Kodama di Hajime Kimura, fotografa la tribù Matagi sulle montagne del Giappone

Viaggio alla ricerca di ritmi ancestrali, fuochi leggendari e cacciatori di fauna selvatica, tra le montagne del Giappone, con la tribù a rischio di estinzione dei Matagi, le tracce del sangue caldo che solcano la neve, un tempo che sembra lontano dal presente, e gli scatti in bianco e nero di Hajime Kimura, raccolti in Kodama.

Kodama © Hajime Kimura, cover book

Con la fotografia che ci porta ovunque, anche tra popoli, culture e tradizioni che rischiano di soccombere all'avanzata del progresso, delle città e dei ritmi dell'ecosistema alterato, l'obiettivo di Hajime Kimura penetra nel cuore della foresta a nord del Giappone, e dei ritmi della tribù indigena dei Matagi, che si inerpica tra le montagne innevate e una severa convivenza con i paesaggi, protagonista di Kodama, il progetto editoriale in edizione limitata che ne raccoglie l'eredità a rischio di estinzione, sin dalla prefazione.


I first heard of the "Matagi" civilization right after my third year of college. They were depicted as if coming from a completely different time and captivated my attention immediately. Now, seeing them represented through these images is like peeking back into a distant legend.

Kodama © Hajime Kimura

Gli abitanti del piccolo villaggio rurale della regione montana di Tohoku, sulla costa occidentale del Giappone, diventano per il fotografo giapponese, l'occasione per intraprendere un viaggio alla ricerca di ritmi ancestrali, fuochi leggendari e cacciatori di fauna selvatica, ritmi e memorie lontane anni luce da quelle vissuti nel sobborgo della città vicino a Tokyo, protagonisti di un reportage in bianco e nero sulle tracce si quella che sembra essere una delle tribù più antiche rimaste in Giappone.

Kodama, che si traduce come 'eco' e 'spirito nella foresta', raccoglie nel titolo, negli scatti e nelle pagine del libro, la memoria dei cinque anni trascorsi da Hajime con la tribù dei Matagi (tra il 2007 e il 2011), insieme al ruggito degli animali che riecheggia tra le montagne, il crepitio dei fuochi che illuminano la coltre della notte, alle tracce del sangue di orso lasciate sulla neve, e di un tempo che sembra molto lontano dal presente.

Kodama © Hajime Kimura


12th March, 2008, cloudy

The river in the bottom of ravines was half frozen. It was a mother bear to be shot. Dark-red blood was steeping into the brand new snow.

As the sun was getting to sink, my fingers have become painful even under the gloves. Some men upended the bear’s body and I could see appearing a white-vivid pattern like a boomerang on her chest. The body seemed deeply black. I felt the word “jet” was only for this bear. The deep-darkness was beating slightly. It looked like looking for her child. Eyes were shining emerald green.

The first time I learn the word of Matagi can be gone back to I was the age of 21. At that time, the vague word “MATAGI” made me stop imagining easily rather than inspire something for me. Beyond the world of literature was far away from me.

White boomerang was immediately colored red when a dagger was stabbed into her chest.
She died in the beginning of new spring, and some big-black men were around her. I wondered how a child would be to live… Her fresh blood was roundly flowing out from an artery. Steam was rising from the deep fat under the fur in the crisp air of minus 5?.

In the end her beat was becoming stopped quietly.

Kodama © Hajime Kimura

Un viaggio tra le luci e le ombre, la messa a fuoco e le sfocature volute, di una civiltà che rischia di sparire dalle montagne del Giappone, protagonista delle 56 pagine da sfogliare del volume, in edizione limitata di 400 copie numerate e firmate, tra i finalisti di IPA Photo Book Asia Award 2013, che si può acquistare scrivendo direttamente al fotografo (hajim20@gmail.com - info@hajimekimura.net).

Kodama © Hajime Kimura

Hajime Kimura from World Press Photo on Vimeo.

Foto | Kodama © Hajime Kimura

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