Instagram nel 2019: alcune considerazioni

Instagram è da qualche anno il punto focale della vita di molte persone. Che sia accettabile o meno, giusto o sbagliato, ormai ci sono delle figure professionali che devono la loro sopravvivenza al social dell'apparire. E' proprio per questo che numerosi creatori di contenuti, dopo aver digerito a fatica il calo di engagement registrato negli ultimi mesi, sembrano aver letteralmente dato in escandescenza a causa dell'esperimento attualmente in corso.

Quello dell'oscuramento del numero di like sotto i post è un "trial" avviato a maggio in Canada, esteso poi ad altri paesi tra cui l'Italia, presentato come un qualcosa che riesca a migliorare l'esperienza degli utenti. In pratica il proposito è quello di dare importanza alla vera qualità dei post: dopotutto, è evidente, abilità e qualità spesso non corrispondono alla quantità di followers e di like di un profilo. Questo "scompenso" oltre ad aver abbassato globalmente il livello delle fotografie ha contribuito ad un certo appiattimento della ricerca personale: meglio scattare seguendo una strada già spianata da qualcuno, piuttosto che studiare per creare un proprio stile.

E' più facile, in altre parole, prendere like ed accrescere il proprio ego con foto che sono la copia di scatti visti e rivisti, compiacendo un pubblico più vasto, piuttosto che avventurarsi in uno studio personale. Ecco che la figura di "influencer" si estende anche al campo della fotografia: competizione, mancanza di originalità e ricerca di approvazione convergono in foto tutte uguali, utilizzo massivo di preset, ideali estetici  e "mode visive" che danno vita a profili omogenei dove ogni post ha gli stessi colori e le stesse tonalità del precedente.

Queste considerazioni non vogliono generalizzare, sia ben chiaro: in una scena del genere la qualità se la si cerca la si può trovare ma soprattutto la si può ancora creare. Il numero di like è considerato da molti come un feedback sulle proprie foto, talvolta diventa importante a tal punto da influenzarli anche sul lato creativo: se quel "voto" sotto i post sparisce, ecco che si è più liberi di pubblicare materiali meno "commerciali", meno omologati e più personali senza il timore che un eventuale riscontro negativo sia visibile a tutti. Per concludere, un quesito: se per molti utenti che utilizzano il social come passatempo il danno è trascurabile, quanto è penalizzante per influencer e aziende? Forse meno di quanto si pensi. Nulla, come sembra, è destinato a provocare danni maggiori di quanto non sia stato fatto con il pensionamento del feed cronologico e lo sviluppo di un algoritmo che costringe a sponsorizzare sempre di più: geniale!

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