Le metamorfosi del ritratto collettivo di Ken Kitano

Nel ritratto di un volto si possono scorgere molte cose del soggetto che rappresenta, in tutti quelli realizzati da Ken Kitano per Our Face fondendo i ritratti di interi gruppi sociali in una sola immagine, le tracce di individui distinti operano la metamorfosi di una sorta di icona 'dell'essenza 'del genere umano. Nella prima immagine (sulla sinistra) la metamorfosi è il risultato di un processo di stratificazione operato in camera oscura combinando 30 negativi di Geikos e Maiko che danzano la primavera, mentre quella che l'affianca arriva ad utilizzarne ben 3.141 di persone che vivono in Giappone.

Spingendosi al confine tra ricerca antropologica, fotografie documentaria e artistica, sin dal 1999 per anni, la stessa tecnica ha esplorato tipologie umane e potenzialità di coesistenza di diverse etnie e gruppi sociali, rinnovando tecniche artigianali che stanno scomparendo. Il volume pubblicato nel 2005 arriva a condensare i ritratti collettivi di oltre 3000 persone in 59 gruppi differenti, dalla squadra di calcio alle adolescenti di Harajuku.

Metaportraits of 35 Esoteric Buddhist Monks of the Shingon sect studying at KOHYA Mountain Special School in Wakayama, Japan, 2003
Metaportraits of 24 guards in Tiananmen Square, Beijing, China, 2009
Metaportraits of 39 People Floating Lantern down the River Motoyasu in Memory of Atomic bomb Victims an August 6 2004 Hiroshima
Metaportraits of 31 Workers Watching Films at Open-air Theater in Front of Shopping Mall in Beijing 2009
Metaportraits of 23 Mulsim women in burqas in Nairia, 2008Bangladesh

Metaportraits of 42 member of baseball club at OHMI High School in Shiga, Japan 2002
Metaportraits 40 supporters of England’s soccer team at FIFA World Cup 2002 in Osaka, Japan
Metaportraits 40 workers loading cargo at Shador Ghat Ferry Terminal in Dhaka, Bangladesh
Metaportrait of 3141 people who live in Japan’, 2004
Metaportraits of 30 Geikos and Maikos dancing the special Kyo dance in Kyoto, Japan 2003

Il terremoto Hanshin (o Kobe) del 17 gennaio 1995 e gli attacchi terrostici Sarin nella metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995, hanno spinto questo giapponese laureato alla facoltà di Ingegneria Matematica, ad esplorare la rappresentazione dei diversi gruppi sociali, partendo dal Giappone con 6 categorie (on the road, religione, bambini, guerra, razza e occupazione), estendendola in altri paesi e nuovi gruppi, arrivando a vincere il 'Society of Photography Award' nel 2004 e il 'Newcomer Award' della Photographic Society del Giappone nel 2007.

Con lunghi tempi di posa e una particolare tecnica di stampa analogica, il progetto realizzando ritratti ambigui che annullano differenze e gerarchie, lasciando emergere legami e similitudini, diventa anche una sorta di rappresentazione del concetto di "globalizzazione", come accumulo di persone e le località e quel viso il nostro, in mostra alla Galleria Blindspot di Hong Kong, fino al 22 dicembre 2012.


The contours of an individual become blurred in a ‘Portrait of Our Face’ but it expresses ‘time and light’, which should be unique to the particular group. Needless to say, there is no ranking of the cultures or people.
The project intends to link people of various positions horizontally, without regard for rank or importance, as if each one was a part of a continuous chain. It is like a big circle of images of people with no center.

We frequently hear the word ‘globalization’ but is the world really becoming ‘global’? ‘Globalization’ sounds like a structure where homogeneous people and a single ideology exist centering around one ‘center’ such as the United States or Tokyo. This structure seems to exclude and ignore the people on the periphery or outside of the homogeneous circle or those unwilling to enter the circle.
There is no such thing as ‘the center’ in this world. I imagine the world to be composed of many localities. The aim of this project is to help re-cast the meaning of ‘globalization’ as the accumulation of individuals and localities by presenting the faces of people of various positions and places. The portraits shown in this book are the portraits of yourself and everybody at the same time.

Via | Laboiteverte - Bloodyloud -

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