Il valore di una foto scattata in luoghi d'arte e di culto, tra iniziative e divieti

La crisi incalza insieme ai tagli di budget, risorse e valore, mentre si allunga la lista di chi ricorre alla fotografia per sostenere progetti, specie in via di estinzione e iniziative, anche un monumento come il Duomo di Milano che al fine di raccogliere fondi per la conservazione è ricorso all'iniziativa Dai valore alle tue foto. Non è il sogno di qualunque fotografo dare valore alle proprie foto? Soprattutto di questi tempi?

Certo, magari non nei termini previsti, che fissano a due euro il prezzo delle foto scattate all'interno della Cattedrale, da versare all'entrata nord, per munirsi di un braccialetto personale e colorato, che permette di effettuare le uniche foto e riprese souvenir (per uso strettamente personale) consentite, seppur sempre nei giorni indicati e gli orari, mai durante le funzioni. Iniziativa che ammorbidisce il tassativo Divieto di Fotografare esteso a chiese, monumenti, musei, gallerie, luoghi privati e affini, ma certo non sposta di molto i margini di movimento fissati per qualunque fotografo professionista e amatoriale, ben più restrittivi di quelli fissati dal buon senso e i diritti di privacy. E tutto quello che non è contemplato si paga extra e pure parecchio.

In aggiunta a quello che si può e non si può fotografare in generale, il divieto di fotografare nei luoghi d'arte di cultura e di culto (sempre, con il flash, con il cavalletto...) avanzando bisogni di gestione, sicurezza e salvaguardia, aggiunge dubbi, perplessità, polemiche e ricorsi, che spesso un professionista può aggirare pagando, ma alle volte non concede alcuna possibilità all'appassionato dilettante privo di 'sponsor' e specializzazioni.

On line non mancano le tracce di odissee intraprese per cercare di aggirare questi limiti, anche al Museo del Louvre, dove il sindacato Cgt (che rappresenta in particolare i lavoratori addetti alla custodia e alla sorveglianza delle sale) si è schierato in difesa del diritto di fotografare opere pubbliche, e del piacere di conservare una visione personale del soggetto.

Un bisogno che si scontra con tanti limiti, che per la maggior parte sono imputabili al vil profitto ricavato dal monopolio esercitato sulle immagini, per alcuni sulla mancata volontà di rivedere vecchie regole che non si adeguano ai tempi, per altri con la necessità di lasciare alcune cose privilegio di alcuni, forse anche con un bisogno atavico sviluppato da un mondo che non da valore a quello che può essere venduto e comprato.

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione in proposito, quella che arriva dall'esperienza diretta con episodi particolarmente ostici, e dall'iter o le strategie intraprese per gestirla.

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