Vite d'esilio, la mostra che scopre i volti degli algerini di Francia

A mezzo secolo dalla fine della Guerra d'Algeria, gli avvenimenti di quegli anni restano confinati nei libri di storia, spesso scanditi da lunghe trafile di elementi numerici e statistici, e lo stesso accadeva per quanto riguarda l'esistenza di coloro che proprio da quel conflitto erano fuggiti. Sappiamo per esempio che nel periodo che va dal 1954 al 1962, la presenza algerina in Francia passò dalle 220.000 alle 350 000 unità, ma in queste grandi masse di dati poco restava dei particolari, delle piccolezze specifiche e degli aspetti meno noti, assorbiti nel flusso della storia.

Per recuperare questa ricchezza e reintegrarla nella memoria la Cité nationale de l’histoire de l’immigration ha organizzato un intero percorso concentrato intorno alle "Vite in esilio", resoconti della vita di un popolo in fuga, rifugiatosi in territorio francese, analizzata nei suoi molteplici aspetti.

Vite d\'esilio, Il giorno dell\'indipendenza nella bidonville de La Folie a Nanterre. Foto scattata da Monique Hervo © Monique Hervo, Bibliothèque de documentation internationale contemporaine, MHC
Vite d\'esilio, Famiglia algerina alloggiata in un appartamento nuovo a Gennevilliers, 1955. Fotografia © Pierre Boulat / Cosmos / Musée national de l’histoire et des cultures de l’immigration, CNHI
Vite d\'esilio, affiche

Attraverso l'indispensabile sentiero della fotografia documentaria, estesa su un arco di tempo che copre tutti gli anni '50, per arrivare all'inizio del decennio successivo e sviscerarne le direttrici, la bobina della seconda metà del XX secolo torna a mostrarsi, per ridare spessore a cose solo apparentemente perdute. Come ricordano efficacemente le parole dei curatori Benjamin Stora et Linda Amiri:

L'esposizione gira intorno ad una tematica inedita, appoggiandosi sulla rara iconografia, gli archivi, le fotografie, i suoni, le immagini e le opere d'arte si uniscono per mettere in luce una storia nella quale la bellezza si mescola alla precairetà, la gioia alla nostalgia e alla violenza. Questa musica dolce-amara che gli algerini chiamano El Ghorba, l'esilio. Grazie alla ricchezza dei punti di riferimento, alle numerose testimonianze dell'epoca, il visitatore è immerso nella società metropolitana. Il lavoro, l'alloggio e il divertimento, ma anche la lotta indipendentista, ritmano la mostra...Come molti altri membri di movimenti clandestini, questi uomini e queste donne hanno nutrito la cultura del segreto. A molti decenni dalla fine della guerra d'Algeria, esitano ancora a parlare, alcuni sono morti ed hanno portato con loro intere parti di una storia tragica. L'esposizione "Vite d'esilio" racconta proprio questa vicenda misconosciuta, gettando nuova luce su coloro che sono restati a lungo invisibili, narrando un quotidiano di gioie e di dolori.

Via | histoire-immigration.fr

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