Franco Pagetti fotografa l'umanità tra mode e conflitti

Franco Pagetti documenta emozioni e conflitti dell'umanità al confine fragile tra bellezza e orrore, dai reportage di guerra alle campagne fashion

Tracciare i confini della fotografia è un compito complesso e controverso, quanto individuare quelli visibili e invisibili dell'essere umano, in grado di spaziare tra bellezza e orrore, attraversando mode e conflitti, al pari del linguaggio fotografico di Franco Pagetti, tra i fotogiornalisti italiani più affermati e stimati per la sua capacità di riconoscere e raccontare l'uomo e la sua natura, dai quartieri più pericolosi di Baghdad durante la guerra in Iraq, alle strade di Spaccanapoli fotografate per la campagna Autunno Inverno 2016/17 di Dolce&Gabbana.

Con la medesima sensibilità che ha spinto il chimico di formazione in camera oscura per grandi fotografi di moda e il fotogiornalista di professione a realizzare una campagna fashion, dopo aver assistito alla nascita del terrorismo islamista, a diverse guerre, conflitti e crisi del pianeta, insieme al passaggio dall’analogico al digitale e al mutamento dei meccanismi dell’informazione, Pagetti ha fotografato per il "Time" gli effetti della guerra civile siriana nei quartieri abbandonati della città distrutta di Aleppo, mostrando le tende lasciate dalle donne siriane in fuga, usate come riparo dai proiettili dei cecchini di Bashar al-Assad lungo la linea del fronte.

«Quando ho iniziato a fare questo lavoro — e ho cominciato più tardi di altri, perché ho avuto almeno un’altra vita: come chimico, e poi ho passato tanti anni a lavorare in camera oscura — pensavo di fare la foto di guerra, un uomo che imbraccia il mitra e che distribuisce la morte. E l’ho fatta tante volte, all’inizio. Afghanistan, Iraq, Palestina. Adesso però fare quella foto non mi interessa più, è una foto da macho, che racconta una storia che non mi piace, forse una storia sbagliata. Ad Aleppo, tre anni fa, ho fotografato solo le tende nei quartieri abbandonati, appese nelle strade, fuori dalle case bombardate. Gli americani di “Time”, che mi avevano mandato là, al telefono non ci credevano: gli ho detto, guardate che non farò foto di combattimento, farò foto di tende. E così è stato. Sono le tende lasciate dalle donne prima di fuggire per colpa della guerra. Sono il simbolo di quello che lasciamo indietro, alle nostre spalle. Sono i teli con i quali adesso, chi è rimasto, cerca di ripararsi dai cecchini; prima quelle tende riparavano dal sole, dal vento. Adesso dai proiettili in una città distrutta, sulla linea del fronte. Guardando quelle foto puoi pensare alle donne siriane, a come hanno cercato di proteggere i loro figli, i loro mariti. Sono un fotografo diverso rispetto a quando ho cominciato. Non so se sono diventato un fotografo migliore in questi anni, però credo di essere un uomo migliore. Mia moglie dice di sì, che sono più attento a tante cose»

Franco Pagetti

Franco Pagetti. Note biografiche, reportage e confini

Nato a Varese il 22 gennaio 1950, dopo aver studiato Chimica a Milano e lavorato nel laboratorio del Prof. Ghini, Franco Pagetti si accosta al mondo delle immagini lavorando per molti anni in camera oscura, dapprima come assistente della nota fotografa di architettura Carla De Benedetti, poi negli studi di importanti fotografi a New York e Parigi, stampando fotografia di moda a contatto con maestri del calibro di Helmut Newton, Herb Ritts e Albert Watson.

Dal 1985 al 1992 le collaborazioni con testate come Vogue Italia, Vogue, Elle, Marie Claire o Amica, lo portano a realizzare le campagne pubblicitarie per importanti società internazionali. Nel 1988 realizza per Marie Claire Italia e l'Europeo il suo primo reportage fotogiornalistico sulle donne torturate dal regime cileno, nel 1991 segue i momenti difficili della crisi in Irlanda del Nord per il Venerdì di Repubblica, continuando ad alternare servizi di moda e reportage fino al 1997, quando decide di dedicarsi principalmente al fotogiornalismo.

Per incarico del World Food Program nel 1997 raggiunge il Sudan del sud, documenta l’attacco di Al-Qaeda all’ambasciata americana di Nairobi del 1998, dal 1997 al 2001 compie diversi viaggi in Afghanistan per incarico del Comité International de la Croix Rouge di Ginevra, alternati a quelli che toccano diverse zone di crisi in Kashmir (1998, 2000 e 2001), Kosovo (1999), Timor Est (1999), Sierra Leone (2001), Palestina (2002), e tematiche relative a India, Vaticano, Cambogia, Laos, Indonesia e Arabia Saudita.

Mentre la maggior parte dei fotogiornalisti sono in Kuwait con le truppe, a gennaio 2003 Pagetti è l'unico fotografo italiano a raggiungere Baghdad, tre mesi prima che la coalizione guidata dagli americani bombardi la città rendendo ben chiaro al mondo l'inizio della guerra in Iraq.

Occupato a documentare le vite sconvolte degli iracheni liberati da 30 anni di tirannia, Pagetti si trova con loro quando le bombe cadono su Baghdad, quando arrivano le truppe americane, viene abbattuta la statua di Saddam e inizia il saccheggio.

Dal 2004 segue gli orrori della guerra in Iraq per Time Magazine, trascorrendovi circa otto mesi all'anno fino al dicembre 2008 e realizza uno dei corpi di lavoro più asaustivi sull'argomento, attraversando il paese con ingegno, entrando in quartieri pericolosi per gli stranieri come Sadr City e avvicinandosi al popolo iracheno, tanto da fotografarne cultura, condizione ed emozioni, in spazi privati come case, scuole, negozi e moschee, insieme alle donne che fanno acquisti al mercato di Kirkuk o vegliano i loro morti.

Nel 2007 "Tan Vecinos y Tan Lejanos" arriva in mostra alla IX Bienal Internacional de Fotografía - Fotonoviembre a Tenerife e Pagetti inizia la collaborazione con la prestigiosa VII Photo Agency. Nel 2013 sarà proprio la VII Photo Agency Gallery di New York a presentare "Flashback, Iraq".

Nel 2013 sposando la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi Routine is fantastic dell'UNHCR, Pagetti dona 32 fotografie scattate in più di un ventennio in Albania, Siria, Afghanistan, Pakistan, Myanmar, Iraq, Libano, Somalia, Repubblica Democratica del Congo e Libia, pronte a raccontare la routine di donne sconvolte dai conflitti, insieme al loro tenace tentativo di recuperare 'normalità' anche in condizioni estreme, in mostra con "Routine is fantastic -- Donne" alla Fondazione Stelline di Milano (4 dicembre 2013 - 12 gennaio 2014).

Il cibo che nutre Expo 2015 arriva a Milano da ogni angolo di mondo, quello che riflette sui conflitti dell'uomo torna ai giorni e i bisogni della guerra afghana con gli scatti di Franco Pagetti, esposti in anteprima nella celebre New Old Camera di Ryuichi Watanabe con MOOZ (9 settembre – 6 ottobre 2015).

Con Veiled Aleppo, gli effetti della guerra civile siriana arrrivano in mostra fino al Worcester Art Museum di Worcester, in Massachusetts (23 settembre 2015 – 5 giugno 2016).

A guardare la guerra in Iraq con l'obiettivo di Franco Pagetti, a distanza di anni è anche il film-documentario Shooting War della premiata regista canadese di origine irachena Aeyliya Husain, prodotto da Steven Spielberg per la Grey House Films e presentato da Tom Hanks in anteprima mondiale alla XVI edizione del Tribeca Film Festival, la celebre rassegna ideata da Robert De Niro all’indomani dell’11 settembre, tenuta a New York dal 19 al 30 aprile 2017.

Il fotoreporter di fama internazionale, con esperienza maturata al fronte e scatti presenti in collezioni pubbliche e private, fotografa anche la vita che anima il centro storico di Napoli al passaggio dei modelli di Dolce&Gabbana per la campagna Autunno Inverno 2016/17.

«Quando mi hanno cercato al telefono ho pensato a un errore di persona. Ma Domenico mi ha detto che non gli interessava fotografare i vestiti, gli interessava la vita della città»

Franco Pagetti

Attraversando le vie di Napoli con i modelli e scattando ai passanti (rincorsi successivamente dagli assistenti per la liberatoria) per la strada usata come set non preparato, con tanto di cambi di luce, Franco Pagetti ha realizzato la campagna fashion per la maison italiana già ricorsa a collaborazioni insolite e prestigiose, da Ennio Morricone a Roberto Saviano.

"Napoli è… entusiasmante.
Via Benedetto Croce – chiamata tradizionalmente Spaccanapoli – è tappezzata di gradini; vi abitano famiglie artigiane che vendono porta fortuna ed icone. Mentre le modelle camminano tra i vicoli, guidate dall’attento obiettivo di Franco, vengono prese d’assalto da scolari emozionati e gente del luogo: le parole "Dolce’ Gabbana" – i napoletani sono soliti troncare le finali – fanno eco tra gli alti muri del quartiere. Si trattengono il più a lungo possibile, la loro attenzione è catturata come non mai; le Vespe sfrecciano, suonano i clacson, i cani di strada abbaiano, e noi, in un glorioso frastuono, diamo indicazioni ai modelli e alle modelle. L’unica persona che non sembra toccata da nulla è Franco – da professionista qual è, continua a scattare."

Questa esperienza, nutrita dalla sensibilità del fotografo e un approccio al lavoro che si spinge oltre limiti e confini, fotografando la bellezza dell'umanità ovunque, si prepara anche ad essere condivisa con il workshop di due giorni "Il racconto fotografico tra moda e giornalismo", ospitato a Cortona On The Move il 26 e 27 agosto 2017.

«C’è una cosa che è uguale dappertutto, in Afghanistan come su un set di moda: per lavorare bene devi diventare parte della squadra. Io viaggiavo con i marine, ragazzi del South Carolina, della Louisiana, niente in comune con me, la mia età, la mia esperienza, la mia vita. Ma passando del tempo insieme trovi qualcosa in comune, lo condividi. E diventi parte della squadra. Io lavoro solo così»

Franco Pagetti, Corriere, 13 giugno 2016

FRANCO PAGETTI. Tutti i confini ci attraversano

Una nuova retrospettiva dedicata a Franco Pagetti, si preparara ad attraversare il confine sottile che spesso divide la violenza dalla bellezza, come quello fragile dell'amore usato dalle donne siriane per cucire le tende che nascondono i loro uomini ai cecchini nella città di Aleppo, sventrata da ogni genere di conflitto.

Tutti i confini ci attraversano, espone al CMC - Centro Culturale di Milano, (5 ottobre 2017 - 21 gennaio 2018) 40 original print che comprendono gli scatti pubblicati dai più importanti magazine e quotidiani internazionali, dal Time a Le Figaro.

La retrospettiva ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, e curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, col contributo del Credito Artigiano e il sostegno di Arriva Italia e Unipol, inaugura la trilogia che CMC e Admira dedicano al tema "L’uomo e il confine", approfittando dei fotoreportage di Pagetti per interrogarsi su metodo e limiti di media e reportage di oggi.

Insieme a diversi momenti d’incontro e dialogo con il pubblico e con le scuole, accompagna la mostra il decimo volume della collana “I Quaderni del CMC” (vol. 10, Admira Edizioni) con l’introduzione di Camillo Fornasieri, un testo critico di Elena dell’Agnese, docente di geografia politica e culturale all’Università di Milano-Bicocca, con un’intervista di Enrica Viganò a Franco Pagetti.

«Il linguaggio fotografico è uno strumento. Comunicare con la fotografia è davvero un modo per raggiungere gente di ogni lingua e cultura. Da parte mia uso il linguaggio della fotografia declinato in ogni sua forma, secondo quello che voglio fare. Sono sempre foto in cui cerco di mettere me stesso, quello che sono io, quello che sono stato e forse quello che sarò.»

Franco Pagetti intervistato da Enrica Viganò

FRANCO PAGETTI.
Tutti i confini ci attraversano

5 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 5 ottobre 2017, ore 18.30
CMC- Centro Culturale di Milano
Largo Corsia dei Servi, 4
Milano

Foto | FRANCO PAGETTI. Tutti i confini ci attraversano
Via | CLP Relazioni Pubbliche

  • shares
  • Mail