Lo sguardo intimo di Federico Erra

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Federico Erra, nonostante la sua giovane età, è una nostra vecchia conoscenza, della quale torniamo a parlare perché in questi giorni e fino al 10 gennaio 2009 è in mostra all’Hotel Vedute di Fucecchio con War and Peace, una collettiva che annovera nomi del calibro di Andy Warhol, Mimmo Rotella o Renato Guttuso, personaggi che con il loro approccio innovativo sono entrati nell’immaginario popolare alterandone le regole percettive.

Accanto a personaggi del genere, con stili tanto diversi e spesso una vita intera per affermarsi, il linguaggio espressivo di Federico Erra spicca per la dimensione intima, inquieta e coinvolgente che caratterizza tutte le sue fotografie. Ogni scatto è intenso, pronto a cogliere le emozioni della geografia umana in un particolare, un volto, un’espressione, qualunque sia il soggetto, una modella, gli amici, i volti familiari, se stesso.

Fotografo per caso o forse per destino, Federico Erra usa la fotografia per guardare e guardarsi, per dare un volto e colore al suo mondo, al suo immaginario fatto di cartoni animati, dive del cinema e più in generale di una sorta d’ortografia scorretta, più evidente per qualcuno di noi che per altri.

Accanto ad un suo Self su Flickr, lo stesso Federico scrive “O si è un ribelle o un conformista, o si è un pioniere del mondo, oppure un microcosmo intrappolato nella trama totalitaria della solitudine”, incuriosita, gli ho rivolto qualche domanda per darmi e darvi il piacere di riconoscere Federico Erra in questa affermazione.

Ciao Federico, in questi giorni sei in mostra con War and Peace, una collettiva che riunisce tanti punti di vista, stili e linguaggi diversi, come nasce il tuo contributo artistico? Che effetto fa esporre al fianco di artisti tanto noti?
Il mio contributo artistico nasce per caso un anno fa, dopo che Federico Bellini, organizzatore di questo evento, vide le mie immagini su un blog e le scelse per la mostra. Guerra e pace è un bel progetto ma di mio c'è davvero poco... Gli artisti in mostra, a parte Andy Warhol, non li conosco.

Indipendentemente dal modo in cui ti percepiscono gli altri, cosa caratterizza davvero il tuo approccio fotografico, quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione e l’immaginario di riferimento?
Traggo ispirazione dagli Shojio Manga. Poca gente, soprattutto nel mondo della moda, conosce questa arte giapponese, spesso relegata ad un pubblico minore. Ho sempre guardato e ammirato cartoni animati come Georgie ,Sailor Moon, Lady Oscar ecc, è da quelle immagini che nasce il mio mondo e penso lo caratterizzino. Oltre agli Shojio Manga giapponesi, il cinema ha influenzato moltissimo tutto il mio immaginario. Dagli anni 30 ai giorni nostri, da attrici come Bette Davis e Joan Crawford a donne come Kate Winslet e Jennifer Connelly. Bellezze trasversali, non comuni.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Cerco di parlare della mia vita attraverso gli occhi degli altri, sia che si tratti di modelli professionisti o amici. Cerco soprattutto uno sguardo, uno stato d'animo, cerco qualcosa di percettibile, nulla di urlato.

Sei spesso il soggetto delle tue fotografie, è un progetto di ricerca in progress? Cosa vedi quando torni a guardarle? C’entra niente Il ritratto di Dorian Gray…?
Quando ho iniziato a scattare fotografie l'unico soggetto che avevo a disposizione era il mare di Viareggio e me stesso. Quello che vedo quando le guardo, mi guardo, è un senso di profonda autostima che non ho mai avuto in 27anni di vita. Il ritratto di Dorian Gray è il mio libro preferito, quello c'entra ... c'entra sempre..

Più in generale quando rivedi le tue vecchie fotografie, cosa pensi?
… quanto sia bello vedere la propria passione plasmarsi con i propri stati d'animo, con le proprie esperienze.

Com’è nato questo desiderio, bisogno, curiosità?
É nato tutto meno di 2 anni fa, mi trovavo a Torino da un amico che vide i miei disegni e mi invitò a fare uno scatto con la sua piccola digitale. Durante il viaggio di ritorno in treno mi sentii diverso, avevo trovato una via d'uscita.

Ti ricordi la prima volta, il primo Self?
Ero nudo, sdraiato sul letto, con un pupazzo fra le gambe, mi annoiavo.

Cosa c’è di te nelle tue foto, in che modo ti caratterizzano e tu caratterizzi loro?
C'è tutto, la mia insicurezza, il mio discernimento, la mia pacatezza, ci sono anche i colori che vorrei e che, purtroppo, non ho ancora visto in nessuna parte del mondo.

Sembri prediligere i particolari al contesto d’insieme, che tipo di sintesi cerchi?
Beh la tua domanda è anche la mia risposta, Sintesi. La forma delle mani, le linee delle labbra, delle ciglia. Questa è la bellezza di cui voglio parlare.

C’è una foto alla quale sei particolarmente legato?
Forse è troppo presto per poterlo dire. Ci sono un sacco di foto alle quali sono molto legato, sicuramente quelle fatte a mia nipote e musa Sarah.

C’è qualche esperienza legata ad uno scatto particolare che vorresti raccontare?
Una mattina mi svegliai con un forte mal di testa, dovevo necessariamente raccontare una storia con una foto. Chiamai mia nipote Sarah e mia Madre, presi trucco, parrucche e gioielli e fra sorrisi familiari nacque Hollywood Mask. Dopo lo scatto mi sentii bene, il mal di testa era sparito.

C’è una foto che ha cambiato il tuo modo di guardare il mondo e te stesso?
Ultimamente sto lavorando con alcune modelle dell'agenzia di Milano ELITE. Sono delle ragazze di una dolcezza disarmante. Lontane da casa, spesso intimorite, si muovono come "fantasmi", si fanno notare ma senza fare il minimo rumore. Guardando le sfilate o le riviste chi l'avrebbe mai detto?

La cosa più bella del mondo da fotografare?
L'attrice Kate Winslet.

C’è qualcosa che non fotograferesti mai, per niente al mondo?
I tramonti e il cielo… L'ho fatto una volta e mi è bastato.

Cos’è la fotografia per te?
É raccontare ... saper raccontare. Come ha fatto Kubrick con i film, Morrissey con le canzoni, Wilde con le parole e le frasi.

Fotografi per ricordare, immortalare o per spingerti oltre?
Tutte e tre. Amo ricordare,immortalare e soprattutto, amo spingermi oltre. Credo siano tre scogli fondamentali per un fotografo.

Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Il mio gusto estetico.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica?
Ecco la domanda che mi fanno ogni giorno. ;-) Uso una Canon400d con obiettivo 18-55 in dotazione. Amo la luce naturale del sole e cerco di sfruttarla al meglio delle mie possibilità, ma tecnicamente parlando credo che sarebbe meglio rivolgersi a qualcuno più competente di me :-)

Come concili quotidianità e fotografia?
Le mie fotografie nascono dalla “mia quotidianità”, è facile per me coniugare le due cose.

Se avessi la possibilità di trovarti faccia a faccia con qualcuno, che magari non c'è più, cosa faresti?
Domande. Ogni tipo di domande.

Progetti futuri o sogni nel cassetto?
Progetti tanti per fortuna, alcuni anche molto molto importanti, ma preferirei parlarne a cose fatte. Speranze tante, vorrei diventare un bravo fotografo e lavorare a New York… la mia agenzia ha una sede anche lì e magari ... chissà...

Come vivi la tua dimensione non solo professionale di creativo e fotografo italiano?
La vivo con molta inconsapevolezza, essere troppo sicuri di se è rischioso perché non sempre gli stimoli giusti arrivano nel momento giusto. Faccio tutto come a scuola. Sapere di essere apprezzati anche all'estero mi riempie di gioia ma ho ottenuto la copertina per la rivista di fotografia JPG Magazine di dicembre e ancora fatico a crederci.

Hai qualche consiglio o dritta per un aspirante fotografo?
Fotografate sempre e ovunque.

A malincuore dobbiamo salutare Federico, facendogli i nostri migliori auguri per il futuro e augurandoci di avere presto il piacere di ammirare i suoi nuovi progetti. Intanto possiamo gustarci la galleria di immagini che ha selezionato apposta per noi. Ciao Federico.

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