Paesaggio Italia, la recensione dell'ultimo libro fotografico dell'artista istantaneo Maurizio Galimberti

Ho recensito il libro fotografico "Paesaggio Italia" dove sono raccolte oltre 300 opere dell'artista istantaneo Maurizio Galimberti

Paesaggio Italia, la recensione

Ogni artista sceglie il suo strumento. Il pittore sceglie il pennello. Lo scultore sceglie lo scalpello. Maurizio Galimberti ha scelto la fotografia instantanea. Con una Polaroid in mano esprime il suo talento artistico non solo fotografando, ma soprattutto manipolando e trasformando le stampe che escono dalla fotocamera.

Sono famosi in tutto il mondo i suoi mosaici fotografici, dove decine se non centinaia di stampe vengono composte fino a formare un'opera che offre molteplici visioni: singole, raggruppate, complessive. Maurizio Galimberti non si limita solo ad unire le stampe. Il suo rapporto materico con le pellicole Impossible lo troviamo nelle incisioni, nelle doppie esposizione, nella realizzazione di ready made.

L'ultima pubblicazione di Maurizio Galimberti è il libro fotografico Paesaggio Italia, un volume in grande formato di oltre 300 pagine dove sono raccolte oltre 300 opere realizzate dall'artista istantaneo lungo il nostro Belpaese. Il libro, curato dalla giovane Benedetta Donato, è suddiviso in sei sezioni: Singletude, FIAT 500, Mosaici, Milano, Ready-Made, Impossible.

Ogni sezione è caratterizzata dalla tecnica utilizzata, come nel caso dei ready made, oppure dal soggetto, come nel caso della Fiat 500, fotografata 15 volte e manipolata altrettante volte, ma soprattutto abbinata ad un testo autografo dell'artista che spiega e quindi esalta le scelte creative cadute su ogni fotogramma.

Paesaggio Italia è poi impreziosito da una ricca parte di testo, affidata in primis all'autore, ma subito dopo affidata a persone e soprattutto professionalità ben diverse. Infatti oltre all'introduzione della curatrice, possiamo leggere i testi del Direttore di Contrasto Denis Curti, dell'artista Giuseppe Mastromatteo, del compositore Nicola Piovani e del designer ed architetto Michele De Lucchi.

Ma ovviamente il vero valore di questo volume è nelle opere riprodotte con attenzione: la trama delle cornici delle pellicole istantanee è ben riconoscibile e si apprezza anche che le dimensioni sono in scala 1:1 nella maggior parte delle pagine. Rigorose e preziose le didascalie, con la chiara indicazioni di luogo e data di scatto, nonché delle dimensioni reali dell'opera.

Sono riuscito a raggiungere telefonicamente Maurizio Galimberti, per fargli alcune domande su questa sua ultima fatica editoriale.


Le tante immagini nel volume sono nate spontaneamente durante dei viaggi di piacere o di lavoro, oppure c’è un progetto iniziale che l’ha spinta a realizzarle?
Io non riesco a dividere il piacere dal lavoro. Vado in giro, faccio le foto e poi ho la fortuna di riuscire a venderle o di metterle dentro progetti come questo. Questi sono momenti di vita che non si possono configurare né come lavoro né come piacere. All'inizio non c’era l’idea di realizzare un progetto, dato che avevo già fatto un volume nel 2003 (“Viaggio in Italia”, NdR). Poi è stata una cosa consequenziale vedendo le immagini che uscivano pian pianino. Solo negli ultimi due anni è diventato un progetto, dopo l’incontro con Luca Molducci di Giart, che ha focalizzato l’idea di fare un libro.

Paesaggio Italia, la recensione
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Le foto riprendono sia monumenti ed edifici ben noti che scorci del tutto anonimi: quali sono le sensazioni che le hanno fatto dire “mi devo fermare a fotografare”?
Se un luogo mi dà un’emozione immediata allora mi fa fermare a fotografare. Non c’erano dei preconcetti o degli stereotipi. Non c’è Piazza del Campo a Siena, non c’è Piazza della Signoria a Firenze, non c’è un sacco di luoghi importanti dell’Italia. Ho fotografato solo le emozioni, spesso più periferiche che cittadine.

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Nel volume ci sono talmente tante immagini che si ha la sensazione che non abbia avuto il coraggio di scartarne nessuna. Ma ce n’è invece una in particolare che Le è particolarmente cara?
Sicuramente l’immagine del Duomo di Milano, il mosaico grande. È stata un’opera di pancia, fatta in cinque minuti, quasi con un’irrazionale gestualità. Un’immagine talmente bella, l’ho rivista proprio ieri, un’immagine di grande dimensione, 170x196cm, costituita da 400 Polaroid, veramente molto forte.

Paesaggio Italia, la recensione

So che ha dedicato la mostra “Paesaggio Italia” a Venezia, conclusasi il 13 Maggio scorso, alla memoria dell’amico Gabriele Basilico: che ricordo conserva di questa amicizia?
Con Gabriele c’era un’amicizia bellissima. Quando ci incontravamo, ci baciavamo, ci abbracciavamo, parlavamo di automobili. Era una persona meravigliosa quando si parlava di fotografia. Mi aveva anche detto che sarebbe stato bello fare dieci luoghi di Milano con il suo sguardo e con il mio sguardo, sia con il mio punto di vista, quello del mosaico, sia con il suo punto di vista, quello del paesaggio antropologico. Dal punto di vista umano era una persona dolcissima, senza alcun tipo di presunzione o di superbia. Un uomo semplice. Ed ovviamente un grandissimo fotografo. Parlare con lui era un piacere forte. Gabriele era una persona bellissima. Brava. Un grandissimo dolore quando ho saputo la morte. Anche perché quando l’ho saputo ero sul battello verso la mia mostra a Venezia. Quando ho alzato gli occhi ho visto il mio nome su un cartello sul Canal Grande. Era una cosa importante, che sicuramente ti riempie di orgoglio e di gioia. Proprio in quel momento mi ha suonato il telefono e mi hanno dato la notizia della morte di Gabriele. Al che mi sono detto che dovevo fare qualcosa, almeno un saluto. Ecco il perché della dedica.

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