A Harlem Family in 1967, foto di Gordon Parks al The Studio Museum di NY


Il cuore di Harlem batte nelle case piccole, strette tra le scalette antincendio arrugginite e i palazzi tutti attaccati. L'anima di Harlem pulsa nelle sue famiglie, strette tra solitudine e affetto incondizionato, povertà e orizzonti appena tratteggiati. Nel quartiere newyorkese fucina di talenti artistici e di degrado, c'eravamo già stati qualche tempo fa, ritornando indietro ad una calda giornata degli anni'50 per scoprire alcuni retroscena di un famoso scatto di Art Kane, ed eccoci di nuovo lì, a circa un decennio di distanza, per ritrovare il quotidiano di una famiglia riunito in un'esposizione organizzata a cura di Thelma Golden assistita da Lauren Haynes in collaborazione con la Gordon Parks Foundation presso il The Studio Museum di Harlem e con il sostegno della The Robert Mapplethorpe Foundation, e visitabile fino al 30 giugno 2013.
In mostra una trentina di scatti in bianco e nero (alcuni dei quali completamente inediti) catturati dal fotogiornalista Gordon Parks, che avrebbe compiuto un secolo il 30 novembre 2012. Nelle immagini la famiglia Fontenelle, una coppia di genitori, otto figli di tutte le età, un cane e due gatti, la cui vita quotidiana alla fine degli anni '60, è stata documentata dal reporter che l'ha condivisa per un mese, abitando nello stesso appartamento sulla 1277 strada.
Le fotografie che saranno pubblicate l'anno dopo su Life, sono state realizzate nel 1967, lo stesso anno nel quale viene fondato il museo che oggi le ospita a poca distanza da dove presero forma, e tracciano un ritratto fedele delle ristrettezze negli Stati Uniti, completato da uno scritto e da alcune foto che non vennero rese note all'epoca, ma che ritrovano tutto il loro spessore nella riflessione di Laurence Cornet (lejournaldelaphotographie.com).

Il saggio termina con alcune parole sconcertanti nelle quali, per render conto del pessimismo e della durezza della povertà, Parks utilizza il rigore dell'inverno in senso letterale e metaforico... La storia è sconvolgente, a tratti talmente difficile da cogliere o da credere, che le parole sono necessarie. Gordon Parks le formula con un tono incisivo e vibrante che completa la sincerità delle sue fotografie. E' un aspetto che la mostra mette un po' da parte e che il libro, co-editato da Steidl, rende all'autore. Riproducendo infine l'opera nella sua integrità del reportage, così com'era stato pubblicato su Life e avendo cura di includere nella presentazione la copertina con alcune canzoni della segregazione degli anni '60, gli editori ricordano l'importanza del testo nel servizio.

Libera traduzione del testo al link

Nell'immagine Gordon Parks, Untitled (Harlem, New York), 1967, Copyright and Courtesy The Gordon Parks Foundation.

Via | studiomuseum.org

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