Il Ritratto: parte quarta, l’inquadratura

InquadraturaEccoci nuovamente al nostro appuntamento per trattare un argomento dibattutissimo, l’inquadratura.


In fotografia non esistono regole rigidissime e la libertà di esprimersi e sperimentare rende possibile la scoperta di nuove impostazioni. Tuttavia, conoscere la tecnica ci aiuta a superarla in modo creativo per comporre secondo la propria sensibilità.


Il tema dell’inquadratura è ricchissimo di interpretazioni, ma vediamo cosa la nomenclatura ha stabilito come regole.


Primissimo piano: si ha quando il volto occupa tutto il fotogramma e non si hanno altri elementi che compongono l’immagine. Va fatta particolare attenzione ai difetti del volto ed alle possibili ombre. E’ spesso consigliato utilizzare dei filtri diffusori, un flash non diretto o la solita calza di nylon per ammorbidire la ripresa.


Primo piano: l’inquadratura è rotta all’altezza delle clavicole e l’importante è bilanciare gli spazi sopra e sotto il soggetto. In questo caso è determinante trovare il punto di attenzione del ritratto, che può essere lo sguardo, un dettaglio del viso, od altro.


Mezzo primo piano: la figura è ripresa a metà torace. Fondamentale la posizione delle braccia che entrano nella composizione in modo determinante.


Campo medio: il soggetto è ripreso nell’ambiente e lo interpreta. Lo sfondo deve essere a fuoco come il soggetto ed incarnare il ruolo e lo stato dell’interprete.


Piano americano: la ripresa è tagliata più o meno alle ginocchia, è molto impiegata nel cinema e segue le regole generali della composizione nel ritratto. Lo sfondo può far parte dell’inquadratura, ma non è detto che sia determinante.


Figura intera: la persona è fotografata nella sua interezza, fino ai piedi (che non vanno tagliati). Anche qui lo sfondo è determinante ed il soggetto non dovrebbe essere troppo stretto nei margini dell’inquadratura.


Alla prossima.

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