Previsualizzare lo scatto in digitale, Ansel Adams non serve più?

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Il leggendario fotografo americano Ansel Adams, modello per generazioni di fotografi e fotoamatori, sosteneva la necessità di conoscere a fondo i materiali e la tecnica, per poter essere in grado di riconoscere a colpo d’occhio – previsualizzare, appunto- un’ immagine e renderla nella maniera che si vuole. In un interessante articolo di Nadir, si fa un parallelo con Michelangelo Buonarroti e il suo celebre aforisma sulla mano dell’artista che libera la forma imprigionata nel marmo.

Tutto ciò era certamente vero quando era possibile verificare il risultato di uno scatto solo dopo aver sviluppato la pellicola e stampato l’immagine su carta sensibile; ora che si può vedere la nostra creazione un secondo dopo sul monitor della reflex o della compatta, ha ancora senso previsualizzare?

Tanto più che un file RAW perdona molto gli errori d’esposizione… Io credo che la risposta si collochi tra il sì e il no: una buona composizione, il cogliere il momento decisivo, non c’è software di fotoritocco che sia in grado di surrogarli. Per determinati soggetti, specie quelli statici, l’ immagine “perfetta” la si può anche raggiungere per tentativi. Secondo voi?

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