Roberto Cavallini - L’anno del verde ipocrita

L'Anno PANTONE® 2017 è Greenery 15-0343, quello di Roberto Cavallini è verde ipocrita, in mostra e nella nuova photozine di Monkeyphoto

Alla nostra società che brama standard di ogni genere, il Pantone Color Institute continua a fornire quelli cromatici, designando Colore dell'Anno PANTONE® 2017 la 'rivitalizzante' tonalità Greenery (codice 15-0343).

Un vero inno al risveglio della vita da infondere a design, moda e pubblicità, ironicamente ideale ad assecondare stili di vita che emulano la natura in modo artificiale, la spasmodica ricerca di 'ringiovanire' perseguita con metodi sempre più 'artificiosi', o la pianificazione urbanistica di città che tagliano alberi per sostituirli con le stilizzazioni artistiche della natura.

"L’inchiostro verde crea giardini, selve, prati, fogliame dove cantano le lettere, parole che son alberi, frasi che sono costellazioni."

(Octavio Paz)

Frutti sterili della lenta e inesorabile distruzione del legame con la natura ed il naturale. Lampi green di uno stile di vita alimentato a benzina verde e organismi OGM, in una sinfonia di edera di plastica e simulacri dell'estirpato, tra antenne travestite da palma e ciuffi di resistente ostinazione, tappeti di finto prato e vera ipocrisia che stendiamo sul nostro presente, al pari di quella fotografata da Roberto Cavallini con L’anno del verde ipocrita.

Uno sguardo sensibile alle contraddizioni del presente quanto alla sua poetica, capace di scovare barlumi di pietà a Tor Bella Monaca, strappare bellezza al quotidiano e sfumature verdi alla nostra ipocrisia, con i virgulti raccolti nelle 44 pagine della nuova fanzine prodotta da Monkeyphoto in edizione limitata di 200 copie.

Un viaggio nell'anno del verde ipocrita, da sfolgiare nel video o direttamente giovedì 9 novembre 2017, alle ore 19:00 alla Tevere Art Gallery di Roma che ospita la presentazione della fanzine e una mostra temporanea del progetto fotografico.

Una serata per riflettere sul verde che 'colora' il contemporaneo sempre più artificiale, con Roberto Cavallini, in buona compagnia del fotografo Angelo Turetta, lo scrittore Arturo Belluardo e la scrittrice Giulia Caminito, insieme al duo di Monkeyphoto, Alessandro Ciccarelli e Danilo Palmisano, disponendo della fanzine da sfogliare con tutti i sensi (e volendo acquistare a 10€), un ricco buffet per placare quelli più primordiali e la mostra fotografica, allestita per un solo giorno che a volte basta per procurarsi riflessioni da coltivare.

Il colore verde
Nicola Fano

Il colore è un colore, non ha particolari implicazioni ideologiche o poetiche. L'artista, alla fine, che unisce un colore nel modo che dà un valore ideologico o poetico ai tuoi occhi: l'azzurro di Cézanne, il blu di Picasso, il bianco di Gastone Novelli. Il colore è il modo in cui l'artista mette l'occhio sul mondo; un occhio pronto a prendere l'azzurro, o per trasfigurare tutto in un blu doloroso, o per cancellare il caos sotto il dominio del bianco.
Naturalmente, poiché l'occhio dell'artista è traslato dal pennello, l'occhio del fotografo viene colpito dal diaframma. Quindi il verde di Roberto Cavallini non è ideologico né poetico: il colore verde acquisisce queste qualità per accumulazione - cioè l'esposizione ripetuta al colore nelle sue molteplici sfaccettature - perché, inevitabilmente, davanti all'occhio meccanico del fotografo è sempre esposto qualcosa di verde . È vero o falso che sia: è come se Roberto Cavallini fosse in grado di magnificare la prevalenza del verde nella nostra realtà.
Questo, ovviamente, grazie all'accumulazione (cioè alla moltiplicazione delle immagini all'attenzione di coloro che li guardano) diventa un gesto ideologico o poetico. Considerate la "Portacenere Verde": supponiamo di vedere questa foto da solo, fuori dal contesto del reportage, senza alcuna accumulazione. Così? Sarebbe un pezzettino di una città e non avrebbe quel profondo senso di denuncia (ideologica) che ci dà se lo metti in relazione alle altre immagini: il verde è un colore, assume un altro significato a seconda dell'occhio che lo guarda. Qui credo che Roberto Cavallini vuole indurre coloro che guardano le sue foto per farlo in modo cosciente.
E come si ottiene questo risultato? Bisogna purificare gli occhi e poi ri-regolare con il senso critico (cioè che abbiamo perso ovunque nei nostri tempi difettosi). Bene, cominciamo a tornare alle origini: alla scoperta infantile del colore e delle forme. Una libera scoperta del puro piacere e della percezione (un colore è un colore). È alla fine, con l'accumulazione, che il significato è costruito, che il colore "ottiene" un valore. Guarda "Green Tappeto", "Green Rejected" o "Replacement Generational" e prova a prendere i due passi indietro che Roberto Cavallini ti chiede di fare (la scoperta e poi l'analisi critica): solo allora entrerai nel gioco. Ma ne vale la pena.

Roberto Cavallini
L'anno del verde ipocrita

mostra e presentazione zine
Giovedì 9 novembre 2017, ore 19.00
Tevere Art Gallery
via di Santa Passera, 25
Roma

Foto | L'anno del verde ipocrita - Roberto Cavallini

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