I Colori dell’Anima e della Sicilia di Guido Caruso

1_Vento d\'estate

Guido Caruso è un giovane palermitano, che sognando un mondo diverso ha cominciato a guardare la realtà attraverso la lente della sua Canon. Una realtà densa, piena di ombre e contrasti, piccoli trucchi e finzione.

Fotografo autodidatta, cresciuto con l’entusiasmo delle piccole scoperte quotidiane, dell’intensità della pellicola e dell’attesa dello sviluppo, delle ombre del bianco e nero e del clamore del colore, Guido Caruso ha cominciato ad usare il linguaggio fotografico per gridare quello che vede e quello in cui crede e soprattutto, per guardare da vicino quello che solo una fotografia a volte può aiutarci a vedere.

Le sue fotografie crescono con lui, dalle prime manifestazioni studentesche ai ‘colori’ e alle sfumature della sua Sicilia, dalle esplorazioni emotive della quotidianità ai set di piccole sperimentazioni che recuperano, assemblano e costruiscono quello che non c’è, lavorando sul confine tra finzione e realtà.

Guido Caruso Gallery
15_Sciopero Generale 2_La colonia estiva 3_Gli Altri

Oggi Guido Caruso è con noi, perché il suo sguardo accarezza le ombre, da spessore ai contrasti e non teme quel tocco di mistero che investe l’esistenza e la quotidianità, perché da grande sogna di fare tanto rumore ma sa che prima bisogna percorrere tanta strada. La strada di un viaggio lunghissimo, che Guido ha già iniziato, anche se forse ancora non lo sa.


Guido come ti sei avvicinato alla fotografia e quando hai cominciato a sentirlo un linguaggio ideale per esprimerti?

Da bambino trascorrevo le serate in camera oscura con mio padre, lui stampava in B/N ed io gli facevo compagnia, l’odore degli acidi mi ha da subito colpito, vedere emergere l’immagine fotografica dalla carta mi ha letteralmente fatto perdere la testa. Tutto ebbe inizio da lì. Poi al liceo durante le manifestazioni studentesche ho cominciato a fotografare in maniera più assidua e siccome quello che ritraevo mi piaceva, mi soddisfaceva, ho iniziato a farlo con più dedizione, tanto seriamente che è diventato per me oggi un bisogno fisiologico. Le fotografie che realizzavo in quel periodo, non mi soddisfacevano molto, però riconoscevo quasi tutti gli errori e notavo che potevo avere un margine di miglioramento molto ampio. Mi è capitato attraverso la realizzazione di astrattismi, di trasmettere “concetti” facilmente e diversamente interpretabili dall’osservatore.

Più nello specifico per esprimere cosa. Che succede quando guardi nell’obiettivo?
Una mia visione, una mia interpretazione della disposizione degli oggetti nello spazio, non tutti vediamo le cose allo stesso modo. Dentro l’obiettivo è come se vedessi un’orchestra disordinata, pigra. Tanto più veloce sono a riordinarla ad organizzarla, quanto prima ottengo l’armonia che ricerco. La scelta di un istante: si, no, si, non più, si, no, Boom e schiaccio l’otturatore.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Nei soggetti che ritraggo cerco di evidenziare ciò che mi interessa evidenziare e nascondo quello che ha meno importanza. Ecco perché uso un bianco e nero così contrastato, estremo. A volte mi capita di ottenere risultati diversi dall’originale, ma siccome si avvicinano molto a quanto avevo visto prima, non le distruggo.

4_Guardavo con i suoi occhi il cielo azzurro 5_I bambini di Joshua 6_Il Bagno

Cos’è la fotografia per te?
Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01%.

Quali sono le passioni e dedizioni che senti di aver sviluppato nei confronti del linguaggio fotografico? Insomma cosa ami della fotografia e come ti piace viverla?
Mi diverte studiare le scene, organizzare piccole sale di posa, prediligo luci basse e scenari freddi, angoscianti, spesso con pochi motivi d’esistenza. Uso spesso materiali poveri, riciclo, trasformo. Per la fotografia Gli Altri ho usato alcune lenzuola, stampelle per abiti, sacchetti di plastica, giornali, sedie come supporti, che mi hanno permesso di dare corpo a cinque amici. È stata dura distruggerli, ma poi ho dovuto farlo.

Quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento?
Il buio, anche se talvolta mi ci perdo e devo subito riaprire la finestra.

Indipendentemente dal modo in cui ti percepiscono gli altri, chi è Guido Caruso e cosa caratterizza il tuo stile fotografico?

A questa domanda rispondo con una fotografia …. Il Bagno.

Com’è andata la prima volta che hai preso una macchina fotografica in mano?
Avevo circa Otto anni ed è stato con una Canon FTB. Mio padre impostava tempi di scatto e diaframma, io mi contorcevo, mi sdraiavo per terra per cercare l’angolazione giusta, la particolarità. Mi divertiva. Certo, avrei preferito vedere il risultato subito, ma dovevo aspettare … ma era proprio quell’attesa che mi entusiasmava.

7_Clack 8_Ameni Inganni 9_Mr. Mojo Risin

C’è una foto o una serie di foto alla quale sei particolarmente legato?
Si chiama Che Vuccirìa, realizzata nel vecchio, storico e popolare mercato palermitano la Vuccirìa, per l’appunto. Qualcuno l’ha paragonata al quadro di Renato Guttuso … io ho i miei dubbi in proposito.

C’è una foto ha cambiato il tuo modo di guardare il mondo e te stesso?
La fotografia in questione si chiama Gli Altri, ha notevolmente cambiato il mio modo di vedere le cose: difficile dire se il mondo in cui viviamo sia finzione o realtà. Anche Vento d’estate, la foto che apre questa mia gallery, è riuscita a far parlare di sé: troppo spinta per alcuni.

Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Ovviamente LEI e qualche pellicola.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica, in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
Mai usato una digitale. Posseggo una Canon FTB e una Canon EOS 300v, niente flash, tante pellicole fotografiche. Ah dimenticavo, un cavalletto per la posa.

10_Che passione 11_Che vucciria 12_Che il cielo sia costantemente azzurro

Come hai scelto la tua prima macchina fotografica?
Mi sono lasciato consigliare, non mi è andata male.

Progetti attuali e futuri?
Progetto attuale: reportage con scatti inediti e mostra personale. Per il futuro? Prima penso a realizzare quelli attuali, poi il resto.

L’ultima volta che hai aperto il cassetto dei sogni cosa conteneva?
L’ultima volta … era stamattina. Il sogno … La Sicilia Libera. Una Palermo liberata dalle solite e strane associazioni. Una Palermo capace di uscire dal "silenzio", di innescare un cambiamento culturale e sociale senza limitazioni, senza associazioni...a delinquere. Una Palermo conosciuta e apprezzata anche per la sua onestà morale.

Chi vuoi essere da “grande”?
Oltre a Guido Caruso con i peli della barba bianchi, un uomo in grado di fare tanto rumore.

Come concili quotidianità e fotografia?
Dicono che ogni scelta è una rinuncia, per fortuna riesco a rinunciare a poche cose.

Sebbene ancora all’inizio di un lungo viaggio, hai qualche consiglio o dritta per un’aspirante fotografo?

Soltanto tre parole: Coraggio, Concentrazione, Innovazione.

Ciao Guido grazie della chiacchierata. Per il futuro ti auguro tutto l’augurabile, perché le tue fotografie promettono grandi cose e perché noi (tutti) facciamo sempre il tifo per chi ha qualcosa da dire e non ha paura di farlo.

13_Psicho 14_Venerdi Santo 1_Vento d\'estate

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