L'Africa di Kevin Carter

KevinCartePulitzer1994

Probabilmente molti di voi conoscono bene questa fotografia (Stricken Child Crawling Towards a Food Camp, 1994), divenuta icona e simbolo del volto dell’Africa devastata da guerre, carestie, malattie… famosa ed evocativa quanto quella della giovane Sharbat Gula di Steve McCurry o della ragazzina vietnamita Kim Phuc in fuga da un bombardamento al napalm del suo villaggio, fotografata da Nick Ut, premio Pulitzer 1972.

Anche questa foto scattata nel marzo 1993 in Sudan durante la guerra civile dal fotogiornalista sudafricano Kevin Carter vince il Pulitzer nel 1994, ma appena due mesi dopo Kevin Carter muore suicida e un sacco di interrogativi muoiono con lui.

Questa piccola bambina segnata dagli stenti, indifesa, rannicchiata su se stessa, presa di mira da un avvoltoio paziente e implacabile, ha fatto il giro del mondo per la sua forza dirompente e per le critiche mosse al suo autore, che è stato a lungo immobile a guardare la scena per scattare la fotografia … e qualcuno non ha esitato a paragonare all'avvoltoio.

Che l’incapacità di continuare a vivere sia stata provocata a Kevin Carter dai demoni incontrati in quei luoghi, magari risvegliati in modo esponenziale dai fasti della gloria e dai dilemmi morali ed etici della sua professione, o in seguito all'assassinio del collega e amico Ken Oosterbroek, non cambia il fatto che questa piccola bambina ha il potere di diventare l’incubo di ognuno di noi, che del Sudan e dell'Africa conoscerà sempre e solo le immagini, ma se non fosse per queste e questa in particolare, continuerebbe ad ignorare troppe cose importanti.

Dopo aver visto il documentario "The Death of Kevin Carter: Casualty of the Bang Bang Club" di Dan Krauss, oggi ho tirato fuori questa fotografia dal mio baule delle immagini fondamentali per condividere con tutti voi la mole di sensazioni e riflessioni che ho avuto guardandola di nuovo …

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