Adam Jeppesen - Out of Camp

Adam Jeppesen in viaggio dal Polo Nord all'Antartide, esplora il paesaggio quasi metafisico di immagini e stampa fotografica con errori ed imperfezioni

Il mondo sedotto dalle immagini tecnicamente riproducibili e perfettamente ritoccabili che aspirano alla cancellazione dei difetti, non sembra interessare Adam Jeppesen o il suo approccio analogico e innovativo alla fotografia, con tecniche sperimentali di stampa e progetti sensibili a cambiamento e declino, quanto al valore di errori ed imperfezioni.

Di ritorno del viaggio di 487 giorni, compiuto nel 2009 dal Polo Nord al Polo Sud, con la sola compagnia di una macchina fotografia ad altissima risoluzione, per la realizzazione di fotografie di grande formato a colori del paesaggio incontaminato, sono state le tracce fisiche dell'esplorazione, lasciate sui negativi da graffi, macchie e polvere, ad ispirare il radicale cambio di rotta del progetto che ridefinisce il ruolo della stessa fotografia con la selezione di opere delle serie, XCopy, Parts, Ghosts, Scatter e Folded, esposte con Out of Camp.

Usando la parete del suo studio come superficie della sperimentazione scultorea e performativa delle serie XCopy (2011-2012) e Parts (2011-2014), Jeppesen scompone i suoi scatti di paesaggi a colori in formati maneggevoli, successivamente fotocopiati in bianco e nero e assemblarli nuovamente come un puzzle, ricorrendo all'uso di aghi che gli forniscono una valenza fisica e tridimensionalità.


Per Ghosts (2013-2014) Jeppesen ricorre ad un uso nuovo della fotoincisione, applicando il colore alla lastra soltanto una volta all’inizio del processo di stampa, per consentendo all'immagine di svanire pagina dopo pagina come uno spettro, mentre la concretezza del progetto contempla il medium fotografico nell’era del digitale.

Con la serie Scatter (2014-2016), Jeppesen ritaglia dai negativi il dettaglio che a posteriori potrebbe averlo indotto a scattare la fotografia, esponendolo singolarmente.

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Con Folded (2014-oggi) le fotografie di paesaggi, stampate a colori su carta di riso di grande formato, vengono piegate come mappe e i segni della piegatura creano un reticolo di linee sugli scatti esposti che le scompongono in svariati rettangoli, ognuno dei quali può essere contemplato come una fotografia a sé stante.

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Il percorso visivo della prima esposizione completa di Adam Jeppesen in Germania, presentata da C/O Berlin con la curatela di Ann-Christin Bertrand, grazie alla collaborazione con il museo berlinese e il supporto della Danish Arts Foundation, fino al 27 agosto 2017 espone Out of Camp anche al Foam Fotografiaemuseum di Amsterdam, con circa 80 opere delle diverse serie che trasformano il mezzo riproducibile in oggetto artistico unico e, testando nuove possibilità di visual storytelling, mettono in discussione forma e percezione della fotografia, riflettendo su nuove tendenze e forme artistiche del mezzo fotografico, come le mostre incluse nel progetto "Thinking about Photography" del C/O Berlin.

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Ad approfondire l'approccio alla fotografia e al viaggio nel paesaggio quasi metafisico compiuto per anni e diversi progetti da Adam Jeppesen, concorre anche la selezione di immagini della fase finale che arricchisce le 48 pagine del suo nuovo libro In Tremolo (2017), edito in edizione limitata di 240 copie firamte e numerate.

Foto | Adam Jeppesen - Out of Camp © Adam Jeppesen / Courtesy Foam

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