 10.00-12.00 /16.00-21.00
ingresso gratuito

29 luglio - 17 settembre 2017
Inaugurazione: sabato 29 luglio 2017, ore 18.00
Castello Monumentale di Lerici
Lerici \ La Spezia

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