Il pericolo è il mio mestiere

Heineken Jammin Festival

Fare il fotografo non è sempre un mestiere sicuro. Andrea Ranalli era uno dei fotografi accreditati per l'Heineken Jammin Festival che si sarebbe dovuto svolgere lo scorso fine settimana a Venezia. Tutti sappiamo com'è andata. Ecco il racconto di Andrea e alcuni suoi scatti in esclusiva per ClickBlog.

Heineken Jammin FestivalE’ una di quelle cose che pianifichi, studi e sogni per mesi prima della partenza vera e propria. Così mentre aspettavo di imbarcarmi sul volo Alitalia per Venezia il nervosismo iniziava a farsi strada dentro di me. Stavo andando a seguire il mio primo Jammin Festival, e lo facevo come fotografo di questo giornale. Avrei avuto la possibilità di fotografare alcuni dei gruppi che preferisco, i Pearl Jam, i Pumpkins, gli autori della colonna sonora degli anni del liceo insomma. Poi avrei visto per la prima volta dal vivo alcune nuove promesse del rock, i Killers e i My Chemichal Romance. Bravi su CD ma da sentire alla prova del nove del live. E poi la domenica ci sarebbe stato lui, Re Vasco, l’unico in grado di muovere in Italia 100 mila persone per un suo concerto. Devo ammettere che la paura di non riuscire a realizzare delle fotografie al livello degli artisti in gioco si annidava in un angolino del mio cervello, e stava li come un tarlo in attesa di farsi strada. Anche se con oltre un’ora di ritardo atterriamo a Venezia, ritiro la macchina in affitto ed esco dall’aeroporto in cerca del Parco San Giuliano, il luogo dove si sarebbe svolto il festival.

Heineken Jammin FestivalEra ancora presto, più o meno le 13, ma già il parco iniziava a riempirsi. Tanta gente affrontava la strada dai parcheggi per le macchine agli ingressi ed iniziava a prendere posto sotto l’immenso palco principale. Sbrigo le formalità per ottenere l’accredito e mi entro nel parco. Lo spazio è molto bello, si vede che sia stato aperto da poco tempo, gli alberi sono ancora alberelli… però lo spazio è tanto e sicuramente in grado di accogliere tutti gli spettatori previsti per il fine settimana. Mi presento in sala stampa, faccio la conoscenza del responsabile dei fotografi, che mi spiega le regole per la ripresa dei concerti, e dopo pochi minuti inizia la musica. Sul palco sale il primo gruppo della giornata: i Captain Mantell, un gruppo italiano che fa una musica a metà strada fra elettronica e pop. Dopo di loro salgono sul palco Le Mani, gruppo rock italiano che si esibisce in 45 convincenti minuti di concerto. Ma con tutta la stima per questi due gruppi, il pubblico non era li per loro, e quando sul palco si iniziano ad allestire le attrezzature dei My Chemichal Romance l’attesa cresce. Sempre più gente si affolla sotto il palco, ed i più fortunati che hanno ottenuto il braccialetto lasciapassare iniziano a popolare la “pit”, la gabbia che delimita le primissime file. Purtroppo però non riusciremo mai a vedere la band in azione…

Heineken Jammin FestivalDal versante ovest del parco iniziano ad addensarsi delle nubi, ed iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, nessun problema pensiamo, indossate le giacche impermeabili siamo sempre più pronti ad assistere al concerto. La pioggia però si intensifica e ci rifugiamo sotto il palco che offre un minimo di riparo, da questo momento la situazione precipita in maniera estremamente rapida. In pochi minuti si scatena una vera bufera di pioggia e grandine, ed il vento inizia a soffiare potente, troppo potente… Vengo investito da uno striscione di plastica, forse uno di quelli pubblicitari, forse uno di quelli che costituiva la scenografia del palco. Per qualche secondo non vedo nulla, non riesco a muovermi, la plastica mi si è avvolta intorno ed il vento mi sospinge verso le ringhiere che delimitavano la prima fila. Mi divincolo, con un crescente senso di panico, e vedo uno degli addetti al palco che mi grida di scappare, anzi me lo grida mentre lui sta già scappando. Mi volto verso il pubblico e vedo le torri delle luci e dell’amplificazione traballare in balia del vento. Alla mia destra vedo le cabine dei bagni chimici trascinate via dal vento, alcune anche con all’interno delle ragazze che vi avevano provato a cercare rifugio. Corro, cercando di rimanere in piedi sul misto di fango ed erba e raggiungo uno dei tendoni della protezione civile. Mi aggrappo, come stanno facendo tutti i ragazzi presenti, alle strutture della tenda per evitare che voli via. Intanto dei paramedici iniziano a prestare soccorso ai primi feriti che stanno arrivando. Io ho un occhio nero, un po’ di lividi, ma per fortuna nulla di preoccupante. Il vento inizia a placarsi ed anche la pioggia, esco dalla tenda per capire cosa è successo. Lo spettacolo che mi si presenta è spaventoso ed inquietante, la tromba d’aria a raso al suole le torri dell’amplificazione, ed anche il palco principale è malridotto. La gente si aggira senza sapere cosa fare, ancora stordita dagli eventi. Si iniziano a sentire le sirene delle ambulanze che arrivano. Fotografo quello che vedo, cerco di documentare quanto accaduto, vedo un ragazzo ferito a terra, ma i soccorsi sono rapidi e l’ambulanza lo raggiunge in pochi minuti. Parlo con uno dei ragazzi che stavano vicino ad una delle torri, e visibilmente sotto choc ma riesce a dirmi che la torre è caduta dopo pochi istanti di vento, che sono vivi per miracolo perché sotto non c’era nessuno. Incontro due colleghi di una televisione tedesca che seguiva l’evento, loro erano al sicuro in sala stampa nel momento peggiore, ed ora cercano di raccogliere il maggior numero di testimonianze possibile.

Heineken Jammin FestivalLa gente non si è ancora resa conto di quanto siano stati ingenti i danni, in molti vedendo mi con il pass mi chiedono se il concerto riprenderà. Torno indietro verso la sala stampa, anche li ci sono stati momenti di paura perché la pioggia ha scoperchiato il tendone e fatto andare in corto i computer, l’organizzazione dei soccorsi viaggia già a pieno ritmo, e bisogna fare veramente i complimenti a chi ne ha coordinato l’intervento. Viene dato l’annuncio di evacuare il parco, il concerto è annullato per i danni subiti dalle strutture, girano voci che ci siano stati una trentina di feriti. Il pubblico si mette ordinatamente in fila per uscire, lentamente, tristemente… Un pubblico che va lodato perché nonostante la situazione non ci sono state scene di panico. Tutto si è svolto in un clima molto solidale ed ordinato. Mentre anche io mi allontano sento una ragazza dietro di me che dice ad un’amica: “che triste, questo era il mio primo concerto…”. Come non darle ragione… Raggiungo dopo oltre due ore il mio albergo, finalmente riesco a chiamare a casa per tranquillizzare i miei cari, il TG3 del Veneto ha organizzato una diretta, il sindaco è già sul posto. I feriti sono 19, di cui un paio anche con ferite serie. Il festival è annullato, anche il concerto di Vasco. Mi accorgo solo adesso che sono ancora completamente bagnato dalla pioggia, mi metto sotto la doccia per lavare via il freddo… ormai non mi resta che tornare a casa.

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