Salone del Libro di Parigi, caratteristiche e trucchetti della foto gastronomica con Philippe Asset


Tra i vari aspetti dell'edizione 2013 del Salone del Libro di Parigi (per saperne di più della manifestazione vi invitiamo a fare un salto su booksblog.it) vi presentiamo una riflessione sulla fotografia culinaria, elaborata a partire dalla conferenza di ieri sera incentrata sulla Food photography, che ha visto come protagonisti il fotografo culinario Philippe Asset e l'editore Laurent Seminel, delle Editions Menu fretin.
Frutto di un'attenzione estetica che ha assunto dimensioni sempre più importanti negli ultimi decenni, la produzione di cliché destinati ad illustrare i ricettari si è affinata progressivamente arrivando a configurarsi come una vera e propria arte, con tutte le particolarità del caso.





Tanto per cominciare la preoccupazione di coerenza tra i processi di realizzazione descritti e le foto, che porta spesso gli autori a realizzare in prima persona le immagini dei loro libri, abbinando all'attività di chef, formazioni fotografiche ad hoc o a lavorare in piccoli team, per poi passare alle questioni di "squisita politica editoriale", che coinvolgono ad esempio il problema delle inquadrature che parte dal, solo apparentemente banale, contrasto tra i formati, che vede opporsi da un lato la classica visione orizzontale tipica del fotografo e della vista umana, e il verticale della pagina, unità di misura della pubblicazione e arrivare allo spinoso problema della mistificazione, che spinge spesso il lettore a chiedersi, come abbiamo già evidenziato qualche tempo fa con le pubblicità degli hamburger, se gli alimenti e i piatti presentati sono realmente commestibili o messe in scena immangiabili.
Asset, che tra l'altro si occupa personalmente della realizzazione dei prodotti che fotografa, assicura che le sue foto sono vere, con qualche piccolo miglioramento di composizione e molta attenzione al colore, con una certa preferenza per il colore verde e in più qualche trucchetto commestibile, come l'utilizzo di un pennello intinto nel miele per lucidare e un brumizzatore che con le sue goccioline trasmette un'immediata sensazione di freschezza che mette l'acquolina in bocca. Espedienti naturali anche per non rovinare il piatto e per poterlo mangiare dopo. Perché se per realizzare questi scatti serve una preparazione lunga ore, alla quale poi si aggiunge una fase finale di shooting spesso brevissima, ciò non toglie che puntare l'obiettivo su queste golosità metta una certa fame.
E se dal punto di vista stilistico la tendenza va verso l'epurazione quasi estrema, partita all'inizio degli anni 00, la semplificazione grafica passa per destrutturazione e ha raggiunto vette di bellezza inaudita proprio grazie al digitale che diventa un immenso terreno di conquista per i professionisti anche se i piatti più fotogenici restano sempre i dessert, e in generale quelli in piccole porzioni delicate, che invitano a concentrarsi sui dettagli.

Salone del Libro di Parigi, con il food photographer Philippe Asset
Salone del Libro di Parigi, con il food photographer Philippe Asset
Salone del Libro di Parigi, con il food photographer Philippe Asset

Immagini di Sara Rania, su flickr.com

Via | salondulivreparis.com

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