Sandro Becchetti - L’inganno del vero

Sandro Becchetti, l'inganno del vero e le sfumature più potenti e conflittuali del suo linguaggio fotografico

«... Questa per me è stata la fotografia: la menzogna, una componente essenziale della verità. Le mie macchine fotografiche contenevano, per me, intendo dire, tutte le immagini possibili, ma come le platoniche ombre contenevano anche il loro contrario»

Sandro Becchetti

Anche non condividendo orientamenti filosofico-culturali tanto radicali e relativisti da negare o mettere in discussione criticamente l'esistenza di verità assolute, o non dovendo fare i conti con l'universo iconografico che sceglie, seziona, mette in posa, ricostruisce e ritocca le immagini per renderle più vere del vero, è difficile non condividere le considerazioni di Sandro Becchetti sulla fotografia e "l'inganno del vero".

Considerazioni in parte smentite e in parte avvalorate dalle zone d'ombra e di luce colte dal celebre scatto di Pier Paolo Pasolini, con l'ode sepolcrale de Le ceneri di Gramsci in mano e lo sguardo ben aperto sulla consapevolezza della drammatica contraddizione vissuta nei confronti della società dalla quale si sente profondamente diverso. Lo sguardo senza tempo puntato sulle dolorose contraddizioni che albergano in ognuno di noi.

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Il ritratto potente di un rapporto conflittuale, analogo a quello vissuto da Becchetti con la fotografia che dissimula, la società assuefatta e indifferente, un temperamento sensibile al chiaroscuro dell'esistenza, protagonista di poesie, racconti e soggetti per la tv.


    «Quando iniziai questo mestiere, nella seconda metà degli anni '60, io non avevo il mito del "Fotografo". Non mi ero neanche mai posto la domanda: la fotografia è un'arte? Penso solo, in proposito, che avendo avuto la possibilità di acquistare in due rate una vecchia Retina, ad un certo punto trovai più interessante fotografare gli uomini che i monumenti romani. Gli anni in cui - dopo la Retina, una Contax regalata e, infine le due Asahi Pentax che ancora ho - lavorai, rappresentano, nel bene e nel male, uno dei periodi più interessanti della nostra storia. Nel profondo cessai di essere fotografo ai funerali di Piazza Fontana perché, nella sequela degli orrori che continuarono, la consapevolezza di non riuscire a spostare di un'acca la paura e l'indifferenza, l'assuefazione a conciliare cibo e sangue davanti al televisore, mi diedero netta l'impressione che nella società italiana il potere (chi, quale?) stesse sperimentando un'operazione genetica. La creazione di uno scadente materiale umano, refrattario a progetti che non fossero confinabili fra gli occhi e lo stomaco. Diventai ritrattista, anche bravo, a detta di molti. A mio giudizio, mediocre, proprio per la mediocrità dell'inganno: un clic non condenserà mai una vita e spesso (salvo rare eccezioni) i segni di una faccia dissimulano più che rivelare. Poi, nel lontano 1980, tagliai ogni rapporto con la fotografia, e, soprattutto, con il mondo della fotografia. Fu solo nel 1995 che, in occasione di un viaggio in Portogallo, ripresi in mano una macchina fotografica (una piccola Olympus prestata da un'amica). Da allora ho rispolverato Pentax e Leica e ho anche maturato la volontà di esporre le mie foto. Nella vita non c'è età per mutare pelle».

La stessa sensibilità che gli consente di fotografare l'anima tormentata di Pasolini e quella fascinosa di Laura Antonelli, le pose del Fellini più sornione e quella più annoiata di Alfred Hitchock, un Dustin Hoffman da 'corridoio' e il profilo 'già' iconico di Wahrol, la silhouette dei fratelli Taviani insieme ai funerali delle vittime di Piazza Fontana, i marinai greci e il soldato sefardita di Gerusalemme, fino al momento della sua scomparsa nel 2013.

Sandro Becchetti: 1935 - 2013


Sandro Becchetti, nato a Roma nel 1935, dopo aver trascorso l'infanzia negli ambienti di servizio del Quirinale, con il padre che lavorava alle scuderie reali, nella seconda metà degli anni Sessanta, inizia a scattare con la macchina regalata da Luciano Bernasconi, l’amico che discegna fumetti ai quali lui scrive i testi.

«Non ho mai avuto insegnanti. Ho imparato provando e riprovando. Non ho mai saputo usare il flash, perciò negli ambienti chiusi fotografavo lavorando sull’apertura del diaframma e sul tempo basso»

Inizia fototgrafando i monumenti di Roma ma quando passa agli esseri umani, inizia a fornire ritratti di personaggi della cultura e della spettacolo, dell'arte e della politica, a tutta la stampa italiana, a Life e a France Press. Ha ritratto Christo, Andy Warhol, Hitchcock, Günter Grass, Kissinger, Fellini, De Chirico, Max Ernst ecc. E un Julius Evola vecchio e ansimant

Sembra avere una grande passione per i cappelli, le foto degli indiani americani, la bandiera rossa e le mani.

«Ho fotografato le mani di Pasolini, quelle del pianista Richter e di molti contadini».

Ha avuto un solo allievo, Fabrizio Ferri.

«Mi arrabbiavo molto con lui, perché andavamo insieme alle manifestazioni e lui tirava fuori il 28. Che fai, gli dicevo, con questi obiettivi le persone vengono puntini. Invece la manifestazione è un gesto, uno sguardo, due mani che si tengono, insomma sono momenti della vita».

Dopo il servizio sui funerali di Piazza Fontana, il disgusto per un paese «assuefatto a conciliare cibo e sangue davanti al televisore», lo spinge a lasciare il reportage per il ritratto.

Ha collaborato con i maggiori periodici e quotidiani nazionali (tra cui L'Espresso, Il Mondo, Il Messaggero, L'Unità, Paese Sera, Il Secolo XIX), con la RAI, la BBC e France Presse; sue foto sono apparse su Life e Liberation.

Nel 1980, dopo aver completato un lungo lavoro sulla campagna romana, nella terra d'origine dei suoi genitori, ha interrotto volontariamente la propria attività per dedicarsi ad altro. In quel periodo ha pubblicato sulla rivista letteraria Nuovi Argomenti, diretta da Alberto Moravia, un racconto dedicato al mondo contadino, al quale sono state dedicate alcune trasmissioni radiofoniche e televisive.

Per quindici anni, si è occupato prevalentemente dell'arte del legno ed ha collaborato sporadicamente con la televisione per la scrittura di soggetti per fiction.

Ha ripreso a fotografare nel 1995, con una ricerca sulla Spagna e il Portogallo e soprattutto con un rinnovato interesse per la vita di Roma, che lo ha indotto ad un paziente lavoro quotidiano durato anni e che costituisce un archivio vastissimo dedicato alla Capitale in tutti i suoi aspetti.

La sua attività è documentata nel volume della Storia d'Italia Einaudi dedicata a "L'immagine fotografica 1945-2000".

Nel 2009 il suo libro Protagonisti vince il premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico dell'anno

Ha esposto i suoi lavori in mostre (personali e collettive) presso gallerie private e istituzioni pubbliche in Italia e all'estero (Nuova Pesa di Roma, Cinecittadue Arte Contemporanea di Roma, Galleria Scarbata di Lipsia, Biblioteca Malatestiana di Cesena, Festivaletteratura di Mantova, Festival Internazionale della Fotografia di Savignano, FotoLeggendo, Museo d'Arte Moderna di S. Etienne, GAM di Torino).

Lugnano in Teverina (Terni) 5 giugno 2013

«Spupazzati da madri-meduse che pietrificano i figli in una perenne adolescenza, gli italiani della mia generazione desideravano le ragazze ma, per timore, ignoravano le donne»

Sandro Becchetti

Sono ottatacinque ritratti di questi testimoni della nostra epoca e una selezione di venti scritti del fotografo, raccolti come una sorta di testamento spirituale ed intellettuale nelle pagine del volume "L’inganno del vero. Tracce di un percorso in soggettiva" edito da Postcart nel 2015, ad aver ispirato il viaggio espositivo curato da Valentina Gregori e Irene Labella per gli spazi del CAOS di Terni.

Da sabato 25 novembre 2017, Sandro Becchetti - L’inganno del vero porta in mostra gli aspetti più potenti e contrastanti del suo linguaggio fotografico, spaziando da Pasolini alla sua amata periferia, dai ritratti dei protagonisti dell'epoca ai paesaggi umbri, compresi alcuni inediti scattati negli anni '70 nelle Acciaierie di Terni, esposte a parte, nelle spazio della Project Room intitolata per l’occasione "La caduta degli dei" e dedicata agli aspetti più intimi e incisivi del lavoro del fotografo, con le foto alle pareti e gli oggetti più significativi della sua vita su un tavolo al centro della stanza.

Sandro Becchetti - L’inganno del vero
25 novembre 2017 – 4 marzo 2018
CAOS | Centro Arti Opificio Siri
Viale Luigi Campofregoso, 98
Terni

Foto | Sandro Becchetti - L’inganno del vero
Via | Civita - Opera

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