Lezioni di fotografia, corteggiamento e messa a fuoco

Se dopo la scorsa lezione avete deciso di costruire e sperimentare una scatola stenopeica, probabilmente i vostri risultati non saranno molto a fuoco. Era quello che mi aspettavo per introdurre questa lezione.

foto foro stenopeico teresa nicole erra

Un foro stenopeico limita il numero dei raggi che provengono da un soggetto. I coni di raggi selezionati attraversano il foro e formano macchioline di luce sul lato opposto della scatola che compongono l'immagine capovolta. Ogni punto del nostro soggetto è una macchiolina, ed è per tale motivo che il nostro risultato sarà poco soddisfacente.

Amo le fotografie fuori fuoco, ma quando realizzate con un chiaro intento comunicativo. Qui sopra una foto da me quando inesperta giocavo con i concetti che affronteremo. Impareremo a mettere a fuoco, i soggetti certo ma anche i nostri obiettivi e progressi fotografici.

A differenza del foro, una macchina fotografica può lasciar entrare molta luce ma produrre un'immagine nitida. Ciò avviene grazie all'uso di una lente convergente, con una o entrambe le facce convesse. E' la lente a mettere a fuoco, concentrando un fascio di luce in un punto specifico.
L'immagine restitita da una macchina a differenza di quella restituita dal foro stenopeico, è più luminosa, dal momento che più grande è la lente maggiore è la quantità di luce raccolta.

Al di là della lente, le immagini sono più nitide a seconda della distanza dal soggetto: quanto più il soggetto è lontano, tanto più la lente dovrà essere spostata vicino al supporto di proezione, al fondo della macchina per intenderci.

Inoltre la qualità dell'immagine prodotta da una semplice lente convessa peggiora quanto più ci si allontana dal suo asse, mostrando distorsioni e sbavature, sebbene al centro la lente restituisca sempre immagini più nitide di quelle di un foro.

Sono esistite macchine con una sola lente convessa, ed esistono obiettivi composti da più lenti o gruppi di lenti. Sono esistite macchine con obiettivo fisso, ed esistono altre in cui ruotando la ghiera (non toccando lo schermo al centro come con un iphone), è possibile variare la distanza dalla pellicola e quindi mettere a fuoco.

Per un approfondimento circa l'accuratezza della messa a fuoco nelle macchine reflex digitali sul mercato, vi consiglio di scervellarvi con l’analisi di Lionel Humbert.

La quantità di luce che entra nella macchina è regolata inoltre dal tempo di posa (la durata di tempo di apertura dell'otturatore) e dall'apertura del diaframma variabile, costruito all'interno dell'obiettivo, attraverso il quale passa la luce.

Sarà chiaro che scattare totalmente in automatico non da la possibilità di variare la messa a fuoco o di regolare la quantità di luce. L'otturatore avrà un tempo di posa più o meno fisso e un controllo dell'esposizione indotto. Tuttavia lo scatto in automatico consente di concentrarsi molto sull'inquadratura.

E' fondamentale inquadrare con la massima precisione ciò che sta colpendo la nostra attenzione.

Nelle lezioni che seguiranno darò per scontato che i lettori siano interessati ad avere il controllo totale dell'apparecchio, e quindi a sganciarsi dagli automatismi.
Tuttavia come tutte le donne ambite la fotografia va conquistata un pò per volta scoprendone i misteri che la compongono con estrema delicatezza. Esercitarsi sulle inquadrature e le messe a fuoco è solo un approccio, il corteggiamento sarà lungo e faticoso.

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