Sophie Zénon, raffinate mummie palermitane negli scatti che animano la galleria Thessa Herold di Parigi

mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, angelo e cardinale
Incontrare faccia a faccia delle mummie è un'esperienza da autentici brividi, che non sempre viene ripresa appieno nelle immagini fotografiche. E invece la fotografa italo-francese Sophie Zénon sembra esser riuscita nell'ardua impresa. Almeno è quello che lasciano pensare i suoi scatti riuniti sotto la denominazione di "Cadavres exquis" ed esposti ancora per qualche giorno alla galerie Thessa Herold di Parigi. Un bello spazio situato in pieno cuore del Marais, a pochi passi dal Musée Picasso, nel quale non ci si attenderebbe di incontrare un pezzetto di Italia del Sud. Cosa che prontamente accade dato che i soggetti catturati nelle fotografie in mostra, sono le mummie vestite del Convento dei Cappuccini di Palermo, straordinari esempi di conservazione che danno luogo ad effetti visivi ingannevoli, presentazioni quasi illusorie di vitalità restituita da un mosso creato ad arte che resiste, come simulacro del movimento.
mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, finestra
mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, angolo
mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, coppia
mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, catalogo

Una rappresentazione descritta quasi come un appello:

Interpellando lo spettatore sui temi della memoria e della morte Sophie Zénon coniuga lavoro documentario e démarche plastica, intorno alla dimensione rituale della mummificazione e del sacro. "Cadavres exquis" crea un legame tra la giustificazione della conservazione di tali mummie e la funzione di ricordo e trasmissione della fotografia, facendo così vacillare le frontiere tra la vita e la morte, il passato e il presente.

Anime erranti la cui storia affascinante è stata scelta nell'ambito del Mois de la Photo 2012 e che permane anche nel catalogo con testi di Antonio Bonet Correa. Appartenenti alla serie In Case We Die, i ritratti hanno la voce potente e ben scandita del passato, un vento che sussurra all'orecchio del visitatore in maniera quasi inquietante, riportandolo per un solo attimo alla realtà dei (non più) viventi, che abitano la stanza vestiti di tutto punto, ma con le carni ormai irrimediabilmente consumate dal tempo. Simboli di un luogo collegato ad un complesso di catacombe contenenti il più importante concentrato di mummie italiane, un angolo del capoluogo siciliano conosciuto soprattutto per "la bella addormentata", poetico soprannome con il quale ci si riferisce alle spoglie ben conservate della piccola Rosalia Lombardo, deceduta a soli due anni nel lontano 1920 e disposta nella cappella dell'omonima santa, dopo esser stata sottoposta dal tassidermista Alfredo Salafia ad un innovativo processo di imbalsamazione che ne ha conservato in maniera eccezionale la freschezza dei tratti del viso.

mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, strumenti
mummie palermitane di Sophie Zénon a Parigi, tre teschi

Immagini da flickr.com/photos/sara_rania

Via | thessa-herold.com

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