Henri Cartier-Bresson e i momenti decisivi della liberazione: il giudizio di un'informatrice della Gestapo

La foto di Henri Cartier-Bresson che descrive uno dei momenti della denuncia degli informatori durante le prime fasi di riordino sociale seguite alla liberazione, l'abbiamo probabilmente già vista un po' tutti, tra libri di storia, cataloghi e numerose esposizioni. Quel che invece ci attira oggi è il contesto nel quale venne scattata, un misto di speranza e di accusa, di volontà di rigenerazione e di sfogo collettivo e personale.

La scena del video riassume un breve "processo" che ha come protagonista un'informatrice della Gestapo, intenzionata a mescolarsi agli sfollati per rientrare nel suo paese come se niente fosse accaduto e tirata al centro della scena dalle stesse vittime delle sue connivenze con il nemico. Ma tra i rifugiati rinchiusi in attesa di rimpatrio del campo tedesco di Dessau c'era anche il fotografo, pronto a catturare l'istantanea più coreografica che testimonia del grande scarto emozionale tra la freddezza del giudice, la rabbia della denunciatrice e la rassegnazione dell'accusata, in un climax ascendente degno di una tragedia greca.

E se Henri Cartier-Bresson, incaricato dal Servizio di Informazioni di collaborare alla creazione di un film sul ritorno dei prigionieri di guerra francesi, dipinge magistralmente la scena catturandone alcuni momenti chiave tra l'occupazione americana della città e l'arrivo dei Russi (avvenuto nell'arco di tempo che va da 21 aprile al 2 luglio 1945), le riprese del video danno ampio respiro all'accaduto ma lasciano anche un vuoto coperto proprio dalla fotografia, grazie a quella mano più veloce della telecamera, che ha saputo cogliere ancora una volta, il momento decisivo.

Via | iconicphotos.wordpress.com

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