Corpo estraneo: gli scatti di Antony Crossfield

nudo, fotoritocco

A volte le cose sembrano avere più senso proprio quando, quello stesso senso, lo perdono. Per la fotografia l'avvento del digitale ha significato la perdita dello status di veridicità, di conferma della realtà. Sul piano tecnico, oggi una fotografia digitale non può più attestare senza ombra di dubbio dell'esistenza del soggetto fotografato. Ma sul piano psicologico in effetti non è ancora cambiato niente.

Quell'alone di tecnicismo che tanto (ed erroneamente) hanno cercato di scacciare i primi artisti che utilizzavano il mezzo fotografico, inseguendo la pittura, ora beffardamente è rimasto l'unico baluardo, l'ultimo lembo di stoffa che tiene insieme lo strappo tra l'essere effettivo delle cose e come invece ce le immaginiamo.

Proprio su questo giocano tanti artisti che scelgono la fotografia: da una parte chi vede una foto sa che può non essere vera; dall'altra, infondo, vuole crederci. Il digitale, se usato ma non abusato, permette di stordire lo spettatore a colpi di contraddizioni, creando un varco, una specie di buco nero della logica: un buco nero pronto ad accogliere il messaggio.

Antony Crossfield, con la sua spettacolare serie Foreign Body, arriva al punto. Fa sperimentare a chi guarda le sue foto una sensazione quasi primitiva, quella dell'esterno / estraneo che entra dentro ai tuoi confini, con il corpo e con la mente, e la fatica di portarsi appresso un corpo non più del tutto proprio, vuoi per abuso o malattia, gravidanza o scollamento dalla realtà.

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