Davide Monteleone. Lo sguardo di un fotoreporter sui paesi dell’ex Unione Sovietica

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Davide Monteleone è il fotografo italiano che ha attraversato per anni i paesi dell’ex Unione Sovietica, respirandone le atmosfere, l’aura ruvida e le complesse sfumature, cogliendone i colori e quella dimensione ‘fuori dal tempo’ che è il cuore di “Dusha”, l’intenso reportage capace di farti guardare un paese che per anni abbiamo creduto di conoscere, con occhi completamente diversi.

Fotoreporter dal 1998, attento ai fatti di cronaca quanto alla dimensione sociale ed emotiva della realtà che inquadra in giro per il mondo, membro dell’Agenzia Contrasto dal 2001, i reportage di Davide Monteleone hanno ricevuto molti premi, fino a quello recente nella categoria General News Stories del 52° World Press Photo per il reportage realizzato in Abkhazia, in mostra contemporaneamente al Museo di Roma in Trastevere (fino al 28 maggio) e alla Galleria Carla Sozzani di Milano (fino al 7 giugno).

Un altro viaggio in quei paesi che hanno segnato il suo modo di guardare, sentire, fotografare, ma non l’ultimo … curiosi di sapere di più, ci siamo rivolti a Davide, che si è rivelato sincero e concreto, quanto le sue fotografie.

Davide Monteleone
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Visto che in questi giorni le fotografie del tuo reportage sull’Abkhazia sono in mostra contemporaneamente in due città, ci racconti qualcosa di questo reportage?
Le foto esposte sono state premiate al WPP per aver vinto la categoria GENERAL NEWS STORIES. Da regolamento, per questa categoria le foto devono raccontare un avvenimento, con una selezione di minimo 4 massimo 12 foto. Così, con l’immane sacrificio che ogni fotografo attribuisce alla fase dell’editing ho estrapolato 12 immagini dal servizio di circa 35 che componevano il reportage dell’Abkhazia. L’ho fatto come spesso si fa un editing, cercando di identificare le foto che meglio potessero raccontare una storia o meglio un’atmosfera. Un editing personale e sicuramente non oggettivamente “giusto”, ma mettiamola così… è andata bene. Il reportage si inserisce in un progetto più vasto su cui ho cominciato a lavorare l’estate scorsa e che vedo come il naturale proseguo del mio progetto “Dusha – Anima Russa” pubblicato da postcart alla fine del 2007. Si parla ancora di Russia, seppure questa volta una Russia più meridionale, meno fredda, meno slava, più tumultuosa, colonizzata e molto diversa da quella ritratta in precedenza.

C’è un filo conduttore, una sorta di filo rosso che collega questo reportage e ogni singola fotografia che hai scattato fino ad oggi?
Certamente non ogni foto, ce ne sono parecchie orribili, non scelte, non pensate, commissionate, molte fatte solo per ragioni professionali, ma c’ è una progettualità nei miei lavori che guardano all’ex unione sovietica … Credo sia un’affinità personale più che una scelta fotografica.

Volendo fare un piccolo passo indietro, quando hai cominciato a pensare alla fotografia come linguaggio privilegiato per le tue inclinazioni espressive e magari anche qualcosa di più di una passione?
Quando ho scoperto che non volevo fare l’ingegnere!!!!! Ho approfittato dello strumento fotografico come una chiave di volta per la mia vita. Quella che avrei voluto vivere anche senza fare le foto. E’ recente la consapevolezza di una capacità espressiva delle mie immagini e di me stesso!

Il tuo obiettivo ha inquadrato personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, colto l’unicità di persone comuni, fotografato culture ed eventi tanto diversi, quanto lo sono le realtà alle quali appartengono. Cosa ti spinge a scegliere cosa fotografare e come?
Alle volte non è una scelta! Il mestiere che faccio è prima di tutto un mestiere e non semplicemente una “gaia” avventura attraverso il mondo in cui inavvertitamente mi capita di fare delle foto. Questo vorrei fosse chiaro a chiunque decida di intraprendere questa attività. Certo non è lavorare in miniera, ma non è nemmeno un hobby. D’altro canto pur non essendo alcune una scelta, cerco di farmi affascinare da tutto e di trovare un nuovo aspetto da esplorare o da scoprire. E’ alla base di questa professione e della mia personale poetica del vivere!

Che succede quando guardi dentro l’obiettivo?
… è solo un attimo. L’osservazione non avviene attraverso la macchina ma nel semplice atto di guardare e camminare. Il grandissimo Kudelka ha scritto che le foto si fanno con i piedi!

Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Credo di poter dire "me stesso" in entrambi i casi. Questo succede chiaramente per i soggetti scelti, per i progetti a lungo termine. Scelgo soggetti che mi interessano, luoghi che sono inclini al mio carattere, concilianti o dissonanti con le inclinazioni del mio stato d’ animo. Alle volte cerco quello che mi piace, altre quello che non conosco, che mi inquieta. Credo che come ogni forma di espressioni riveli più dell’autore che del soggetto scelto. Il dramma della fotografia è che ha subito per anni la condanna di essere relegata a strumento di riproduzione della realtà.

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Quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento?
Libri, cinema, altre foto, racconti altrui, aneddoti…

Il tuo punto di vista alterna il bianco e nero al colore, l’intensità essenziale delle ombre sprigionate dalla luce e le multiformi sfumature generate dai colori. Cosa guida la tua scelta, quando opti per una gamma cromatica rispetto ad un’altra? Da cosa hanno origine e fin dove arrivano le ragioni di questa scelta, se di scelta si può parlare?
La mia ricerca sul colore è forse quella a cui tengo di più. E’ vincolata però anche a determinate condizioni tecniche come il tipo di luce, le ore del giorno, e tante altre. Dedico al colore i progetti su cui ho più tempo, in cui posso riflettere e scegliere le modalità, le dinamiche e i tempi in cui scattare. Il bianco e nero le preferisco per i temi più legati all’attualità, alla “news”, dove tutto questo tempo di riflessione non ce l’ho, o non sono stato in grado di svilupparlo. E’ un discorso lungo e contorto quello della scelta tra colore e bianco e nero. E’ un po’ come la diatriba tra la scelta di scrivere in prosa o in poesia con la differenza che nella fotografia, colore o bianco e nero possono divenire sia l’una che l’altra cosa.

Volgendo uno sguardo al passato, quali sono state le esperienze che hanno avuto un peso rilevante per il tuo percorso formativo da fotografo e per lo sguardo con il quale oggi guardi il mondo e sicuramente anche te stesso?
Una parte delle esperienze provengono dai miei genitori, che pur non essendo implicati in attività artistiche mi hanno educato sempre alla curiosità e stimolato al raggiungimento dei mie sogni. Sono sicuramente il baluardo e la garanzia della mie scelte e della mia tenacia. Annusare da bambino l’arte prodotta da mio zio Marco è stato un ulteriore stimolo. La mia vita in Russia, l’incontro con alcune persone… nel settore professionale, l’ingresso all’agenzia Contrasto ha sicuramente contribuito alla mia formazione, in particolare l’incontro con Renata Ferri, una cara amica a cui devo molto che ancora oggi sa stimolarmi e bastonarmi nella giusta misura. Credo in generale che ogni aspetto della mia vita abbia avuto un’influenza nella mie scelte professionali e nella mia crescita personale proprio perché non riesco a distinguere tra l’una e le altra.

C’è una foto alla quale sei particolarmente legato?
Tante, sono come i figli, anche quelli brutti e antipatici sono pezzi di cuore!

C’è una foto o una serie di foto che ha influito più di altre sul tuo modo di guardare certe cose?
Il lavoro “Dusha” è certamente quello che ha dato una svolta alla mia carriera professionale e una prima consapevolezza stilistica.

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Per anni hai viaggiato, fotografato e raccontato il volto e l’anima (Dusha) del popolo delle ex Repubbliche Sovietiche, quanto e come questa esperienza ha influito sul tuo modo di inquadrare la realtà?
Per il progetto Dusha, ha avuto grande influenza il libro “Oblomov” di Gončarov. La storia di un nobile russo di fine ottocento che trascorre la sua vita su un letto travolto da un’apparente apatia e pigrizia, ma non per questo disinteressato agli accadimenti della vita. Ho ritrovato alcuni aspetti di questo è personaggio della Russia Zarista in molta Russia contemporanea. Un apparente disinteresse per le cose, come se ci fosse qualcosa sopra di noi che comunque farà andare le cose in un determinato modo. Inutile affannarsi, sgolarsi, affaticarsi. Tutto questo non fa parte del mio carattere, ma da qualche tempo cerco di rammentarlo quando mi faccio prendere dall’ansia e dalla smania per le cose. E’ un insegnamento difficile da assumere, ma allo stesso tempo di cui non abusare!

In viaggio, quanto hai bisogno della tua quotidianità, quanto della scoperta di una quotidianità altra?
Sono abbastanza metodico, ma per periodo brevi, quindi mi adatto alla quotidianità dei luoghi e alle abitudini locali. Mi piace “mimetizzarmi”! Molti dicono che dopo anni di est Europa e Russia sono diventato un po’ slavo … anche fisicamente!!!!!

Nel corso dei tuoi frequenti viaggi, cosa lasci a casa e cosa porti sempre con te? Cosa riporti;)?
Porto il minimo indispensabile, un paio di scarpe comode e porto sempre una valigia che non supera mai gli 11 kg, per due giorni come per tre mesi. Non compro nessun souvenir nei posti in cui vado. Mi dimentico, sono pigro e non mi piace lo shopping … ma alle volte vorrei portarmi via un tavolo che ho visto, un quadro, un mobile, il cancello di un cortile … mi accontento di ricordi che mi accompagneranno fino alla mia morte. Prima di partite lascio sempre a casa i preconcetti.

Che succede quando torni?

Dormo un po’ ...

Che tipo di esigenze hai quando fotografi?
Mhhhhhhhhhhhh……….non saprei…..

Da fotoreporter (italiano), quali sono le cose essenziali o comunque più importanti della tua professione?
La curiosità, la tenacia.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica, in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
Per i miei progetti personali prediligo una macchina medio formato 6x6 in pellicola, meglio se a telemetro. Ho poi una Canon digitale. Gli obiettivi sono sempre un paio o giù di lì, un 28mm, un 35mm, un 50mm. O equivalente per il medio formato.

Di cosa ti stai occupando al momento?
Un progetto sul Caucaso russo (Chechnya, Dagestan, Ossetia e giù di lì). Un’anteprima di questo lavoro sarà visibile al Palazzo delle Esposizioni a partire dal 29 maggio in occasione del Festival FotoGrafia di Roma.

Cosa c’era nel tuo cassetto dei sogni l’ultima volta che ci hai guardato?
Quelli che non ho ancora realizzato…

Quale consiglio daresti a chi vuole far convivere passione e professione, come fai tu?
Di provarci seguendo le proprie inclinazioni.

Mentre saluto Davide ringraziandolo per aver condiviso con noi il suo punto di vista, invito tutti quelli interessati a guardare da vicino le sue fotografie, a visitare le mostre segnalate e Dall’anima al corpo. Viaggio nel Caucaso russo, esposta al Palazzo delle Esposizioni di Roma, fino al 2 agosto.

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