Il Giappone nell'era della provocazione di Shomei Tomatsu

Continuando a parlare dell'approccio al reale della fotografia, bisogna anche tenere in considerazione, e non poca, chi credendo la fotografia incapace di 'creare' un'immagine autentica della realtà, ha puntato a rompere convinzioni ed estetica formale, con uno stile avanguardista e rivoluzionario. Sguardi che oltre ad animare la rivista Provoke, in Giappone hanno esaltato “are, bure, boke" ("sgranato, sfocato, fuori fuoco") e l'arte di 'provocare' nello spettatore la ricerca di ulteriori informazioni.

Pionieri dell'era della provocazione come Shomei Tomatsu, che ha cercato la bellezza tra le macerie della guerra e della rinascita, esplorato i ritmi e le contraddizioni del frenetico cambiamento del Giappone, protestato con le immagini, scovato intimità con la pelle, la strada e il cielo, e cambiato la visione che abbiamo del Sol Levante e della fotografia, prima di spegnersi lo scorso 14 dicembre, a 82 anni. Della Tokyo di Oh! Shinjuku (cover del libro nella prima foto) abbiamo già accennato, dopo il salto c'è anche la protesta, le reliquie della devastazione atomica di Nagasaki, immagini in mostra e da sfogliare, anche gomme da masticare e cioccolato per un nuovo progetto editoriale in cantiere.

Prostitute, 1957 © Shomei Tomatsu
Protest, Tokyo 1969 © Shomei Tomatsu
Hibakusha Tsuyo Kataoka, Nagasaki, 1961 © Shomei Tomatsu
Japan World Exposition1. Osaka, Senri 1969 © Shomei Tomatsu

L'era della provocazione di Shomei Tomatsu, nato (nel 1930) e cresciuto nella città industriale di Nagoya in gran parte distrutta da bombe incendiarie, guarda in modo intimo e introspettivo, nelle viscere e alla pelle di un Giappone del dopoguerra, sconfitto e occupato, contaminato da bombe nucleari e una cultura americana fusa in modo bizzarro con quella dei nuovi giapponesi, visibile ad ogni angolo di strada, tra prostitute in kimono tradizionale e colleghe con look e capigliatura occidentale.

Il dopoguerra dei veterani disabili e gli orfani affamati di riso, i comodi riposi dei politici e le pose delle prostitute in kimono, il Chewing Gum e la Chocolate distribuita dai soldati americano durante l'occupazione, ma anche quella che contamina usi, costumi e cultura a venire.

L'orrore della devastazione nucleare di Nagasaki, documentato per il Consiglio del Giappone contro il futuro atomico, si manifesta sui ritratti dei sopravvissuti con la pelle ustionata, con una parte di cranio fusa con il metallo del casco di un soldato, le lancette di un orologio ferme alle 11:02 del 9 agosto 1945, la deformità di una bottiglia di birra pronta ad evocare somiglianze macabre e oscure.

Lontane da categorie e generi con un modo singolare di sfiorarle tutte, la maggior parte delle immagini scattate da questo visionario del Sol Levante, spinge lo sguardo a cercare altro, negli scatti in bianco e nero dei rifiuti del quotidiano emersi con le alluvioni ed intrappolati in un fango quasi argenteo, negli istanti della protesta che infuria in strada, in una nuvola sul mare che evoca funghi atomici, quanto gli schizzi rossi su una finestra durante l'Expo del 1970 stuzzicano visioni sanguinose.

Protest, Tokyo 1969 © Shomei Tomatsu

Un grande fotografo in patria, rappresentato da Vivo Agency (versione nipponica dell'agenzia Magnum), raro da vedere altrove prima della sua scomparsa, ora però si può approfittare delle opere esposte alla Galerie Priska Pasquer di Colonia, con una mostra prorogata fino al 26 febbraio 2013, e al MOMA di New York con la collettiva Tokyo 1955-1970: A New Avant-Garde.

90 fotografie da sfogliare anche nelle 127 pagine di Shomei Tomatsu, Fotografie 1951-2001, presentato a Paris Photo 2012, mentre per la primavera del 2014 Aperture ha in progetto un nuovo volume dedicato alla serie Chewing Gum and Chocolate, quelli distribuiti dalle for e l'analisi degli effetti positivi e negativi dell'occupazione americana.

“I have taken many pictures of the changing city at different times. I changed cameras. I changed the distance from the object. I changed my walking speed when taking pictures. My aim is not to make a vast pyramid of masterpieces but rather to walk on the ground making anonymous pictures. I will keep on walking further and further along this infinite line.” (Yutaka Takanashi)

Untitled (Naha, Okinawa), from the series The Pencil of the Sun (1973) © Shomei Tomatsu
Eiko Oshima, attrice nel film Shiiku, 1961 © Shomei Tomatsu
Hateruma-Island, Okinawa, serie The Pencil of the Sun, 1971 © Shomei Tomatsu
 Untitled (Ishiki, Aichi) 1966 © Shomei Tomatsu

Via | Galerie Priska Pasquer - NY -

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