Madame Helmut Newton alla MEP di Parigi

È una Newton in gonnella, e più agguerrita che mai, quella che fa capolino tra le stanze della MEP - maison européenne de la photographie di Parigi. June Browne Newton per la precisione, in arte Alice Springs, come la cittadina australiana alla quale si ispirò per il suo fortunato pseudonimo. E se tali fotografie si mostrano oggi, è il caso che dobbiamo ringraziare.

Fashion, Dépêche Mode, Paris, 1971 © Alice Springs

Perché gli esordi fotografici di June, ex-attrice australiana di teatro già apparsa in passato tra le nostre righe, risalgono ad un episodio dall'allure quasi mitologica. Sembra che sia stato lo stesso Helmut, costretto a letto da una brutta influenza, a guidare la moglie verso la realizzazione di uno scatto pubblicitario per le sigarette "Gitanes". Era il 1970 e da allora in poi Madame newton, un nome un destino, non lascerà più l'apparecchio.


Una parte dei cospicui quarant'anni di cliché che ne sono venuti fuori è oggi riunita in una mostra realizzata a cura di Mathias Harder, e promossa in partnership con Paris Première, Figaroscope e Radio Nova. Una retrospettiva visitabile fino al 4 novembre e costruita come un palco teatrale, in attesa che cali il sipario, come è già accaduto recentemente con la grande esposizione dedicata ad Helmut e ospitata nel Grand Palais.

Alice Springs fa qualcosa di più che catturare l'apparenza dei suoi contemporanei, celebri o anonimi. Lei canalizza il loro carisma, la loro aura. Dietro i suoi magnifici ritratti si disegna una connivenza implicita, una complicità spirituale. il suo sguardo si concentra soprattutto sul viso, a volte restringe il campo per attardarsi su un dettaglio, generalmente si tratta delle mani. Nei suoi piccoli formati i soggetti ci guardano in maniera diretta, curiosa, candida, qualcosa di molto raro nella fotografia contemporanea. Pochi dei suoi lavori sono realizzati in atelier, la maggior parte è stata scattata in spazi pubblici o a casa delle persone ritratte. Vi regna un sentimento di familiarità, tra distanza e intimità. Le pose sono raramente affettate, le messe a fuoco si costruiscono con semplicità. La fotografa non tradisce mai il suo soggetto!

Via | mep-fr.org

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