Lezioni di fotografia, in corsa attraverso campi di profondità nitidi

Alle volte mi capita di essere entusiasta per la chiarezza con la quale i miei occhi vedono. Le pupille contente per un paesaggio assolato sembra che mai abbiano visto con maggiore nitidezza il mondo. Il più delle volte però navigo emotivamente in un ambiente fumoso, in cui il prendere la giusta distanza per una corretta fotografia della realtà è molto difficile. Mettere a fuoco si è soliti dire, ma forse sarebbe più corretto parlare di centrare il punto, o se preferite punctum per i lettori sociologi.


Se dovessi cercalo, sarebbe di certo nel campo nitido del mio sguardo. In fotografia il campo nitido è l'intervallo di distanze davanti e dietro il soggetto in cui la sfocatura è inavvertibile. La sua profondità è quindi la distanza davanti e dietro al soggetto messo a fuoco. Conosciamo già due dei tre fattori fondamentali che la influenzano, diaframma e lunghezza focale.

Il terzo è la distanza alla quale si trova il nostro soggetto. La misura è direttamente proporzionale, quindi a equilibrate condizioni degli altri fattori, il fuoco di un soggetto lontano si troverà a una maggiore profondità di campo. Come dire che in condizioni ideali si hanno più chance di avere una maggiore nitidezza a una maggiore distanza.

La profondità di campo inoltre aumenta con il diminuire della focale e con la distanza di messa a fuoco: maggiore per un 28mm rispetto a un cinquantino, mentre per un 75mm a 7m F/16 sarà tra i 3,5m e l'infinito, rispetto ai 4/20m dello stesso obiettievo a F/11.
Nel nostro esempio i 7m del 75mm a F/16 sono la distanza iperfocale, vale a dire la distanza di messa a fuoco che estende la PdC dall'infinito alla metà della distanza stessa (con precisa focale e apertura di diaframma).

La ricerca della distanza focale e la sua distruzione, si prestano a innumerevoli scopi, dando la possibilità all'amatore di avere completamente a fuoco sia il primo piano che lo sfondo di una immagine, non dimenticando mai il sottile rapporto di equilibri tra i tre attori.
Il tutto è molto più semplice di quello che sembri, a maggiore ragione considerando che tutti gli obiettivi posseggono una scala delle profondità di campo indicata.

Eppure è in questa chiarezza disarmante, a un passo dalla completa padronanza del campo di nitidezza, che si insinua la confusione, o meglio circolo di confusione.

Questo concetto è alquanto complesso e scientificamente visionario. Cercate di immaginare: la luce colpisce un punto e viene rimbalzata, entra nell'obiettivo e viene concentrata verso il piano focale, ovvero il piano dove troviamo il sensore o la pellicola. Se per un dato punto la messa a fuoco non è corretta, i raggi che colpiscono il piano focale non sono concentrati in un singolo punto, ma sono più ampi quasi a formare un cerchio.

E questo cerchio del malditesta ad essere chiamato di confusione, e data la mia dialettica non puramente tecnica, credo che attraverso un video sia più intuitiva la compresione del concetto di circolo di confusione.

Molti mi accuserebbero di farla troppo semplice, ma vi assicuro che esperire e testare conoscendo principalmente solo i rudimenti, da molte soddisfazioni. E' una continua conquista nella rivelazione. L'argomento è davvero vasto e consiglio ai nerd che fanno sul serio di approfondirlo meglio, considerando anche il delicato rapporto tra la profondità di campo e le dimensione del sensore .

Per gli altri non abbiate ansia di conoscere i dettagli. Sperimentare approfondendo a tempo debito, non dimenticando mai di stupirsi per la nitidezza di un'alba in una campagna d'estate.

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: