Il Siani Reportage Prize al Collettivo Magmaphoto

Culturae ad Orientem Vergit del collettivo magmaphoto
Fanno parte del Collettivo Magmaphoto, sono giovani, napoletani, agguerriti e pronti a "mettere il naso" in alcune realtà scomode, che non esitano ad immortalare con immagini che vanno ben al di là dei soliti cliché. Alessandro Migliardi e Luciana Passaro ve li avevamo già presentati su artsblog.it qualche tempo fa, e torniamo ancora a parlarvene perché sono proprio loro ad aver vinto la prima edizione del concorso fotografico Siani Reportage Prize. Un prestigioso riconoscimento intitolato alla memoria del giornalista Giancarlo Siani (ucciso dalla camorra nel 1985 a soli ventisei anni) e incentrato intorno alla spinosa tematica dei "diritti dei minori: istruzione, evasione scolastica, sfruttamento e violenza minorile, minori a rischio, devianza, integrazione, bullismo, criminalità".
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“The School” il titolo, intorno al quale si sono sviluppati i lavori inseriti in due categorie: “Opere Fotografiche” e “Opere Video”, assegnato ad Adriano Foraggio. Riuniti in una mostra ospitata presso il castello mediceo (ex palazzo di Cutolo) di Ottaviano fino al 23 settembre, gli scatti scelti partiranno per Bruxelles, dove saranno esposti presso l'Istituto Italiano di Cultura. E' proprio in questa cornice che il duo di magmaphoto ha saputo imporsi con una serie di immagini scattate nell’ex Scuola “Giotto-Monti”, istituto dichiarato inagibile nel 2007 e da allora abbandonato all’incuria e all’inciviltà del vandalismo spietato che regna nel cuore di San Giovanni a Teduccio, nella tristemente celebre periferia Est di Napoli. Un percorso piuttosto duro, che si serve del degrado degli edifici per rendere conto di una devastazione sociale ben più profonda.

...il declino sociale e civile è perfettamente rispecchiato in questi ambienti che costituiscono un vero e proprio limbo di fatiscenza e abbandono strutturale. Pareti bruciate, sedie e banchi smantellati, registri sparsi tra la polvere e la sporcizia, armadietti ancora zeppi di documenti identificativi degli alunni, fotocopiatrici, computer, televisori, proiettori e impianti stereo ammassati negli spazi morti di un edificio che fino a qualche anno fa contribuiva, anche se in maniera illusoria, a contrastare quella dispersione scolastica causata dal reclutamento, in queste zone, nelle file della criminalità organizzata. C’è una stanza in particolare che ci ha tolto il fiato, la chiamano “l’aula dei libri perduti”, un tappeto di saggi, sussidiari, enciclopedie e romanzi che sotto le ingannevoli sembianze di un’installazione artistica contemporanea, rappresenta lo specchio di un Paese in cui la Cultura è destinata a morire sotto cumuli di ragnatele, cartacce e mappe geografiche che un tempo spingevano l’immaginazione verso ben altri orizzonti.

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Via | magmaphoto.it

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