Robert Capa e gli effetti a lungo termine della fotografia, il suo famoso repubblicano spagnolo disegnato da Cardon


Questo disegno, scovato in un bellissimo catalogo dedicato a Robert Capa e pubblicato dalla BNF in occasione della mostra "Capa connu et inconnu" (tenutasi negli ultimi mesi del 2004) appartiene al fumettista francese Jacques-Armand Cardon. Si tratta in realtà di una vignetta, pubblicata su Le Monde dell'11 gennaio 1995 e inevitabilmente legata ad una miriade di discorsi ulteriori, che chiamano in causa lo stesso statuto fattuale della fotografia, invitandoci ad una messe di riflessioni estetiche, storiche e non solo. Se appare nelle nostre righe proprio oggi é per differenti ragioni. La prima, e forse anche la più evidente, riguarda il soggetto rappresentato e si riassume proprio nella sua "iconocità". Il repubblicano spagnolo colto nell'atto della caduta da Robert Capa prende in questa immagine un nuovo spessore e ritrova quel ruolo di sofferta ed immediata compartecipazione, che pochi scatti hanno la fortuna di assumere.

Ma il pozzo profondo delle elucubrazioni é stato appena sfiorato dalla prima costatazione, quel che invece prende forma, al di là del primo contatto visivo, é proprio il ruolo dell'artista nella società, quel suo essere a metà strada tra il bisogno di narrazione puro e semplice e l'inevitabile necessità di trasfigurazione, tra il cronista e l'aedo, con la costante coscienza a-posteriori della nottola di Minerva e la consapevolezza dello scacco temporale che solo in alcuni magnifici momenti, si lascia ricomporre. Nello schizzo di Cardon, in gioco c'é la problematica stessa dell'Arte in tutte le sue forme, che richiede di essere continuamente riproposta e affrontata nelle sue innumerevoli direttrici, ma anche lo strazio luminoso di chi a questo difficile compito non smette di prestarsi al di la delle accuse, come Capa e tanti altri interpreti di ieri e di oggi, il cui tormento é l'anima delle parole dello stesso Cardon:

Nessuna fotografia, che io sappia, poteva illustrare meglio questo istante cruciale, essenziale, che per me deve essere fissato nel disegno. Né il prima né il dopo, ma quel preciso centesimo di secondo in cui tutto é detto, nel quel la verità delle cose si mostra sgombra delle scorie del pathos, pura. Cliché miracoloso, che eleva l'anonimo miliziano dall'immanenza a una dimensione metafisica.

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