Il dovere di raccontare secondo Letizia Battaglia

Letizia Battaglia è una fotografa siciliana, di Palermo, che ha raccontato gli anni piombo.


Letizia Battaglia è una fotografa che non ha certo bisogno di presentazioni, un nome conosciuto in tutto il mondo, paradossalmente più premiata all’estero che in Italia. Letizia Battaglia ha fotografato gli anni di piombo a Palermo, gli anni delle stragi di mafia, quelle di Falcone e Borsellino, ma anche tante altre persone che hanno combattuto contro la mafia e che, da lassù, continuano a battersi per avere un mondo più pulito.

Letizia Battaglia proprio oggi ha rilasciato un’intervista molto bella sul sito antimafiaduemila.com, curata da Arianna Catania. Mi piacciono le domande ma soprattutto le risposte di una donna che ricorda e sa cosa c’è dietro l’apparente silenzio di oggi, dietro questa angosciante tranquillità. Da una sua foto è stato dimostrato che Andreotti aveva contatti con la mafia, il reato però poi è caduto in prescrizione…

Letizia Battaglia è diventata quasi naturalmente una fotografa di mafia, anche se è un appellativo che non piace a lei e non piace a me, si è ritrovata a Palermo dal 1974 ed ha fotografato gli anni bui fino al 1992, l’anno in cui sono stati assassinati Falcone e Borsellino, lei non li ha potuti umanamente fotografare ed ha deciso di smettere di fare le foto ai “morti ammazzati”.

Ma perché proprio una donna sceglie questo tipo di fotografia? Ecco cosa dice al riguardo:

“Io credo di aver superato paura e sconforto perché amo la vita. Ho sentito un dovere e un impegno forte che non potevano essere schiacciati. Quando impari il coraggio e la giustizia puoi solo scegliere questi valori e rimanergli fedele. Glorificare la morte, il dolore e la vita. Non ho mai voluto presentare il degrado in modo degradato. Io ho vissuto e vivo in simbiosi con la storia, accompagnata sempre dall’idea forte che bisogna cambiare il mondo. E provo a trasmettere questa visione ai giovani”.

La fotografia oggi è cambiata moltissimo ma quello che è cambiato – e non cambierà mai – è il dovere di raccontare, di essere testimoni del tempo che viviamo.

“La fotografia deve riorganizzarsi. C’è una gran confusione, non si capisce più qual è la buona fotografia. E questo anche per colpa dei social network. Si deve tornare a riflettere. La buona fotografia nasce da un progetto, dalla cultura e dalle esperienze personali. Da buoni maestri”.

Foto | fotoup

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