Nell’iperspazio di ALIENation con Graziano Panfili

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Oggi sono inciampata in un astronauta o meglio nel gruppo di ‘astronauti della porta accanto’ diretti nell’iperspazio delle aspirazioni di ALIENation, un delizioso progetto fotografico in progress realizzato da Graziano Panfili.

Ora, ignorando per un attimo che Graziano è un noto fotografo free lance, Photograper of the year 2008 Orvieto Festival, vincitore dell’International Photography Awards 2008, Creative Director in un’agenzia di comunicazione e docente di Grafica e Comunicazione, basta dare un’occhiata anche superficiale a questo suo progetto personale per avere voglia di saperne di più. Io non ho fatto altro che soddisfare questa curiosità rivolgendomi direttamente a lui.

… astronauti in giardino, in cucina, in bagno … uomini comuni con grandi aspirazioni, dentro enormi caschi, in una parola ALIENation. Graziano cosa ha ispirato questo tuo nuovo progetto personale, com’è nato e si è sviluppato e visto che è un progetto ancora in progress, fin dove pensi di spingerti?
ALIENation è nato circa un anno fa. Mi sono reso conto di essere circondato da persone che nella loro vita, per tanti motivi, non riescono a realizzare i loro sogni. Operai che sono eccellenti chitarristi, impiegati che recitano come se avessero calcato da sempre un palcoscenico, baristi che scrivono racconti… Insomma, una serie di persone che vivono a metà e che, se solo potessero, farebbero a meno della loro dimensione di vita quotidiana per proiettarsi in quella dei sogni, indossando un casco e decollando a bordo di un razzo immaginario parcheggiato dietro casa, pronto a partire verso il pianeta delle loro aspirazioni. Un lavoro che indaga sulla società, che mette a nudo la parola ALIENazione dell’individuo, la frustrazione di non poter fare ciò che si sente, che si desidera. Una ricerca fotografica che scava nella parte più autentica e profonda dell’umanità di ogni individuo.

ALIENation
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Guardando i risultati immagino che realizzare ogni foto, ogni viaggio intergalattico, abbia richiesto sviluppi avventurosi…
Questo lavoro ha provocato una serie di imprevisti, quasi sempre andati a buon fine. Mentre scattavo la foto in ascensore, per esempio, è partito per il piano terra e non abbiamo fatto in tempo a bloccarlo. Vi lascio immaginare appena si sono aperte le porte che faccia può aver fatto l’anziana signora che aveva premuto il tasto di chiamata e che si è trovata di fronte questo astronauta con tanto di casco illuminato. In un altro scatto, all’uscita di una curva due motociclisti si sono trovati il solito alieno e hanno rischiato di finire fuori strada per lo spavento. Infine, mi trovavo in un hotel abbandonato quando è arrivato un carabiniere che non riusciva a capire che cosa stesse succedendo. Ma la parte più bella è stata spiegare al maresciallo che stavamo facendo un lavoro fotografico concettuale.

Quali sono stati i fattori determinanti di questa serie fotografica?
Conoscere le storie è il fattore cruciale dell’intero lavoro.

Ogni esperienza piccola o grande che sia, sembra cambiarci un po’ la vita, talvolta lo sguardo o il modo di guardare certe cose. ALIENation che tipo di segno ha lasciato?
Sicuramente la consapevolezza che tantissime persone intellettualmente valide non riescono vivere una vita appieno, per motivi economici, sociali ecc.

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C’è un filo conduttore, il famoso filo rosso che collega questa serie fotografica alle altre?
Sì, può sembrare strano ma questa serie si collega con il reportage fotogiornalistico che è il mio genere preferito. In entrambi i casi conosco le persone e mi raccontano le loro storie.

Lo sguardo dei progetti personali è lo stesso dei reportage? Cerca le stesse cose? Lo fa nello stesso modo? O si adatta a codici estetici e comunicativi differenti?

Nel reportage l’approccio lavorativo richiede un lavoro a monte basato sui contatti, informazioni sui luoghi e la conoscenza delle storie da raccontare, rimanere fuori casa per lunghi periodi. Tecnicamente richiede anche strumenti diversi, come ad esempio le ottiche fisse, almeno per me. Nella ricerca, come nel caso di ALIEnation, si parte dall’idea, si inizia con un tam tam per cercare persone che abbiano una storia originale, e l’attrezzatura inizia a cambiare… si passa su grandangolari, ottiche zoom, flash esterni comandati a distanza, cavalletti robusti ecc. Ogni foto viene scattata con tutta la tecnica acquisita, praticamente la location diventa un Set vero e proprio e la foto non viene mai scattata ad istinto, cosa che mi succede spesso nel reportage.

Cosa guida le tue scelte in ogni nuovo progetto ed esplorazione?
Come guida ho la mia creatività, la musica e la passione per il cinema.

Qual è il lato più gustoso e quello più indigesto del tuo lavoro? Quale il bisogno più impellente? Quale quello che matura con il tempo, senza alcuna fretta?
E’ sicuramente bello conoscere tante nuove persone, mi arricchisce come persona e mi fa sentire bene con me stesso. Non ho mai bisogni impellenti perché ho imparato negli anni ad aspettare il momento giusto per cogliere l’attimo. La fotografia è un istante che passa, bisogna solo aspettare per farlo proprio.

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Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
La curiosità, senza non potrei vivere.

Che tipo di attrezzatura fotografica hai utilizzato per realizzare ALIENation? Più in generale, in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
In questo progetto sto usando due fotocamere: una Canon 5d mark II con 28mm 24/70 e 16/35 più un Flash 580 telecomandato a distanza, affianco diverse Ricoh, gx200 con il 24/70, una compatta Ricoh CX1 ed una GR II. In alcune situazioni ho usato un Bank di luci Lupo. Uso un portatile ed un fisso Mac, come programmi Photoshop Cs4. Le fotografie vengono scattate in Raw con la tecnica del bracketing e successivamente lavorate in post.

Di cosa ti stai occupando al momento?

Al momento sto facendo due reportage sociali su Roma e sto finendo le foto di scena sul set di un film.

Progetti futuri?

Ho due idee che mi girano in testa: la prima è rappresentata da una serie di ritratti in auto mentre i guidatori viaggiano sulla strada mentre l’altro è un lavoro notturno sulle spiagge; ma dovrò trovare delle persone disponibili.

Cosa c’era nel tuo cassetto dei sogni l’ultima volta che ci hai guardato?
Posso ritenermi fortunato, ho realizzato i sogni a cui tenevo, ma da poco tempo mi gironzola in mente una sceneggiatura per un film e mentalmente ho già le riprese in testa.

Il tempo vola, è ora di lasciarci, ma ti saluto con la certezza che sentiremo presto parlare di te e dei tuoi nuovi progetti, quindi non mi resta che auguranti tutto l’augurabile fino alla prossima volta ;)

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