Nouadhibou: la costa fantasma di Jan Smith

Nouadhibou di Jan Smith

Le avventurose storie di pirati ci hanno abituato a pensare al mare come al custode di Galeoni sommersi pieni di tesori inestimabili, al pari delle isole deserte che non compaiono sulle mappe, ma la realtà è tristemente costellata da angoli di mondo e mari impoveriti dalla cupidigia, come la baia di Nouadhibou, sette miglia a sud della Mauritania, nota per essere uno dei cimiteri di navi più grandi del mondo.

Qualcosa come 500 relitti provenienti da tutte le nazioni del mondo abbandonati lungo la costa. Un cimitero di navi fantasma ben conosciuto da chi si vuole disfare di un grosso natante senza sostenerne le costose spese di smantellamento, visibile anche da Google Maps, ma difficile da fotografare a causa di un governo che non va fiero di un bottino accumulato per anni da funzionari corrotti.

Queste immagini che fanno pensare ad una sorta di radiografia della realtà, sono state realizzate da Jan Smith nel 2008 con apparecchiatura Nikon per infrarossi, ma solo dopo essere stato respinto alla frontiera, aver dormito in un campo minato, ed essere stato accusato di spionaggio.

Nouadhibou di Jan Smith
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Un viaggio pieno di imprevisti, che ha permesso al fotografo messicano di immortalare gli esoscheletri di questi titani che hanno cavalcato le onde del tempo per finire incagliati tra il lento e inesorabile avanzare delle dune del deserto sahariano e le violente sferzate del mare.

Relitti che forse l’Unione Europea provvederà a rimuovere o distruggere a Nouadhibou, dove hanno raggiunto una quota insostenibile per una costa poverissima che vive di pesca e lavorazione del ferro, ma dei quali i mari e le coste dell’Africa continuano ad essere pieni.

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