Sipa Press risorge dalle ceneri grazie alla britannica Rex Features e alla belga Isopix


Sipa Press è una storica agenzia di fotogiornalismo francese fondata nel lontano 1937 dal carismatico giornalista, editore e photoreporter turco Gökşin Sipahioğlu, lo stesso che l'ha rivenduta nel 2001 dando inizio ad una dozzina di anni di instabilità ai vertici, alti e bassi e anhce problemi economici che l'hanno portata al bordo del fallimento. Una vicenda di tribunali che mal si coniuga con la strenua volontà dei suoi collaboratori, decisi a far di tutto per conservare il proprio lavoro e a riportare in auge la stella di quella che aveva la vocazione di essere, in un passato recentissimo, una delle più agguerrite concorrenti della nota AFP. O almeno così sarebbero dovute andare le cose nei progetti del gruppo tedesco DAPD, che l'ha acquistata nel 2011 e, nell'idea di mettere in piedi un servizio concorrenziale, aveva reclutato un'equipe specializzata nei testi e comprato l'Associated Press France (con la quale la SIPA intratteneva dei rapporti privilegiati), per poi gettare la spugna solo un anno dopo, nel dicembre 2012, e far affondare la SIPA nelle cattive acque del redressement judiciaire.
Da allora lo spettro del fallimento si è fatto sempre più inquietante, fino alla felice risoluzione giunta qualche giorno fa, che rimette in piedi l'agenzia "a partire dalle sue ceneri", come un'araba fenice.
Un triste epilogo evitato per un soffio da una realtà che nel 2006 poteva contare su una rete di 4000 fotografi (trai quali Philippe Warrin, autore il 21 mai 2007, dell'immagine ufficiale del neoeletto presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy) capaci di fornire nel 2010 una media giornaliera di 6000 foto, provenienti da più di 40 paesi.
Tra le due offerte di acquisto, il tribunale di Parigi ha preferito la prima, della somma di 500.000, presentata congiuntamente dalla britannica Rex Features e dalla belga Isopix (già partner di SIPA), scartando la seconda proveniente dalla società NJJ, di proprietà del patron di Free, nonché azionista di Le Monde, Xavier Niel, in associazione con il Gruppo X, al quale appartengono le testate "Petit Niçois" e "Backchich.info", che intendeva investire una somma ben maggiore, snaturando però le attività dell'agenzia. E sulla scelta hanno pesato proprio i lavoratori con il loro appoggio alla prima proposta, che include la conservazione di 33 posti su 61 e la prosecuzione della produzione fotografica, temendo che la seconda, con soli 31 lavoratori (4 per addetti agli archivi e 27 alla diffusione) e intenzioni strettamente commerciali, avrebbe portato allo "scoppio" dell'agenzia.


E' propri il caso di dirlo!

Photo by THOMAS SAMSON/AFP/Getty Images.

Via | a-l-oeil.info

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