I reportage per non dimenticare di Fabrizio Nacciareti

1 fuori dall\'orizzonte

Fabrizio Nacciareti è un giovane fotografo romano, che ha scelto il linguaggio fotografico per non dimenticare quello che la memoria e il tempo tendono irrimediabilmente a cancellare. La sua ricerca delle emozioni e delle storie celate da un’immagine, lo hanno condotto a fissare ovunque, in ogni scatto, piccoli frammenti di quella quotidianità che rende ognuno di noi un po’ speciale. I reportage di Fabrizio Nacciareti, non hanno l’ambizione di fare la cronaca della realtà ma si limitano a suggerire sfumature ed atmosfere.

I suoi bianchi e neri intensi e le foto a colori altrettanto sature di ombre, gli hanno permesso di guardarsi dentro, di affrontare momenti particolari della sua esistenza, di osservare realtà tanto diverse dalla sua, come quella dei giovani pescatori di Alghero di Fuori dall'orizzonte, che esercitato un lavoro tradizionale con il loro bagaglio di attrezzature tecnologiche, un reportage realizzato per la rassegna fotografica MENOTRENTUNO II - Il delirio giovanile, in mostra fino al 2 novembre al Quarté Sayàl di Alghero.

Affascinato dal modo in cui ognuno di noi sa dire di se con una semplice fotografia, il suo approccio, che potremmo definire più romantico che distaccato, lo ha portato a ritrarre le tante microsituazioni che caratterizzano Gente di Borgata, le emozioni più intime di 3 millimetri o a trovare nei manichini di Monster Factory la sottile metafora di tante esistenze. Curiosi di scoprire chi c’è dietro l’obiettivo della sua macina fotografica gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Fabrizio come nasce il progetto Fuori dall'orizzonte?
Il progetto nasce dalla curiosità di documentare cosa c’è dietro il lavoro dei giovani pescatori di Alghero. Ancora oggi nell’era moderna e ipertecnologica nella quale viviamo, sopravvivono lavori antichi come il mare, lavori duri soggetti ai ritmi delle maree, la cui quotidianità è sospesa oltre il limite dell’orizzonte e i pochi ragazzi che ancora fanno questo lavoro si sentono a loro volta "fuori dall'orizzonte", da qui la scelta del nome del reportage. Imbarcandomi sui pescherecci, a stretto contatto con loro e il mare, ho cercato di cogliere l’atmosfera di queste esistenze così ambivalenti, il modo in cui questo lavoro così faticoso, sia cambiato pur rimanendo profondamente radicato ad antiche tradizioni.

Facendo invece un passo indietro, come nasce la tua passione per la fotografia?
Io credo che con la passione per la fotografia ci si nasca. Per quel che mi ricordo facevo foto già alle scuole medie, immortalando quelli che ancora oggi sono miei amici. Ricordo di aver comprato la mia prima reflex, una Pentax, a 14 anni e da allora non ho più smesso di scattare. A volte mi rendo conto che uso la mia macchina come un congelatore, nel tentativo di fissare per sempre alcuni momenti.

C’è qualcosa o qualcuno che ti ispira e stimola più di altri?
Dopo la mia famiglia, che mi sopporta e supporta da tutta la vita e la mia ragazza che è riuscita a farmi cambiare idea in un momento fondamentale, il mio pensiero va a Dario Coletti. La persona che mi dà sempre nuovi stimoli, che trasforma delle semplici chiacchierate tra amici in lezioni di fotografia, che andrebbero scritte sugli annali. Se arrivassi a sapere la metà delle cose che sa lui, potrei aspirare alla qualifica di grande fotografo.

Cosa cerchi nelle tue fotografie?
Nei mie scatti cerco sempre di essere il più democratico possibile, affrontando le situazioni che mi trovo davanti a viso aperto, cercando di non schierarmi mai, pur continuando a mostrarli dal mio punto di vista. Attraverso le mie foto racconto e mostro stati d'animo, attimi, momenti che in questo modo non dimenticherò mai. Sarebbe bello se tra cento anni chi ritrova il mio archivio riuscisse a rivivere le mie emozioni. É per questo motivo che scatto foto, per non dimenticare.

Per te è più importante suscitare emozioni o ritrovare le tue emozioni sulla foto?
Emozionare con un'immagine è lo scopo di ogni fotografo, so per certo che una foto che emoziona me, potrebbe non emozionare altri e il mio parere può non contare niente per altri, per questo sono alla costate ricerca della foto perfetta, ovvero l'immagine che non ha bisogno di spiegazioni, perché è talmente forte da andare oltre i giudizi di valore. Quando raggiungi questo scopo emozioni gli altri e te stesso.

C’è una foto alla quale sei particolarmente legato?
Tutti abbiamo una foto che portiamo nel cuore, io ne ho 10. Sono le immagini di "3 millimetri", realizzate nel tentativo di raccontare la mia famiglia per un esame accademico. Un lavoro difficile, che documenta una fase delicata della mia vita e mi ha lasciato la sensazione che avrei potuto affrontare ogni cosa, dopo essere riuscito a fotografare mia madre una settimana dopo che era uscita dal coma.

La cosa più bello del mondo da fotografare?
Credo che fotografare la vita quotidiana che ci scorre davanti, sia la cosa più difficile e bella da fotografare, per questo amo un fotografo come Terry Richardson. Io non sono un fotografo di moda, è vero, ma trovo che lui riesce a mette a nudo, in tutti i sensi, la banalità delle cose. Forse pochi penserebbero di realizzare foto come le sue, addirittura c'è chi pensa che siano “facili”. Niente di più sbagliato, la spontaneità della vita è il soggetto più difficile ma il più affascinante da ritrarre.

C’è qualcosa che non fotograferesti mai, per niente al mondo?
Io non so se con questa affermazione rischio di offendere qualcuno, ma la dico, odio i cosiddetti paparazzi. Per quello che mi riguarda non fotograferò mai nessuno di nascosto, piuttosto cambio lavoro. Trovo che speculare su fortune o disgrazie altrui sia ripugnante. Purtroppo, per qualcuno è facile sentirsi onnipotente con una macchina fotografica al collo.

Quando rivedi le tue vecchie fotografie,cosa pensi?
Penso che fortunatamente il mio stile è in continua evoluzione. Non disdegno niente del mio passato, in fondo fa parte del mio processo evolutivo, come quello di ogni fotografo, ma pensare di essere arrivati è solo l'inizio della fine.

Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Fino a poco tempo fa nella mia tasca c’era sempre una vecchia Rolley 35 S, poi ho optato per una più nuova e pratica Lumix, che mi accompagna nella vita di tutti i giorni.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica, in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
Sino ad oggi ho cercato di non farmi schiavizzare dalla tecnologia digitale, la maggior parte dei miei lavori è in medio formato, ho una Hasselblad una Rolleiflex e una Zenza Bronica, le amo tutte e tre da impazzire. Per quanto riguarda il 35 mm uso una Bessa Voighlander, comoda e pratica per chi ama le ottiche fisse. Naturalmente non può mancare il digitale, che uso solo per scopi commerciali, ho una Nikon D200 ma anch'essa con ottiche fisse un 24mm e un 50mm, in modo di non avere nostalgia dei metodi tradizionali.

Progetti futuri o sogni nel cassetto?
Da un anno porto avanti un progetto sul pugilato nelle varie palestre della periferia di Roma, cercando di mostrare tutto quello che c'è dietro un incontro. Dei sogni nel cassetto non vi dico niente, altrimenti non si avverano.

Come vivi la tua dimensione professionale di fotografo italiano?
Sicuramente non vi sto dicendo niente di nuovo ma la fotografia e il fotogiornalismo in particolare, in Italia è in stato comatoso, siamo fermi a 20 anni fa. Ci sono piccole realtà che cercano di alzare la testa, ma subito dopo si rendono conto che la situazione è veramente complicata. Figuratevi che nel 2007 ho ideato, prodotto e realizzato VISIVA MAGAZINE, una free press dedicata ai giovani talenti che si occupano di fotografia, video e grafica. Sono riuscito a stampare soltanto 3 numeri e quando i miei fondi erano oramai agli sgoccioli, sono andato a chiedere un prestito per le giovani imprese. La risposta è stata: ma perché non ti apri un bel ristorante?

Hai qualche consiglio o dritta per un aspirante fotografo?
Non sono nella posizione di dare consigli ai giovani essendolo io stesso, l'unica cosa che posso dire è, non mollate mai. Davanti ai momenti difficili, uscite con la vostra macchinetta preferita e cercate di immortalare il vostro stato d'animo, quelle foto vi torneranno utili.

Ciao Fabrizio, ti ringraziamo per l’intervista, augurandoci di vedere presto le tue fotografie sul pugilato.

Fabrizio Nacciareti Gallery
1 fuori dall\'orizzonte 2 fuori dall\'orizzonte 3 fuori dall\'orizzonte
4 monster factory 5 tre millimetri 6 tre millimetri
7 gente di borgata 8 on the road 9 on the road

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