Interviste Clickblog: il reportage sociale di Giulio di Meo

Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo

Clickblog intervista Giulio di Meo, un fotografo freelance specializzato nel reportage sociale, che ha pubblicato il libro di denuncia “Pig Iron”. Giulio ci racconta gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale, specializzata nell’estrazione mineraria, negli Stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i paesi più poveri del Paese. Ci mostra in che condizioni di povertà vivono queste persone che si vedono attraversare le strade da 60 milioni di dollari di ferro tutti i giorni, e le cui condizioni non accennano a migliorare, nonostante lo sfruttamento sociale e ambientale della loro terra.

Come ti avvicini alla fotografia sociale? Pensi che la fotografia possa fare qualcosa per aiutare il mondo a cambiare?
Per me la fotografia è sinonimo di reportage ed è necessariamente sociale: uno strumento per raccontare quello che succede intorno a noi. Onestamente non credo che questo mondo cambierà direzione. Tuttavia, sono convinto che la fotografia possa in qualche modo contribuire a combattere situazioni di piccole e grandi ingiustizie, di piccoli e grandi insulti quotidiani. Per fare ciò, però, è necessario cambiare strada: sono anni che sostengo che la fotografia non può più limitarsi al solo obiettivo del raccontare e denunciare. È necessario utilizzarla anche come strumento di coinvolgimento e partecipazione verso azioni concrete e solidali. Questo anche perché l’uso massiccio di immagini violente, più che indignare ormai genera rassegnazione, se non indifferenza. Gran parte dell’opinione pubblica si è stufata e noi fotografi corriamo il rischio di diventare poco credibili. Ormai, più che cambiare le sorti di una guerra, le immagini dei suoi orrori sono soprattutto garanzia di riconoscimenti giornalistici. Basta guardare le immagini premiate, anche quest’anno, al WPP: guerra, guerra e ancora guerra, morte, morte e ancora morte. È vero, questo è il nostro mondo, ma oltre alle grandi tragedie ci sono altre mille piccole ingiustizie che ogni giorno lo pervadono. Non dovremmo limitarci ad indagarne solo una parte.
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo

Come hai scoperto le ingiustizie della multinazionale Vale? Che difficoltà hai incontrato nel fotografare queste realtà?
Ho scoperto i disastri commessi dalla Vale grazie al Padre comboniano Dario Bossi e alla rete Justiça nos Trilhos (Sui Binari della Giustizia), nata dalle attività, proposte, intuizioni e fallimenti con cui i missionari in Brasile tentano di “fare rete” per organizzare, proteggere e potenziare le comunità vittime delle prepotenze di questa multinazionale. Non ho incontrato nessuna difficoltà, anche perché il mio obiettivo era quello di raccontare il quotidiano dei contadini e delle comunità vittime dei soprusi di questa multinazionale. Non ho cercato né il dolore, né il dramma causati dal modello di sviluppo dominante, ma la speranza, la resistenza e la comunità, che sono tre ricchezze che non si calcolano con i numeri e che la gente brasiliana non ha ancora perso, nonostante tutto.

Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo

Quanto tempo hai trascorso in Brasile, nel Pará e nel Maranhão? Come si svolgevano le tue giornate?
Pig Iron è stato un progetto molto lungo, di diversi anni. Ogni anno ho passato qualche mese in questa regione del Brasile, vivendo con i contadini, girando tra gli accampamenti, avvicinandomi alle loro storie ed alla loro realtà. Inoltre, dal 2008, insieme all’Arcs e al Movimento dei Sem Terra, organizzo dei workshop di fotografia sociale in Brasile, con l’obiettivo di avvicinare persone italiane alle lotte portate avanti dai contadini in Sudamerica.

Per i nostri lettori più curiosi, con che macchina e ottiche hai realizzato questo reportage?
Non credo sia importante la macchina, riguardo alle ottiche utilizzo esclusivamente grandangoli. Per questo lavoro ho utilizzato un 24 mm e uno zoom 16-35 mm.

Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo

Come nasce il progetto e il libro Pig Iron?
Il progetto Pig Iron nasce dalla scommessa di dimostrare che un’altra fotografia è possibile.
Una fotografia che racconta, senza urlare o sconvolgere.
Una fotografia accessibile a tutti: attraverso l’autoproduzione siamo riusciti a garantire un prezzo a portata di tutti. Una fotografia concreta: parte dei ricavati di questa pubblicazione saranno destinati ad un progetto per la realizzazione di un centro di ricerca e comunicazione teatrale gestito da giovani di Açailândia, nel nordest del Brasile.

Dove si può acquistare il libro Pig Iron?
Il libro può essere acquistato contattandomi direttamente (info@giuliodimeo.it), in alcune librerie indipendenti e sulla piattaforma produzioni dal basso (https://www.produzionidalbasso.com/pdb_1801.html). Per maggiori informazioni: www.pigiron.it

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il prossimo progetto che vorrei portare a conclusione è un lavoro sulla vita nei campi profughi Saharawi, un progetto che ho iniziato circa sei anni fa e che forse è maturo per finire in un libro.

Se vi interessa questo genere di fotografia, potete pensare ad un workshop a ad un viaggio fotografico, ce ne sono parecchi ed anche Giulio di Meo ne ha tre in partenza, due di street photography a Milano e Bologna ed uno più specializzato in fotografia sociale a Barcellona.

Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo
Le foto del libro Pig Iron di Giulio di Meo

Foto|Giulio di Meo

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