Maria Mulas, Contaminazione per la personale della signora che ha dato volto all'Arte

L'anima dei lavori di Maria Mulas, eccentrica signora della fotografia dai capelli color carota, è un insieme ben congeniato di caratteristiche umane riunite in immagine. Dinanzi ai suoi obiettivi non solo ha sfilato la crème de la crème dell'arte contemporanea, ma anche buona parte della cultura italiana ed internazionale degli ultimi cinquant'anni. Dai caffé di Brera alle strade di Manhattan, i suoi lavori ricompongono il puzzle tridimensionale della creazione, e si riuniscono in una personale giustamente identificata sotto il nome di "Contaminazione".

La mostra, visitabile fino al 25 gennaio 2013 presso l'Ex Fabbrica delle bambole di Milano, inaugurata nel 2011 con la mostra dedicata alle opere di Emilio Tadini, è un concentrato di volti, di corpi e di accadimenti.

I ricordi e le sottili emozioni di una grande fotografa si fondono lentamente e rimettono in causa tanti eventi epocali ritratti per occasione, con una finezza di sguardo che incanta per l'acume e per la delicatezza, ma anche per la puntuale capacità di cogliere l'istante perfetto, a cavallo tra realtà e trasfigurazione. Elementi che ritroviamo in "Fotografia come arte" di Gillo Dorfles, fonte dell'estratto che segue:

Ma anche nei casi più insoliti e arrischiati, si tratta sempre d’un uso “normale” della fotografia, che non viene modificata chimicamente e otticamente, ma si trasforma sempre seguendo l’idea progettuale dell’artista. Non si tratta più, allora, di semplici fotogrammi, più o meno riusciti dal punto di vista “ retinico, quanto di opere visive” (preferisco non pronunciare l’abusata parola “fotografia d’arte”) dove, non il pennello o il bulino, ma lo scatto dell’obiettivo, da medium espressivo, sempre però in virtù ricerca molto calibrata – anche se prevalentemente istintiva – dell’artista (…)


Nell'immagine © Maria Mulas, Uomo in movimento, Biennale di Venezia 2001, 100/150.

Via | exfabbricadellebambole.com

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