Joel Meyerowitz alla MEP di Parigi, dal bianco e nero all'affermazione del colore

Meyerowitz alla MEP di Parigi, NYC, 1963 © Joel Meyerowitz Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York City

Si pensava allora che il colore fosse troppo commerciale, o che rilevasse piuttosto del dominio degli amateurs, e anche che fosse quasi impossibile sviluppare da soli foto a colori nella propria camera oscura.

Affermava agli albori e Dio solo sa quanto avrebbe cambiato idea in seguito. Nascere nel Bronx nel lontano 1938 avrebbe potuto essere una maledizione, e invece per Joel Meyerowitz è stato solo l'inizio di una grande storia d'amore con la città di New York. E in fondo non ci vuole molto a capirlo, dato che la vicenda sembra capitare un po' per caso, esattamente come l'incontro fatale con il mondo della fotografia. Joel, pubblicitario emergente degli anni '60 (anche se che ci riesce un po' difficile immaginarlo in panni simili a quelli dei protagonisti della serie Mad Man) risponde al tipo del cittadino colto e appassionato, persino leggermente prevedibile, fino a quando, nel 1962, si ritrova sul set di Robert Frank, che si dedica ad uno shooting con due scolarette.
E' passione a prima vista che sfocerà in una vera e propria odissea fotografica accompagnata da una fedele 35mm nelle strade della grande mela.
Meyerowitz alla MEP di Parigi, Paris, France, 1967 © Joel Meyerowitz Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York City
Meyerowitz alla MEP di Parigi, Florida, 1965 © Joel Meyerowitz Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York City
Meyerowitz alla MEP di Parigi, NYC, 1963 © Joel Meyerowitz Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York City
Meyerowitz alla MEP di Parigi, NYC, 1963 © Joel Meyerowitz Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York City
A quegli emozionanti inizi e all'esaltante seguito, la Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi dedica una grande retrospettiva che comprende immagini in bianco e nero e a colori, e il reportage realizzato lungo nove mesi presso le rovine di Ground Zero dopo l'11 settembre 2001. I quattro decenni che separano i gloriosi '60 dal nuovo millennio lo vedranno protagonista dell'affermazione del colore, in un brillante susseguirsi di incontri e scambi con grandi autori come Garry Winogrand, Tony Ray-Jones, Lee Friedlander, e Diane Arbus.

Ma è solo all'inizio degli anni '70 che si consacra esclusivamente al colore. Il suo primo libro Cape Light, nel quale esplora le variazioni cromatiche a contatto con la luce, è considerato un classico della fotografia. Utilizzando alternativemente un apparecchio 35mm e una Deardorff 20x25, Joel Meyerowitz sviluppa una scrittura originale attraverso entrambi i formati, che definiscono linguaggi diversi. Cattura “l’instant décisif” con la sua macchina 35mm, e svela la bellezza del reale utilizzando n un tempo molto più lungo, la camera gran formato.

Via | mep-fr.org

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