Rencontres d'Arles: The sound of silence di Alfredo Jaar, tragiche conseguenze della foto di Kevin Carter


Ai Rencontres d'Arles, nei quali vi abbiamo già portato qualche settimana fa, c'è un'installazione che merita qualche approfondimento. Si tratta di "Sound of Silence", dell'artista cileno Alfredo Jaar. Un'opera che si ispira alla triste storia di una foto mitica, quella della bambina con l'avvoltoio, scattata dal reporter sudafricano Kevin Carter, immagine che valse al suo autore il Pulitzer 1994, ma anche un'ondata di polemiche e rimorsi talmente grande da portarlo al suicidio, come descritto in maniera toccante in un vecchio articolo di Simona.

Il pubblico di Arles, come già avvenuto nel 2011 presso la Cour vitrée du Palais des études
École des beaux-arts di rue Bonaparte, nel VI° arrondissement della capitale francese, è invitato, dopo un'attesa propiziatoria, a seguire la luce verde ed entrare nello spazio cubico di 250 metri, "teatro per una sola pièce", una stanza nera con uno schermo, sul quale sfila silenziosamente un testo che racconta proprio la vita di Carter. Otto minuti per una suite di parole interrotta da violenti flash fotografici, che mostrano proprio il cliché che ritrae quel corpicino infantile e straziato che cerca di trascinarsi al limite delle forze, diventato icona della fame nel mondo e della fotografia documentaria. Un abisso che è difficile e doloroso esplorare e che ci mette tutti dinanzi al dolore di un fotografo impegnato sui difficili territori dell'apartheid e dell'Africa, ma anche al grande potere delle immagini, dotate di una forza concettuale dirompente, che può essere distruttiva e che non siamo sempre abituati a sopportare, ma che non possiamo smettere di analizzare e costeggiare, "malgrado tutto", seguendo l'opportuna espressione di Georges Didi-Huberman.

Foto by Carolin Coenen.

Via | lemonde.fr/culture

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