Lezioni di fotografia, discussioni su tempi di posa e otturatori

All'inizio deve essere stato molto difficile amare la fotografia. Cercate di immaginare: lunghe esposizioni, soggetti immobili, la macchinosità di un oggetto alieno, capace di “rubare l'anima”. La relizzazione di un ritratto era una vera tortura: irrigidi e alle volte inespressivi, i modelli condannati, in scomode posizioni, aspettavo l'esecuzione del click .

Questi inconvenienti per noi inconcepibili, sono stati ovviamente superati, sebbene prestare la massima attenzione all'immobilità della macchina fotografia sia fondamentale.
Imparare ad “avere la mano ferma” può sembrare una banalità lontana dalla nostre digitali usa e getta, ma è di certo sinonimo di concentrazione e attenzione.

Insomma il problema fondamentale sono i tempi di posa.

Il tempo di posa che si misura in secondi o frazioni di secondo ( 4'' o 1/125 s ad es), è l'ampiezza dell'intervallo di tempo durante il quale viene fornita la corretta quantità di luce alla pellicola o sensore. Ed è in questo intervallo che si consumavano le agonie dei malcapitati ai tempi di Niépce.

L’otturatore e il diaframma sono gli attori della corretta quantità di luce: il primo illuminando per periodi più o meno lunghi, e il secondo con un'intensità più o meno forte. Il diaframma quindi sfrutta lo spazio, l'otturatore il tempo.

tendine otturatore in azione

Esitono vari tipi di otturatori, quello più usato è a tendina (qui sopra), detto anche otturatore a piano focale: chiudendosi e aprendosi a una certa velocità, o tempo, è il meccanismo alla base. Per tale motivo ci interessano tanto i tempi.

Le macchine sul mercato abbordabile raggiungono ampi intervalli di tempo: la velocità della Canon 550D va ad esemp da 30'' a 1/4000 sec, escludendo la posa B che merita un discorso a parte.

Non sempre un tempo di posa breve è preferibile ad uno lungo, anzi, e un apparecchio con una ampia gamma di tempi consente di avere un controllo sulla fotografia maggiore. La scala di tempi (come per l'apertura determinata dal diaframma) è divisa in stop. Qui di seguito la scala tipica di una reflex:

30 secondi – 15 sec. – 8 sec. - 4 sec. – 2 sec. – 1 secondo – 1/2 secondo – 1/4 di secondo – 1/8 di sec. – 1/15 di sec. – 1/30 di sec. – 1/60 di sec. – 1/125 di sec. – 1/250 di sec. – 1/500 di sec. – 1/1000 di sec. – 1/2000 di sec. – 1/4000 di sec. – 1/8000 di secondo.

Uno stop è un aumento o una diminuizione di un fattore 2 della luce entrate, sul sensore o pellicola. Per quanto adesso possa essere difficile comprendere questo concetto, una volta che parleremo dell'apertura del diaframma tutto sarà più semplice e familiare.

Per “congelare” un istante sarà riduttivamente ovvio usare un tempo di scatto breve. E' il caso dei “soggetti rapidi”: foto di eventi sportivi, uccelli e insetti in volo ad es. Se da una parte il rischio di avere una foto mossa è praticamente nullo, dall'altra o ci troveremo in luoghi molto luminosi oppure dovremo compensare aumentando ISO e/o apertura.

Sotto il trentesimo di secondo, possiamo parlare di tempi di esposizione lunghi. . Se fotografiamo un soggetto immobile, utilizzare tempi lunghi può non avere grandi o importanti effetti. Il bello sono soggetti in movimento, utilizzando un cavaletto se possibile.

Al fine di evitare foto mosse l'uso di un treppiede è fondamentale, ma da amante dei limiti indefiniti come la foto copertina, sentitivi liberi di sperimentare come vi pare. Le fonti di luce in movimento potrebbero diventare scie luminose.

Nell'ordine dei minuti parliamo di tempi molto lunghi, della fotografia notturna per intenderci. Le luci della città di notte fotografate con lunghi tempi comunicano una dimensione fantastica. Non è possibile da subito svelare la magia di alcune scoperte frutto di faticosi esperimenti, e più in là dedicheremo un'ampia lezione al fotografare dopo il tramonto del sole.

E' necessario capire i propri tempi, che siano di apprendimento o di posa: di certo il sincronismo con le proprie intenzioni è difficile da ottenere, se non con pratica, esperimenti e perchè no illuminante fortuna.

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