Leica Monochrome a 4000 e 10000 ISO

Possiamo parlare di un approccio LEICA? Leggendo gli articoli che sono stati pubblicati nei mesi di dicembre e gennaio su alcune riviste che si occupano di fotografia sembrerebbe che la Monochrome  non sia una semplice macchina fotografica da usare per immortalare situazioni che si svolgono sotto i nostri occhi ma un oggetto che necessita di un percorso spirituale prima di fare click. Non so se ricordate il film Kill Bill di Quentin Tarantino. La protagonista Beatrix Kiddo (la meravigliosa Uma Thurman) per portare avanti la sua vendetta decide di servirsi non di una pistola munita di silenziatore o di un fucile di precisione ma di una katana, la mitica spada dei samurai, e non di una qualsiasi ma di una realizzata dal grande  maestro Hattori Hanzo. Uno strumento di morte antico per una vendetta dei giorni nostri ma che gli viene consegnata dopo che lei ha spiegato chi era e a cosa le sarebbe servito quella letale opera d'arte.

«Non si può trattare la Leica M Monochrome come le altre fotocamere digitali:basta considerare che il risultato dello scatto è un file DNG da 18 megapixel la cui definizione è accresciuta dall'assenza del filtro anti-alias», «una fotocamera a telemetro: istintiva, veloce, manuale, silenziosa e stabile in mano tanto che è possibile fotografare anche al buio», «offre lo stesso sapore della pellicola ma con il vantaggio di poter controllare l'esposizione a monitor e di sfruttare l'istogramma», e parlano della messa a fuoco manuale «e quelli bravi potranno mettere a fuoco prima di portare l'occhio al mirino, mentre la M ce l'hanno ancora appoggiata allo stomaco. Anticipare la situazione è meglio di avere un sistema AF della massima efficacia».

Queste frasi le scrive Eugenio Tursi su Tutti fotografi di dicembre 2012.

Sarà che le centinaia di TMAX sviluppate e in seguito digitalizzate hanno fatto sì che mi venga la nausea al solo sentire il sapore della pellicola, sarà che utilizzando fotocamere a telemetro dal 1996 mi rendo conto che definire una fotocamera a telemetro istintiva e stabile e come dire che un revolver calibro 357 con canna da 2” è l'ideale per chi vuole avvicinarsi al tiro sportivo con le armi da fuoco, e che pensare di lavorare preimpostando la distanza di messa a fuoco ha senso solo se lavoriamo con focali la cui lunghezza è inferiore ai 35 mm ed usiamo almeno f/8 che ho pensato di dimenticare di avere in mano l'equivalente di una katana di Hattori Hanzo  ed ho scattato foto come normalmente faccio con le mie macchine fotografiche.

Ho deciso quindi di verificare quello che sembra essere il tallone di Achille delle Leica digitali e cioè la resa ad alti ISO. Da quanto leggo in giro sembrerebbe che la sorella a colori della Monochrome e cioè la M9 già ad 800 ISO mostra qualche pecca.

L'occasione per eseguire test in condizioni molto simili a quelle reali mi si è palesata quando andando a trovare un amico che si occupa di assistenza ai lavoratori stagionali extracomunitari che si occupano della raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro, tre di loro erano venuti a trovarlo per bere qualcosa insieme. Ho pensato quindi di eseguire degli scatti in giardino con la sola luce dei lampioni a 4000 iso. La messa a fuoco era facilitata dalla presenza di strisce catarifrangenti sul giubbino di uno di loro (pensare di preimpostare la distanza di messa a fuoco e scattare usando f/2 vuol dire avere foto senza avere ben nitido ciò che ci interessa) ma il telemetro della Leica funziona bene in simili situazioni a patto di avere un minimo di dimestichezza. Aperti i file ho visto che il sensore della Monochrome sopporta bene la sottoesposizione, lavorando il file DNG si riesce ad avere immagini dove anche nelle ombre il dettaglio si vede. Penso che questo, insieme al fatto che scattare con la Monochrome è come scattare con una Leica M analogica, sia importante per chi è abituato alla pellicola in bianco e nero dove lo scatto era solo il primo di tre passaggi. Si scattava, si sviluppava pensando a come si era scattato e si stampava mascherando o bruciando fino ad ottenere la stampa che si era previsualizzata.

Sul monitor il file mostra “il sapore della pellicola” anche se a 4000 iso mostra la grana di una TMAX 400 tirata ad 800.

Mi sento di consigliare i 10000 ISO solo per i palati forti, quelli ai quali piaceva tanto la TRIX della Kodak o l'HP5 della Ilford o meglio ancora la TMAX 3200 la cui grana una rivista americana definì “golf balls”. A 10000 ISO si perdono le sfumature di grigio, come si evince dalle foto sottostanti, e c'è tanta grana (in alto a 320 ISO ed in basso a 10000 ISO).

I soggetti sono nitidi grazie alla qualità dello splendido Summicron 50 APO f/2 (probabilmente il miglior 50 mm oggi sul mercato) ma la mia anziana Canon 5D Mark II a 6400 ISO  sa molto meno di TRIX (a sx particolare file Monochrome a dx particolare fila 5D mark II).

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