10 anni per aver fotografato un poliziotto? La fotografia non è un reato!


In questo nuovo millennio uno dei trend sempre sulla bocca di tutti i governi è la parola terrorismo.

Cono state realizzate molte leggi per combattere questa piaga, ma a volte si è esagerato cercando di limitare alcune libertà che possono risultare scomode nell'era dell'informazione diretta.

In Gran Bretagna un nuova legge consente di arrestare chiunque cerchi di acquisire informazioni sulle forze armate o sulla polizia e la pena può arrivare fino a 10 anni. Con questo sistema la polizia cerca di impedire ai reporter di fotografare in posti pubblici.

Il 24 gennaio un fotografo, di nome Tallis, dopo aver scattato una foto ad un poliziotto si è trovato quest'ultimo che oltre a chiedergli di vedere la foto vedendosi negare la richiesta ha provato a strappagli la fotocamera dal collo.

La giustificazione del poliziotto: "Non doveva fare quella foto aveva un fare intimidatorio". Una giustificazione che a mio parere risulta ridicola e buona solo per i molti azzeccagarbugli che popolano i tribunali.

Nel Regno Unito, questo è solo uno degli ultimi avvenimenti del clima che si sta scaldando fra polizia e fotografi. Una fotografa è stata detenuta per 45 minuti mentre scattava foto ad un matrimonio.

Ma anche all'estero le cose non vanno meglio, in Islanda i fotografi che cercavano di immortalare una protesta sono stati cacciati con lo spray al peperoncino da parte delle forze dell'ordine.

Tutto questo non ha niente a che fare con il giornalismo, ma solo con la libertà di stampa ed il nostro diritto di conoscere quel che succede. La fotografia non è un reato, ma purtroppo ci sono sempre persone che non vogliono fermare un attimo per riconoscerlo.

Foto | rabbleradio
Via | BJoPhotography

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