La recensione di Tabularasa, il libro fotografico di Raimondi e Thorimbert su Vasco Rossi

La recensione di Tabularasa

Ogni fotografo racconta a modo suo. Il linguaggio è lo stesso. Quello fotografico. Ma il modo di esprimersi è differente. Se poi la storia da raccontare è la stessa, quella del rocker italiano per antonomasia, le differenze nel racconto diventano a loro volta un nuovo racconto. Due punti di vista sono meglio di uno. Come due occhi che lavorando insieme garantiscono una visione tridimensionale.

Questa è la sensazione che ho provato non appena ho avuto in mano il libro fotografico Tabularasa, dove i fotografi Efrem Raimondi e Toni Thorimbert raccontano con 200 foto selezionate dai proprio archivi gli ultimi 27 anni della carriera di Vasco Rossi. Si tratta di un progetto importante ed originale, se non per altro perché Vasco Rossi dichiara "Io odio essere fotografato".

La recensione di Tabularasa
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La recensione di Tabularasa

Nonostante questo odio più o meno scherzosamente dichiarato verso i fotografi, Vasco Rossi ha sempre avuto vicino qualcuno che documentasse i suoi concerti, il suo pubblico, i suoi compagni di musica. Raimondi e Thorimbert sono due di queste figure che hanno avuto il compito di raccontare Vasco Rossi, a volte mettendolo in posa, a volte scattando con discrezione a rispettosa distanza.

In Tabularasa troviamo infatti ogni tipo di scatti. C'è il bianco e nero, c'è il colore, c'è il primo piano come il piano allargato. Ma quello che salta all'occhio è il fatto che non c'è un ordine. O meglio c'è un ordine, ma non quello che ci aspetteremmo secondo logica. Le foto non seguono un ordine cronologico. Non sono neppure suddivise per autore.

Come si vede in una bella foto che accompagna la prefazione, Raimondi e Thorimbert si sono incontrati, hanno tirato fuori ognuno le proprie immagini, ed hanno iniziato a costruire il racconto che c'è dietro a Tabularasa. Proprio a questo proposito ho voluto fare alcune domande ai due autori. Anzi, ho fatto le stesse domande a tutti e due, per verificare ulteriormente le affinità e le divergenze dei loro punti di vista.

Intervista a Efrem Raimondi

Ho iniziato con Efrem Raimondi:

Come ti è sembrata di primo acchito la proposta di Thorimbert di realizzare insieme un libro fotografico su Vasco Rossi?
Un’intuizione geniale... ho risposto sì d'emblée: conoscevo alcune sue immagini, le più note, del percorso con Vasco ed era l’occasione di realizzare il libro che avevo in testa e che da solo non sarebbe stato possibile, non certo nella forma che invece è Tabularasa.


Quando hai visto le tue foto sparse sul pavimento accanto a quelle di Thorimbert, che sensazione ti ha trasmesso vedere il tuo punto di vista affiancato a quello di un altro?
Non era esattamente un altro qualsiasi... la maquette del percorso di Toni e che avevo visto al primo incontro, io la condividevo totalmente, anche emotivamente. Per cui una volta sparse per terra le foto, tutte le fotografie, il soggetto era già il libro e il punto di vista uno solo: Tabularasa non è la sommatoria di due stili ma la convergenza di questi in un unicum espressivo, dove la fotografia è il soggetto.


In tanti settori c’è competizione. Spesso sana. A volte squallida. Sicuramente la fotografia è uno di questi settori. Tanti professionisti ed in proporzione non poi così tante cose da raccontare. Però ultimamente noto che tra alcuni fotografi c’è una voglia di conoscersi, di confrontarsi o semplicemente di fare qualcosa insieme. Tabularasa ne è l’esempio lampante. Pensi che questo “qualcosa” che c’è ultimamente tra i fotografi possa crescere e dare ulteriori frutti?
Da soli non si va da nessuna parte... e il confronto diventa una necessità vitale. Se c’è una cosa che ci ha insegnato il web è proprio questa. Questo qualcosa che effettivamente c’è può crescere, a patto che la convergenza non sia forzata, che ci sia la voglia di mettersi in discussione e che soprattutto si presti un’attenzione analitica allo stato della fotografia e al modo di usarla. Si tratta cioè di rimettere al centro il linguaggio... quella cosa che caratterizza ognuno di noi e ciò che produciamo.

Intervista a Toni Thorimbert

Queste le risposte di Toni Thorimbert alle stesse domande:

Eri sicuro di avere una risposta affermativa da parte di Raimondi, quando hai deciso di contattarlo per proporgli di realizzare insieme un libro fotografico su Vasco Rossi?
No, ovviamente, ma ci speravo. Tra l’altro non sono affatto il tipo che fa queste cose. Prima di fare una telefonata importante ci penso, magari anche giorni, ma in questo caso, non avevo il numero, l’ho chiesto – credo - alla mia agente e l’ho chiamato subito.


Quando hai visto le tue foto sparse sul pavimento accanto a quelle di Raimondi, che sensazione ti ha trasmesso vedere il tuo punto di vista affiancato a quello di un altro?
Ho constatato la grande diversità del nostro approccio e questa mi è sembrata una grande ricchezza per il progetto.


In tanti settori c’è competizione. Spesso sana. A volte squallida. Sicuramente la fotografia è uno di questi settori. Tanti professionisti ed in proporzione non poi così tante cose da raccontare. Però ultimamente noto che tra alcuni fotografi c’è una voglia di conoscersi, di confrontarsi o semplicemente di fare qualcosa insieme. Tabularasa ne è l’esempio lampante. Pensi che questo “qualcosa” che c’è ultimamente tra i fotografi possa crescere e dare ulteriori frutti?
Faccio parte di questo pensiero e di questa tendenza, quindi ci credo, si.


Concludendo le uniche cose che non mi sono piaciute di Tabularasa sono il formato del libro, rettangolare ed un po' allungato, che credo abbia spinto gli autori a ridurre al minimo le foto con taglio verticale, risultando stampate davvero in piccolo. Personalmente ritengo che il migliore formato per un libro fotografico sia quello quadrato, dove sia i tagli verticali che quelli orizzontali hanno lo stesso spazio a disposizione sulla pagina. Infine anche la rilegatura, una semplice brossura, risulta delicata ed è facile rovinare la copertina. Un peccato, perché come avrete ben capito se siete arrivati a leggere fin qui, le foto di Tabularasa meritano, parecchio.

Voglio ringraziare infine la Mondadori, che mi ha gentilmente fornito la copia di Tabularasa per la recensione.

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