Terrabruciata. Tra fotografia e filantropia

Giusi Venuti, Anna Mallamo, il bianco e nero di Gerri Gambino, portano in mostra l’inferno di monte San Jachiddu per sostenerne la rinascita

Dalla fine dell'800, le vette del forte umbertino San Jachiddu vegliano i moti del mare, tutto quello che attraversa lo Stretto di Messina e il 'cantico delle creature' del prezioso habitat che lo circonda, oggi preservato dal Parco Ecologico e devastato da uno degli incendi che hanno reso ancora più rovente l'estate siciliana 2017.


"Durante il primo pomeriggio di domenica 9 luglio 2017 un violento incendio è scoppiato lungo le pendici di monte San Jachiddu a Messina. Le fiamme sono divampate per tutta la notte riducendo in cenere buona parte del versante nord del Parco ecologico del forte San Jachiddu. Decine di ettari di bosco e macchia mediterranea sono bruciati come le piccole strutture ricreative del parco. Le creature selvatiche sono morte, o sono state allontanate dalle fiamme."

Per incuria o mano dell'uomo, la rigogliosa vegetazione e le numerose specie animali, che abitavano questa dimora di bellezza ed armonia dell'uomo con la natura, hanno lasciato un paesaggio desolante, con le fronde annerite di alberi secolari protese al cielo come una preghiera, alla rinascita di una vita forte quanto la morte e di una terrabruciata rigenerata dall'amore.

Spente le fiamme e l'implacabile voce del fuoco, infatti, è stata una campagna per la raccolta fondi a riaccendere la speranza di rinascita del Parco Ecologico di Forte San Jachiddu e delle sue missione tesa a risvegliare il desiderio di armonia con la natura che alberga nel cuore di molti uomini.

Un prezioso contributo arriva anche dall'arte di guardarsi dentro per mostrare quello che alberga sotto la cenere, intrapresa qualche giorno dopo l'incendio dall'obiettivo di Gerri Gambino, con la complicità e la fisicità di una filosofa eclettica come Giusi Venuti.

Risalendo il monte San Jachiddu lungo il Sentiero dei cinghiali, il bianco/nero di ogni scatto di Gerri Gambino resta in ascolto dei sussulti del paesaggio, scosso dall'assenza impigliata tra i rami anneriti, oscurato dalla stessa coltre che sembra ammantare la silhouette di Giusi Venuti, rischiarato da quello che protegge la terra bruciata e la sublime bellezza della natura capace di rigenerarsi dopo ogni distruzione.

"L'inferno è l'assenza"

Paul Verlaine

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Noi, gli alberi uccisi. Gli alberi bruciati. Noi, i corbezzoli, le ginestre del carbonaio, i cisti, le querce da sughero. Noi, che guardavamo gli uomini e le donne, e sapevamo leggere i loro giri di corteccia, le loro fronde, le loro radici estese, le loro corolle tremanti, i loro rami chiusi o protesi. La loro enorme capacità di amare, di distruggere, di creare, di fare terra bruciata. Capaci di amare quel che non può essere amato, capaci di distruggere quel che non può essere distrutto.
Anna Mallamo

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L'appassionata ode alla perdita e alla rinascita scritta da Anna Mallamo (qui solo in una breve citazione), intensifica le emozioni del viaggio, afferrate e stampate da Gambino insieme alle colpe coperte dalle cenere e le speranze pronte a soffiarla via, esposte con la "Terrabruciata" dal prossimo sabato, rilanciando la campagna di raccolta fondi per il Parco Ecologico di Forte San Jachiddu.

La mostra a carattere filantropico dell’inferno di monte San Jachiddu, inaugurata insieme a Mario Albano, tenace animatore e responsabile del Parco, riporta la fotografia di Gerri Gambino, intensa, introspettiva e a tratti concettuale, lungo la via Ghibellina di Messina, nello studio degli architetti Adriana Galbo e Luciano Marabello.

Terrabruciata
• con Giusi Venuti
• fotografie di Gerri Gambino
• testo in catalogo di Anna Mallamo

28 ottobre – 5 novembre 2017
Inaugurazione: sabato 28 ottobre 2017, ore 18.00
Studio Galbo-Marabello
via Ghibellina, 96B
Messina

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Foto | Terrabruciata © Gerri Gambino

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