Dancing with Myself

L'arte di autorappresentarsi invita alla danza giocosa, poetica, politica e selvaggia delle opere della François Pinault Collection, spaziando da Cindy Sherman e LaToya Ruby Frazier a Helmut Newton e Rudolf Stingel

L'arte e la necessità di autorappresentarsi ha origini antiche, ma la collettiva "Dancing with myself" ne offre una riflessione contemporanea, attraverso l'indagine delle sua importanza primordiale nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi, insime al ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera.

Artisti influenti e celebrati per la loro capacità di autorappresentarsi attraverso la mimesi e trasfigurazione di vizi e cliché sulla società, come Cindy Sherman e la sua più recente serie di autoscatti a grandezza naturale, nei quali da corpo e maschere che sfiorano il grottesco, alle donne dell'alta società, alle prese con l'età che avanza e la bellezza svanita sotto chili di truppo pesante, su immagini stampete direttamente sul metallo che non hanno bisogno di vetro di protezione.

In modo analogo, gli autoritratti fotografici di LaToya Ruby Frazier raccontano di se, della sua famiglia, della comunità di Braddock vicino a Pittsburgh e dell'impatto che ha avuto sulle donne, l'ex capitale mondiale dell’acciaio, trasformata in ghost cities dal tracollo dell’industria pesante nella Rost Belt.

Con gli occhi chiusi che invitano ad una riflessione più introspettiva, Untitled (Alpino 1976) espone il gigantesco autoritratto di Rudolf Stingel, ripreso da una vecchia fototessera dei tempi del servizio militare, per trasformare il mezzo fotografico in virtuosismo pittorico e stimolare il dialogo sulla percezione visiva dell'arte con lo spettatore (come il resto delle opere dell'acclarato artista da pubblico e mercato).

Queste sono solo alcune del centinaio di opere della Pinault Collection, esposte con la collettiva Dancing with Myself insieme all'eclettica gamma di linguaggi e pratiche artistiche che spaziano dalla fotografia di Helmut Newton alla video arte di Ulrike Rosenbach, dai dipinti di Rudolf Stingel agli approcci concettuali di Gilbert & George, con Martin Kippenberger, Steve McQueen, Boris Mikhaïlov, Bruce Nauman, Paulo Nazareth, Charles Ray, per citarne solo alcuni che potete sbirciare nel volune che accompagna la mostra edito da Steidl.

La collettiva curata da Martin Bethenod (Direttore Palazzo Grassi - Punta della Dogana), Florian Ebner (capo del Dipartimento di Fotografia del Folkwang Museum di Essen) e Anna Fricke (Curatore d'Arte Contemporanea del Folkwang Museum), è stata già esposta al Folkwang Museum di Essen (7 ottobre 2016 - 15 gennaio 2017) con una passeggiata selvaggia attraverso la storia dell'arte degli ultimi 50 anni.

Grazie alla collaborazine con il Folkwang Museum, la selezione di opere della collezione di arte moderna e contemporanea di François Pinault, da domenica 8 aprile 2018 è pronta a raggiungere anche la Venezia dall’anima più inquieta.

Per l'occasione più di 45 lavori non esposti ad Essen, in dialogo con gli oggetti che arrivano dal museo tedesco, arricchiscono la versione inedita di Dancing with Myself, studiata per gli spazi di Punta della Dogana, il nuovo centro d'arte contemporanea della François Pinault Foundation, restaurato dall'architetto giapponese Tadao Ando per lasciar dialogare la storia antica dell'edificio che galleggia sull'acqua della laguna fin dal quindicesimo secolo, con il presente e il suo futuro.

Dancing with Myself
dall'8 aprile 2018
Punta della Dogana
Dorsoduro, 2
Venezia

Foto | Dancing with Myself
Via | PCM Studio di Paola C. Manfredi

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