Families Welcome, l'intimità del foyer di Guillaume Binet a La Petite Poule Noire di Parigi

Families Welcome Guillaume Binet a La Petite Poule Noire, in spiaggia

La Petite Poule Noire di Parigi è il luogo giusto per scoprire il lato più intimo di un photoreporter che ha legato la sua attività a scenari di guerra. Un'interprete del contemporaneo come Guillaume Binet, sempre pronto a ripartire per scoprire nuovi orizzonti e narrare le nuances dei conflitti in Kenya, Costa d'Avorio, Egitto, Libia e Siria, che fa una virata a 180°, riportandoci, lui che ne ha visto tanto sparso sui selciati del sud del mondo, nel cuore del suo stesso sangue.

Con Families Welcome entriamo in punta di piedi nelle sue radici, intersecandoci silenziosamente in uno di quei crocevia dove le mamme cantano leggere le loro antiche ninne-nanne e i bambini giocano liberi, e persino un po' selvaggi, nella natura, sgambettando sulla spiaggia o seguendo un sentiero nel bosco. Infanti di un oggi che è già ieri, distribuiti con i loro volti biricchini intenti al gioco, sui due piani adagiati a poche centinaia di metri dal Canal Saint-Martin, in un contrasto di livelli che gioca sulla struttura stessa dello spazio ospitante, costruito su opposizioni di un bianco luminoso al livello della strada, e di un nero quasi carboncino, che accoglie in una culla primordiale, i visitatori che si avventurano al piano inferiore.

Families Welcome Guillaume Binet a La Petite Poule Noire, panoramica
Families Welcome Guillaume Binet a La Petite Poule Noire, madre e figlio
Families Welcome Guillaume Binet a La Petite Poule Noire, duo
Families Welcome Guillaume Binet a La Petite Poule Noire, nel nero

Membro fondatore dell'agenzia Myop, l'autore di questi scatti dall'atmosfera quasi incantata, sembra aver fatto un patto con gli elfi, per rendere anche le sue creature, folletti della foresta.

Le fissazioni dell'infanzia - catturare il sole tra le dita? - I tempi morti, le spighe secche che pizzicano i malleoli nudi nella noia dei pomeriggi bollenti. Le angosce - la notte che cala sui grandi alberi, i rumori sconosciuti che risuonano nel buio. Le sensazioni – un forte grido, un lampo dorato e il corpo esulta. L'infinita delicatezza di uno sguardo che accompagna più che catturare l'intimità di una famiglia in movimento.

È sulla propria famiglia che Guillaume Binet ha lavorato, come altri fotografi quali Sally Mann, Emmet Gowin o ancora Patricia Richards. Ma scavando in questo soggetto intimo, uno dei più vicini che esistano, non si è diretto né verso il realismo sociale, né alla narrazione a mo' di fiction generazionale, né in direzione della messa in luce dell'erotismo infantile. Ha sposato in tutta la sua fragilità lo scorrere del tempo, la fugacità e l'intensità delle relazioni tra i membri di una confraternita, la nostalgia di quei momenti che già non esistono più.

Si ringrazia per la cortese collaborazione la galleria La Petite Poule Noire.

Via | lapetitepoulenoire.fr
Foto | Flickr

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